Anna Lyra.
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L'onore della vichinga.
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Titolo originale: L'honneur d'une Viking.
Traduzione di: Maria Grazia Bassissi.
2019. HarperCollins Italia, MILANO.
COLLANA I GRANDI ROMANZI STORICI.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Isole Orcadi, 838 - Nell'austera camera in cui si sta rimettendo da ferite quasi letali, Inga cova una rabbia oscura. La sua condizione di guerriera e figlia illegittima dello jarl, il capo vichingo, l'ha sempre resa bersaglio di una certa ostilit da parte dei membri del clan, ma nessuna offesa o emarginazione passata l'ha preparata a un simile tradimento: come ha potuto uno dei suoi pi fidi compagni d'armi attaccarla, durante una battaglia, e lasciarla poi agonizzante nel cortile di un monastero nemico? Salvata miracolosamente e accudita da un ombroso e affascinante ospite penitente dei monaci che ha fatto voto di silenzio, Inga ignora cosa l'attenda. Sa solo che dopo essersi ripresa vuole riuscire a fuggire per raggiungere il suo clan e ottenere giustizia! Ma ancora non immagina che non sar sola nel farlo.
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L'AUTRICE.
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Anna Lyra  un'autrice francese appassionata di Storia, ha iniziato a scrivere da giovanissima, vincendo il primo premio letterario a soli dodici anni. Ha visto pubblicata la sua prima opera gi a diciassette. Da allora ha scritto diversi romanzi ambientati in svariate epoche storiche.
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Questa  un'opera di fantasia.  Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale  puramente casuale.
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Prologo.
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Anno 827, a sud dell'arcipelago delle Shetland.
Simile a un faro, il sole for le nubi nel momento
in cui la processione giungeva sulla sommit
della collina. Il crepuscolo era ancora lontano,
ma tutta l'isola era precocemente avvolta
nella semioscurit a causa della fitta coltre di
nubi che senza sosta si sfilacciavano e si incrociavano
nel cielo, sopra il paesaggio desolato.
Un balletto silenzioso che affascinava e ipnotizzava.
Era come se, nelle altezze celesti, gli
di stessero combattendo una misteriosa, decisiva
battaglia.
Il vento era freddo, quasi glaciale, ma l'oro di
quei raggi obliqui che all'improvviso avevano
trafitto le nuvole riscald il cuore di Inga.
Negli ultimi quattro giorni, non aveva pronunciato
neanche una parola.
E neppure aveva pianto. Secondo le credenze
della sua gente, le lacrime nuocevano ai morti
perch li incatenavano al mondo dei vivi, impedendo
loro di raggiungere il regno di Hel, lo
Helheim delle brume perenni. Le lacrime li imprigionavano
per l'eternit tra i due mondi.
Ecco perch Inga non piangeva. Anche se per
lo sforzo le sfuggiva di tanto in tanto una smorfia,
oppure provava un senso di nausea... Attingeva
forza dalla figura alta e fiera di Gudmund,
suo padre e jarl del villaggio, il cui cranio rasato
spiccava sopra le teste di quasi tutti gli uomini
del clan di Barn.
Barn, l'infante, l'antenato dei suoi antenati,
colui che tanti secoli prima era stato l'eletto di
Thor. La leggenda narrava che quell'orfanello
era cresciuto nella foresta come un selvaggio,
prima di andare a incontrare gli uomini e il loro
modo di vivere. All'epoca regnava uno jarl potente
e crudele, ma Barn l'aveva sfidato a singolar
tenzone e l'aveva ucciso. Aveva all'incirca
dodici anni, la stessa et di Inga.
Lei aveva sempre amato quella vecchia storia
che le era stata raccontata tanto tempo prima,
durante le lunghe serate invernali, quando il
mondo appariva semplice, sicuro... Un groppo
le chiuse a tradimento la gola e lei serr i pugni
per non crollare.
No, Inga non avrebbe pianto.
Avrebbe aiutato sua madre a lasciare quel
mondo come si conveniva, poich tale era il
ruolo di tutti i presenti: accompagnare Elma la
dolce nel suo ultimo viaggio.
Inspir profondamente l'aria salmastra e abbass
lo sguardo sul sentiero, a malapena visibile
attraverso la bassa vegetazione. Si erano allontanati
parecchio dal villaggio per dare sepoltura
a Elma. Sotto di loro, un lago dalle acque
scure, pi oltre il mare infinito, desolatamente
deserto. La nebbia ricopriva l'acqua come un'indistinta
massa grigia sulla quale l'isola sembrava
galleggiare. Nel volgere di un istante, Inga
fu colta da un senso di sgomento. Temeva di ritrovarsi
prigioniera di un mondo sospeso su
quella materia fioccosa, un universo senza di,
dove non esistevano pi n vita n morte.
Si riprese in fretta. I raggi del sole splendevano
vividi e penetranti come frecce e da qualche
parte, a ovest, ora invisibili, sorgevano le
ultime terre abitate: le Foroyar. Al di l c'era
soltanto l'oceano, con la sua furia assassina e i
suoi temibili mostri.
L, per contro, non c'era nulla di soprannaturale.
Soltanto la sua isola, il suo clan, il funerale
di sua madre.
Inga si concentr sui suoi passi regolari, sui
respiri profondi, per non udire le frasi mormorate
dietro le sue spalle. Di sicuro parlavano di
lei, meglio non ascoltare. Come sempre.
Alla fine il corteo si arrest.
Le ruote del carro smisero bruscamente di
stridere e cal un pesante silenzio. Inga finse
una serenit che era lungi dal provare e sollev
il capo con fierezza.
Elma non sarebbe stata cremata poich non
era una guerriera, bens un'umile padrona di casa
amata dai suoi, che aspirava a riposare presso
la dea Hel, nelle profondit della terra. Lo
Helheim non era un luogo tranquillo o piacevole,
bens gelido e cupo, ma per un defunto c'era
ben di peggio: il Niflheim, ancora pi profondo,
nel quale le brume di un'eterna notte imprigionavano
in un mondo solitario e disperato le anime
malvagie. Perdute per sempre.
Una fossa scavata di fresco si apriva nella
terra, accanto a un cumulo di pietre rotonde.
Dentro la fossa era stata calata una barca di
legno che tra pochi istanti avrebbe accolto il
corpo della defunta insieme alle offerte. Lo jarl
era in piedi davanti alla tomba ancora vuota, affiancato
dalla sua sposa e da suo figlio, Oda e
Bjrn. Erano entrambi riccamente abbigliati,
con gemme e stoffe preziose, maestosi e impassibili.
Per ora lasciavano in pace Inga e non la degnavano
di uno sguardo... Non era il momento
delle discussioni familiari. Ma lei sapeva che
non sarebbe durato. Se sua madre era stata rispettata
in seno al clan poich era la concubina
dello jarl, il suo fratellastro Bjrn le aveva sempre
fatto pagare l'ascendenza materna a suon di
pugni e bastonate. Inga sapeva che anche Oda
la odiava profondamente. La gelosia di quella
donna era smisurata, pari solo al suo orgoglio.
Quante volte, nell'intimit della loro casa, Inga
aveva sentito la madre compiangerla? Oda
 triste. Quella poverina non sar mai felice
diceva con la sua voce soave. Elma la concubina
era la bont personificata e molti membri del
clan l'amavano, malgrado le sue origini straniere.
Infatti, prima di diventare la compagna dello
jarl Gudmund, Elma la dolce era stata una prigioniera,
portata sull'isola in seguito a un'incursione
sulle coste dei Pitti. All'epoca, il clan di
Barn aveva da poco lasciato il fiordo dove aveva
sempre abitato per stabilirsi nell'arcipelago
delle Shetland, ancora disabitato e situato in
una posizione strategica sulla rotta che conduceva
verso il ricco regno dei Pitti. E i primi arrivati
del clan avevano avuto bisogno di donne.
Tra le giovani pitte catturate dai guerrieri, Elma
era stata la pi bella, tanto che Gudmund l'aveva
subito voluta per s. Si diceva che l'avesse
amata appassionatamente e che lei l'avesse ricambiato...
Era senza dubbio una storia vera, altrimenti
la sposa dello jarl non ne sarebbe stata follemente
gelosa.
Ora Inga si trovava ad affrontare da sola il
suo implacabile rancore. Senza famiglia da parte
di madre, le restavano soltanto un padre indifferente,
quell'arpia di Oda e quel bruto di
Bjrn.
Le parole del rituale la ricondussero alla realt.
La terribile realt dalla quale tanto spesso
cercava di sfuggire, da quattro giorni... Quel
senso di vuoto che le si era annidato nel cuore.
Stentava ancora ad accettare che sua madre non
le sarebbe pi stata vicino. Tutti gli abitanti del
villaggio parlavano ancora di Elma al presente,
e tutti si preoccupavano del suo benessere nella
vita che l'aspettava.
Elma non lasciava il clan, ma il mondo dei
vivi. Non poteva abbandonare il clan di Barn,
continuava a esistere, quindi, solo che si trovava
in un universo invisibile.
Altrove.
Quella semplice parola non riusciva a rendere
tutta l'angoscia degli interrogativi che poneva.
Diversi guerrieri del clan, alcuni dei quali
ben noti a Inga, come il gigantesco Aslak e
Herluf il tatuato, che nonostante la giovane et
esibiva gi parecchi simboli blu sulle braccia,
adagiarono il corpo di Elma nella barca votiva.
Ivar, un giovane del quale la fanciulla ammirava
in segreto gli occhi azzurri e il sorriso disarmante,
si sporse per sistemare le pieghe del
mantello di lana rossa di Elma.
La defunta appariva tanto fragile... e anche
tanto giovane.
Decisamente troppo giovane per morire di un
male fulminante. Da quando sua madre era stata
trovata senza vita sul pavimento della sua camera,
avevano cominciato a circolare delle voci.
Era stata Inga a scoprire il suo corpo contorto
dalla sofferenza, rientrando in casa dopo essere
stata a raccogliere delle erbe medicinali insieme
a Rikke, la Donna Gatto. Quindi non aveva
visto n udito niente. La sera prima, sua
madre stabiliva ancora il lavoro della servit
con il suo sovrintendente e riprendeva una
schiava maldestra. La mattina dopo era stesa sul
pavimento, accanto al suo letto, senza vita.
C'era chi sosteneva che Elma la dolce non era
mai stata malata, ma che il veleno l'aveva mandata
prematuramente a raggiungere Hel. Le voci
si erano diffuse sempre di pi, infilandosi in
tutte le case, in tutte le orecchie.
Inga non aveva ancora trovato il coraggio di
prestarvi attenzione, n di preoccuparsi. Tutte le
sue energie erano concentrate nello sforzo di
accettare la dipartita di colei che aveva amato
pi di chiunque altro al mondo.
Cerc conforto nel talismano della madre,
stringendolo tra le dita. L'aveva preso dal cofanetto
dei gioielli e lo portava sempre con s.
Era una pietra: un cristallo traslucido, grosso
quanto un uovo di cormorano, incassato in una
montatura d'argento ornata agli angoli da quattro
coralli in rilievo. Inga sapeva che quel gioiello
era l'unico ricordo che la madre aveva
conservato della sua terra d'origine. Ed era convinta
che l'avrebbe protetta.
Fiss il corpo di Elma, adagiato con cura nella
barca. Sua madre indossava gli abiti della festa
e le scarpe di morbida pelle ornate di perle.
Il suo viso era coperto da un quadrato di tela ricamata,
affinch lo spirito dimorasse all'interno
del corpo e non fosse tentato di restare in mezzo
ai vivi. Le dita delicate, incrociate all'altezza
dello stomaco, erano atrocemente rigide e quel
dettaglio non manc di sconvolgere il cuore
tormentato di Inga.
Non riusciva a distogliere gli occhi da quelle
mani, un tempo tanto dolci e operose, che per
tanti anni l'avevano amata. Quel giorno invece
sembravano fatte di legno. Come Askr ed Embla,
i primi esseri umani creati da Odino e dai
suoi fratelli con dei rami portati dai flutti. Sembrava
quasi che, privo del soffio vitale, il cadavere
fosse ritornato come era stato all'inizio dei
tempi.
Che cosa restava ormai della leggendaria bellezza
della prigioniera pitta di cui lo jarl Gudmund
si era perdutamente innamorato?
Ai lati del corpo vennero deposte le offerte:
oggetti per la cura del corpo, una brocca d'acqua
e una d'olio, i suoi gioielli preferiti, qualche
galletta d'avena, un pezzo di maiale selvatico.
E la cerimonia ebbe termine.
Inga emise un piccolo sospiro di sollievo: era
riuscita a trattenere le lacrime che minacciavano
di traboccare.
Elev una rapida preghiera a Hel affinch accogliesse
sua madre nel modo pi adeguato e le
concedesse una seconda vita piacevole e priva
di sofferenze.
Gli uomini coprirono la fossa secondo le istruzioni
dello jarl, poi impilarono le pietre rotonde
formando due cumuli, uno a prua della
barca, l'altro a poppa.
Il viaggio di Elma in direzione dello Helheim
poteva iniziare.
E ora Gudmund si sarebbe ripreso i suoi beni
e la tenuta. O, per meglio dire, Oda ci avrebbe
finalmente messo le mani sopra. Quanto a Inga,
povera orfana incapace di attirare l'attenzione di
un padre inavvicinabile, avrebbe potuto soltanto
stabilirsi presso chi fosse stato disposto ad accoglierla.
Lo sguardo di Inga incontr quello di Rikke,
la Donna Gatto, la veggente che viveva ai margini
del clan, ma con la quale la fanciulla era
sempre andata d'accordo. La vlva del clan di
Barn, capace di prevedere il futuro in modo tanto
preciso quanto ineluttabile. Si diceva che
fosse una strega che viveva con dei gatti magici,
discendenti dei giganteschi felini di Freya,
che gli di ascoltassero le sue parole e che gli
elementi le obbedissero. E che fosse nata all'epoca
dei giganti. Inga non ci credeva, naturalmente,
anche se in presenza di Rikke provava
sempre un fremito di incertezza. In fondo, poteva
anche essere tutto vero.
Suo malgrado, la fanciulla rabbrivid. Se
quella mattina Rikke non le avesse proposto di
accompagnarla a raccogliere le erbe... Ora avrebbe
avuto delle certezze. Magari avrebbe
potuto impedire...
Oppure sarebbe stata avvelenata anche lei?
Un bagliore tagliente illumin gli occhi della
vlva, che si volt di scatto dall'altra parte.
Rikke sapeva. Chiaramente sapeva che sua madre
non era morta per cause naturali.
In quell'istante Inga formul una muta promessa.
Giur sulla trama sacra delle Nome, che
tessevano il destino degli umani ai piedi di
Yggdrasill, l'Albero del Mondo, che avrebbe
vendicato la morte di Elma la dolce. Si ripromise
anche di imparare a difendersi, a farsi rispettare,
per non finire come sua madre. Sarebbe
diventata una donna forte e temuta.
Sarebbe stata libera.
Da qualche parte, nella valle, si lev un ululato
solitario. Sal fino a degli acuti agghiaccianti,
poi si abbass lentamente proseguendo
quella lugubre litania. Quel suono tetro pervase
Inga, le giunse fino alle ossa. Non c'erano lupi
sull'isola! Non ce n'erano mai stati. Che razza di
sortilegio era mai quello?
Si volt a destra e a sinistra, cercando di leggere
sui visi degli altri cosa pensassero di quel
prodigio, ma sembrava che nessuno avesse udito
l'ululato, che cess di colpo com'era cominciato.
La vlva si avvicin, strinse per un istante le
spalle di Inga con le dita inaspettatamente forti,
quindi si allontan senza proferire parola.
Per la prima volta dopo quattro giorni, Inga
sorrise.
In fin dei conti non era sola. Immaginava che
la Donna Gatto l'avrebbe aiutata a cercare la verit,
l'avrebbe accolta in casa sua, le avrebbe offerto
un tetto e un focolare finch non fosse stata
in grado di guadagnarsi da vivere. Aveva anche
la sensazione che il misterioso lupo, del
quale lei sola aveva udito l'ululato, fosse in
qualche modo un suo alleato. Si trattava forse
di un dio che le aveva mandato un segno?
Carica di nuove energie, si incammin verso
Jarlff, il villaggio del clan di Barn. Era figlia
di uno jarl. Non avrebbe mai pi permesso che
qualcuno la ferisse o condizionasse il corso della
sua vita! Mai pi avrebbe subito l'ira di Oda
o di Bjrn. Un giorno l'avrebbero rispettata. O,
meglio ancora, avrebbero avuto paura di lei.
Sarebbe diventata una skjaldm.
Una guerriera con lo scudo.


Capitolo 1.

Anno 838, al largo dell'isola di Byrgisey, arcipelago
delle Orcadi.
Nell'oscurit di quella notte senza luna, fu facile
circumnavigare l'isolotto senza far rumore.
Per non attirare l'attenzione, la langskip carica
di guerrieri armati si era nascosta a nord di
Hrossey, la principale isola delle Orcadi, che tutti
continuavano a chiamare Isola dei cavalli, anche
se l i pony selvaggi dalle origini tanto antiche,
che invece si trovavano ancora nelle isole a
nord, erano quasi del tutto scomparsi.
Acquattati vicino alle scogliere, al riparo dalle
forti correnti, i Vichinghi avevano imbrogliato la
vela, aspettando pazienti per diverse ore che il
sole calasse a occidente e la marea ricominciasse
a salire.
A una a una, le stelle si erano accese nell'immensit
del firmamento. Il vento si era rafforzato.
Il canto delle foche, sdraiate sui banchi di
sabbia per godersi la dolcezza delle prime notti
d'autunno, si era spento man mano che l'oceano
prendeva di nuovo d'assalto le coste. Ma nonostante
le loro speranze, la nebbia dissimulatrice
non era scesa e l'aria era limpida, fresca, cristallina.
Una volta stabilito che non c'era da aspettarsi
protezione dal cielo, la langskip era scivolata
sulle onde nel bagliore tremolante delle stelle.
Dovevano approfittare dell'alta marea.
I rematori spinsero il naviglio verso sud; erano
esperti e sapevano manovrare i remi quasi senza
rumore. La vela della langskip costituiva un'innovazione
ancora male accetta, trasmessa dai
Pitti e dai Sassoni. Per molti Vichinghi, il valore
di un guerriero stava soltanto nei remi.
Quella notte andavano a combattere da uomini
forti.
L'isoletta di Byrgisey apparve all'orizzonte,
con la sua forma caratteristica: quasi al livello
del mare a oriente, il terreno risaliva progressivamente
fino a formare una barriera di impressionanti
scogliere sulla costa opposta. Collegata
a Hrossey con la bassa marea, diventava un'isola
indipendente quando la marea saliva. Impossibile
accedervi da est, poich lo stretto era sorvegliato
giorno e notte non solo dai monaci, ma
anche dagli uomini del villaggio situato a Hrossey,
dall'altra parte del braccio del mare. Il monastero
era quasi inespugnabile...
Quasi.
E, soprattutto, conteneva grandi ricchezze.
Inga chiuse il palmo sull'impugnatura della
corta spada, appositamente forgiata per la sua
piccola mano. Il vento le vorticava attorno, agitando
le ciocche ribelli della sua chioma intrecciata.
Quella notte lei sapeva esattamente come
muoversi. Aveva studiato con cura la pianta del
monastero, elaborato un piano d'azione, immaginato
ogni istante dell'attacco.
Era stata lei a insistere per organizzare quella
spedizione, forte delle indicazioni strappate a un
mercante diversi mesi prima, secondo cui il monastero
di Byrgisey traboccava d'oro. Non in
moneta sonante, ma in oggetti sacri custoditi gelosamente
nella chiesa, la cui descrizione le aveva
fatto venire l'acquolina in bocca... Il clan di
Barn languiva dopo una stagione calda rovinata
dalle piogge. Con l'oro avrebbero potuto comprare
carne e cereali prima che le tempeste invernali
bloccassero gli scambi commerciali.
Il tesoro di Byrgisey era la loro unica possibilit.
Quella sarebbe stata l'ultima spedizione dei
guerrieri prima dell'inverno, e non potevano
commettere errori.
Lentamente, senza far rumore, la langskip aggir
l'isoletta da ovest. Si avvicin sempre pi
alle alte scogliere di roccia nera come le ali di un
corvo, ricoperta di una sostanza biancastra. Inga
arricci il naso per l'odore pungente del guano
degli uccelli. Gabbiani, urie, Pulcinella di mare...
Durante il giorno dovevano raccogliersi a migliaia
su quelle scogliere, tanto era forte il tanfo.
Finalmente, la nave raggiunse la costa meridionale
dell'isola.
Mancava poco. L'equipaggio della langskip
era nervoso. Avvicinarsi alla scogliera era pericoloso,
specialmente con l'alta marea. Ma l'attacco
a sorpresa sarebbe stato il solo efficace.
A sudest, la scogliera nascondeva una stretta
gola che si incuneava in profondit nella costa,
una specie di fiordo in miniatura abbastanza largo
per far passare una nave manovrata con perizia.
L'impresa era delicata, audace, e nessuno
poteva sospettare che un assalto arrivasse da
quel punto, per di pi nottetempo e con l'alta marea.
I Vichinghi non avevano mai messo piede a
Byrgisey. Il clan di Barn aveva dovuto affidarsi
ai propri informatori lautamente ricompensati
per ottenere quelle indicazioni.
Eccola.
Inga annu in risposta a Herluf e scrut la gola
con gli occhi socchiusi. Non era sorvegliata, proprio
come era stato detto loro. La langskip vi si
infil lentamente, immergendosi nelle tenebre
pi fitte, fino ad arrestarsi davanti a una ripida
riva.
Una scogliera alta come due uomini bloccava
l'accesso. La salita sarebbe stata facile per i guerrieri
pi agili, mentre i pi pesanti sarebbero rimasti
a bordo, pronti a riprendere il mare quando
i loro compagni fossero tornati carichi di ricchezze.
Aslak sarebbe rimasto sulla nave, e anche
Bjrn. Per una volta che il figlio dello jarl
Gudmund si univa a una spedizione, avrebbe
dovuto accontentarsi di quel ruolo secondario...
Questo avrebbe smorzato la sua boria.
Per il momento, Bjrn remava con gli altri.
Inga gli rivolse uno sguardo privo di calore, al
quale lui rispose con un sorriso vagamente ironico.
Il viso di Herluf, scurito dai tatuaggi che coprivano
la mascella ben rasata, apparve nella sua
visuale.
Pronta?
Eccome! Un manipolo di monaci a difendere
un tesoro. Sar fin troppo facile.
Le loro parole sussurrate risuonarono contro le
scogliere vicine.
La guerriera sorrise all'amico nell'oscurit e
vide che anche lui sorrideva. Pi alto di lei ma
molto meno imponente di alcuni dei loro compagni,
Herluf era un guerriero formidabile. La
sua agilit e la sua intelligenza in battaglia non
avevano rivali in seno al clan di Barn. Il suo spirito
cameratesco contribuiva a una buona intesa
tra i guerrieri, rinsaldava il gruppo ovunque si
trovasse, e le sue facezie erano molto apprezzate
ai banchetti. Herluf era sempre pronto a far festa
o a intonare una buffa canzone per dissipare la
tensione.
Inga gli era molto affezionata, cos come era
legata ad Aslak: i due guerrieri l'avevano accettata
senza problemi come una di loro. Cerc con
gli occhi il gigante e lo vide ai remi, determinato.
Tranquillo ma attento, come al solito. Tanto
Herluf era loquace e attraente con la sua capigliatura
bionda, quanto il bruno Aslak era riservato
e taciturno. Pronunciava solo parole sagge,
attentamente misurate, come le sue azioni. Guerriero
capace di dare una svolta a un combattimento,
non approfittava mai della sua forza per
imporsi... Amava rimanere in disparte per osservare
e agire nel momento cruciale. Un prezioso
guerriero per il clan di Barn.
L'amicizia di quegli uomini valorosi la faceva
sentire forte, felice di far parte del loro gruppo.
Com'era bello andare per mare con i suoi compagni
d'arme! Si conoscevano da sempre, tutti.
Avevano trascorso abbastanza giorni in mare da
sentirsi fratelli. Fratelli... e sorella. Inga era la
prima skjaldm del clan di Barn da quando si erano
stabiliti nelle Shetland. Le donne che sceglievano
la via delle armi erano rare e per questo
pi rispettate.
Si rivolse di nuovo a Herluf.
Spero che i monaci abbiano il sonno pesante.
Odio quando si difendono! Morti inutili e tempo
perso a combattere, dato che l'esito  gi noto.
Non preoccuparti, faremo presto. Entriamo e
usciamo immediatamente con le braccia cariche
di tesori! Mi chiedo che cosa potr concedermi
con la mia parte...
Non un nuovo schiavo, spero! La tua casa
pullula gi di schiavi nullafacenti. Dovresti piuttosto
pensare a prendere moglie. E per questo ti
servir dell'oro.
Non ho ancora trovato una donna che mi
piaccia abbastanza da accettare di condividere
con lei i miei beni.
State zitti, vecchie gazze! sibil Ivar avvicinandosi.
Sempre a blaterare.
Herluf gli diede uno spintone amichevole, facendolo
leggermente oscillare sui piedi. Inga, nel
frattempo, squadr Ivar dalla testa ai piedi cercando
di nascondere l'attrazione che provava per
lui sin da quando era bambina.
Sbruffone. Sai fare qualcosa di diverso dalle
chiacchiere?
Al momento giusto lo vedrai, sorellina.
Le rivolse il suo famoso sorriso, quello che faceva
sciogliere le fanciulle, poi si spost disinvolto
verso poppa. Inga ingoi la frustrazione.
Ivar non era per lei: era bello come un dio, simpatico
e gentile, e soprattutto aveva occhi solo
per le ragazze pi giovani e graziose di lei. Ragazze
che non trascorrevano il loro tempo libero
esercitandosi con l'arco o la spada. Come biasimarlo?
Inga si impose di concentrarsi sull'imminente
impresa.
Con mano ferma, controll la cinghia che le
assicurava alla schiena lo scudo rotondo, insieme
all'arco, e calz l'elmo di cuoio.
I rematori manovrarono abilmente la nave accostandola
parallela alla roccia e puntarono i remi
contro la scogliera per ripararsi dalla violenza
delle onde.
Una dozzina di guerrieri scal rapidamente la
falesia. Inga sal per ultima. Con il fragore della
risacca nelle orecchie, si concentr su mani e
piedi, attenta a non scivolare sul guano che ricopriva
la roccia. Presto si iss sul piano e sfreg
le mani sull'erba per cancellare l'odore penetrante
degli escrementi di uccelli.
I Vichinghi rimasero accovacciati per qualche
secondo, ripristinando il silenzio. Osservavano
le sagome scure degli edifci che sorgevano proprio
davanti a loro, sulla costa nordorientale dell'isolotto.
Poi si misero in cammino. Corsero in fila uno
di seguito all'altro, veloci e silenziosi come ombre
nella notte, che apparivano di colpo e altrettanto
rapidamente erano inghiottite dall'oscurit.
Si appostarono un po' a monte del loro obiettivo.
La chiesa, un piccolo edificio dal tetto a
spioventi sormontato da una croce di pietra, sorgeva
alle spalle di una manciata di case ovali
con i tetti coperti di paglia. Tutt'intorno c'erano
altri piccoli edifici, probabilmente gli alloggi dei
monaci.
Tutto era silenzio. Il monastero dormiva...
Inga pieg un ginocchio nell'erba alta e impugn
l'arco. Al suo fianco, un giovane guerriero di
nome Frowin la imit.
Non prima che usciamo dalla chiesa, per
sibil Ivar.
Gli altri annuirono, incoccando le frecce.
Quella notte si sarebbero limitati a coprire la ritirata
dei compagni.
Frowin cambi posizione nell'erba, osservando
la piccola truppa di guerrieri che si avvicinava
alle case senza far rumore.
Pensi che ci sia davvero dell'oro qui? Non
hanno nemmeno un muro di cinta.
Non vuol dire niente sussurr Inga senza
guardarlo. Il mare protegge l'unico accesso, per
cui  inutile costruire un muro su questo lato.
Alcuni uomini ben posizionati a est dovrebbero
bastare per difendere questo posto.
Senza dubbio. Eppure non vedo sentinelle...
Non ce ne sono. La marea sta salendo e l'aria
 limpida, non hanno motivo di temere un attacco
proprio adesso.
Sent Frowin agitarsi, schiacciando l'erba sotto
i piedi.
Vuoi smetterla di far rumore? Una mandria
di mucche sarebbe pi silenziosa.
Inga tocc il ciondolo d'oro che portava al collo.Un'ascia a doppio taglio, il simbolo del dio
Thor. Elev mentalmente una breve preghiera,
poi rimise il gioiello al suo posto, nascosto sotto
la tunica. Gi che c'era, controll di avere in tasca
il suo portafortuna, il cristallo della madre.
Le sagome dei suoi compagni scomparvero
per qualche attimo dietro un muro, prima di ricomparire
vicino a una pietra eretta verticalmente
che segnava l'ingresso del cimitero. Tutt'intorno
alla lastra il terreno era costellato di piccoli
tumuli.
I guerrieri si avvicinarono alla porta della
chiesa che cedette facilmente, con uno scricchiolio
di legno vecchio consumato dall'assalto dei
venti, e si precipitarono dentro.
Inga e Frowin puntarono le armi, con tutti i
sensi all'erta.
I minuti si sgranarono lentamente. Inga cominci
a respirare pi in fretta, pi forte. Sempre
pi nervosa e impaziente di dare l'assalto.
All'improvviso, un colpo sordo, un'esclamazione
soffocata, dei passi rapidi, subito seguiti
dal suono di una campana bruscamente interrotto.
Un grido si lev da qualche parte. Poi un altro.
Delle ombre si alzarono, spostandosi rapidamente
tra le case.
Inga non riusc a trattenere un sorriso di trepidazione...
Era giunto il momento di combattere, finalmente.
 stato dato il segnale disse, tendendo l'arco.
Andiamo!
La sua freccia attravers l'aria con un fischio e
si conficc in un'alta sagoma che croll a terra.
Un'altra si conficc nella porta di una casa, seguita
da vicino da quella di Frowin. Continuarono
a scagliare frecce mentre correvano.
Arrivati alle case, presero spada e scudo e ispezionarono
i dintorni. Dalle case non usc nessuno,
ma dalla chiesa provenivano rumori di lotta.
Inga fece cenno al suo compagno di seguirla e
riprese a correre. Un muricciolo circondava gli
edifici sacri: lo scavalcarono, attraversarono il
cimitero passando davanti alla strana, alta pietra,
e infine raggiunsero la porta sfondata della chiesa
di Byrgisey.
La battaglia infuriava.
Degli uomini in semplice camicia, con la tonsura,
armati di lance e asce, si battevano valorosamente
contro i Vichinghi che, colti di sorpresa,
stentavano a parare i loro colpi. I monaci lottavano
come leoni.
Alla luce delle stelle, Inga vide l'altare rovesciato,
le candele sparse a terra, ancora fumanti,
una statua di pietra abbattuta sul pavimento. Ma,
cosa pi importante, Herluf teneva una pesante
croce d'oro sotto un braccio.
Inga avvert l'arrivo del cambiamento, che
provava prima di ogni scontro. Il fuoco nelle vene,
un vortice nella testa, le mani informicolate...
Strinse l'impugnatura della spada, alz lo scudo
e si gett nella mischia; il suo grido di guerra
si perse nel tumulto della battaglia. Un primo
colpo sul suo scudo, poi un secondo. La sensazione
della lama che penetrava nella carne, grida,
affondi. Lo scatenarsi della violenza. Avvert
di nuovo il profondo sollievo di poter combattere
e buttare fuori la rabbia repressa.
Nell'oscurit era facile individuare i monaci,
vestiti solo con le lunghe camicie bianche. Dei
bersagli perfetti. Inga colp freneticamente a destra
e a sinistra per aiutare i suoi compagni, totalmente
posseduta dal demone della guerra...
Improvvisamente si trov davanti un monaco
alto e irsuto che la superava di tutta la testa e le
brandiva contro un coltellaccio lungo quanto una
spada. Schiv un primo attacco, ma non arretr
abbastanza in fretta per il secondo.
Lanci un piccolo grido di dolore, ma non
perse tempo a guardare la ferita al braccio. Stringendo
la presa sull'arma nonostante le fitte che la
dilaniavano, si slanci verso il monaco e us la
spada come sapeva fare tanto bene. L'agilit e la
bassa statura erano le sue migliori risorse: da
molti anni aveva imparato a usarle a proprio
vantaggio. Inafferrabile, fendeva l'aria mettendo
a segno un colpo dietro l'altro. La ferita era gi
stata dimenticata. In quel combattimento, Inga
stava riversando tutta la sua anima.
Fin per sfiorare la coscia dell'avversario. Una
macchia si allarg sulla stoffa bianca, ammorbando
l'aria gi carica di sangue. Furioso, il monaco
la agguant per un braccio e la scagli contro
il muro, su cui lei rimbalz leggera.
La lama del coltellaccio punt verso la gola di
Inga, che la evit per un pelo, gettandosi a terra
e rotolando via. Ancora accovacciata, ne approfitt
per brandire la spada davanti al suo avversario,
che si stava precipitando su di lei...
La lama affond nel ventre del monaco con un
suono familiare e disgustoso. Spinse l'arma il pi
a fondo possibile, e non smise di premere finch
non la sent uscire dalla schiena della sua vittima.
Il monaco cadde a terra, le mani strette sull'impugnatura
della spada. Nonostante la luce
fosse debole, Inga intu che aveva gli occhi pieni
di rabbia e di confusione.
Si alz senza indugio ed estrasse bruscamente
la spada dal corpo per tornare a combattere.
All'improvviso, un grido in lingua pitta echeggi
alle sue spalle.
Attenta!
Si volt appena in tempo per vedere l'ascia
che si stava abbattendo sul suo capo. Lo sguardo
di Ivar era implacabile, carico di fredda determinazione.
I suoi lineamenti erano duri.
La sua ascia levata.
Raggelata, Inga non tent nemmeno di lottare
contro lo sbalordimento. Loro due erano fratello
e sorella d'armi! Lo aveva sempre ammirato. Ivar
aveva risvegliato nel suo cuore di donna le
prime emozioni sensuali... N d'altronde lei aveva
rinunciato del tutto all'idea di sedurlo, un
giorno.
Eppure quella notte voleva ucciderla.
Vide il braccio di Ivar esitare. Balz di lato
senza riuscire a schivare del tutto il colpo alla testa.
Un dolore intenso la sommerse mentre cadeva
a terra. Sent il sangue scorrere sui suoi capelli,
caldo e viscido. Cerc di alzarsi, ma le forze la
abbandonarono insieme al flusso vitale. Un'immensa
stanchezza la pervase, intorpidendole le
membra alla stessa velocit di una langskip portata
dalle onde.
Decise di concedersi un momento di tregua e
chiuse gli occhi.
Un momento solo... Un breve istante.
E sprofond nell'incoscienza.


Capitolo 2.

Quando l'alba rischiar il cielo, Taran era ancora
inginocchiato, in preghiera, tra il suo pagliericcio
intatto e il fuoco morente, tormentato dalle
sue azioni e addolorato di non riuscire a trovare
delle risposte nella potenza della fede.
L'altra notte gli era piaciuto combattere contro
quei ladri vichinghi. Erano entrati in chiesa
mentre lui era l a pregare: grazie a Dio aveva
avuto la presenza di spirito di gettarsi sulla
campana che abitualmente serviva a scandire le
ore della vita monastica. I monaci erano accorsi
alla sua chiamata, mezzo addormentati, ma decisi
a proteggere i beni del Signore.
Gli si serr la gola al ricordo della battaglia...
dell'euforia insana che l'aveva pervaso, e anche
della gioia che aveva provato combattendo.
Quello scontro aveva risvegliato in lui sensazioni
che credeva sepolte nel profondo dell'anima,
dimenticate per sempre a favore della sua
salvezza spirituale.
Da due giorni passava le notti a pregare, sia
per implorare il perdono divino, sia per chiedere
a Dio che cosa si aspettasse da lui. Perch
sottoporlo alla tentazione di ricadere nei suoi
vecchi peccati? Purtroppo era costretto a riconoscere
che aveva miseramente fallito quella
prova.
Che cosa ne sarebbe stato del suo voto del silenzio,
stupidamente rotto per aiutare quella vichinga
assetata di sangue? Taran avrebbe tanto
voluto riportare indietro il tempo per impedire
alle sue labbra di muoversi! Se solo avesse tenuto
a freno la lingua, una nemica sarebbe stata
eliminata e lui avrebbe rispettato il suo voto.
Quasi un anno di religioso silenzio gettato al
vento a causa del suo vecchio istinto di guerriero!
Quando l'aveva vista, cos fragile ma cos
abile con la spada, l'aveva osservata battersi e
uccidere come una furia. Pur avendo sentito
parlare delle donne guerriere vichinghe, aveva
per creduto che si trattasse di una leggenda inventata
da qualche uomo debole o dotato di eccessiva
immaginazione. Quella notte, invece,
aveva incontrato una di quelle guerriere e lo
spettacolo l'aveva semplicemente affascinato.
Poi aveva visto l'uomo con l'ascia arrivarle alle
spalle e allora... Un dannato riflesso l'aveva
spinto ad agire. Prima ancora di capire cosa
stesse succedendo, aveva gridato per metterla in
guardia.
Che idiota!
Apr lentamente gli occhi ed emise un sospiro.
L'unica stanza della sua casupola era praticamente
vuota e annerita dal fumo di torba. Il
fuoco covava senza fiamma. Accanto al suo pagliericcio
c'erano ancora il pane e il formaggio
della sera prima, che lui non aveva toccato. Dopo
quella fatidica notte, era come se il tempo si
fosse fermato.
Taran tese l'orecchio.
Un rumore di passi che si avvicinavano, e poi
dei forti colpi alla porta.
Si alz in piedi, trattenendo un gemito di dolore
quando le sue ginocchia ripresero vita con
dei sinistri scricchiolii. Si spazzol la tunica di
lana marrone sporca di terra che indossava sopra
i vestiti, un modo come un altro per avvicinarsi
al mondo monastico senza rinunciare alla
sua vita passata.
I colpi ripresero.
Taran, fratello mio, il tempo stringe!
Riconobbe la voce del suo amico Drust, il
monaco che l'anno innanzi l'aveva trovato sulla
riva, tremante e inerme. Colui che gli aveva teso
la mano e poi condotto al monastero, e che
aveva convinto il priore ad accettare il nuovo
arrivato nella loro comunit affinch potesse
trovare la pace in Dio. Era in debito con lui...
Taran apr la porta, abbozzando un sorriso.
Drust sembrava sconvolto. Il suo viso imberbe
era arrossato, l'espressione smarrita. L'attacco
vichingo l'aveva traumatizzato, anche se non
aveva preso parte alla battaglia. Il giovane monaco
entr e vide il pasto del giorno precedente
ancora intatto.
Non  tempo di mortificazione tuon, ma
di proteggere la nostra comunit. Avremo bisogno
dell'aiuto di tutti, quindi non  il momento
di indebolirsi con il digiuno. L'assalto dell'altra
notte dimostra che i Vichinghi non ci temono
pi!
Hanno mai davvero provato il minimo timore
per gli uomini di Dio?, si chiese Taran appoggiandosi
al muro. Si strofin il viso con la mano,
sfinito dai suoi tormenti.
Dobbiamo difenderci da loro prosegu
Drust, agitando nervosamente le braccia nell'esiguo
spazio della casupola. Costruire muri,
fabbricare armi... Il fabbro  gi al lavoro. Perch
questi bruti torneranno, pensando che ci sia
dell'altro oro da rubare. Si dice che alcuni di loro
si siano gi stabiliti sulla costa meridionale
di Orkne. Non sono molto lontani da noi.  noto
anche che quando un vichingo uccide in un
luogo, poi vi torna sempre! Il sangue che ha
versato lo chiama giorno e notte.
Taran ripens ai tre monaci uccisi durante
l'assalto. Voleva chiedere quando avrebbero avuto
luogo i funerali, allora afferr gentilmente
il braccio di Drust e punt il dito verso est, verso
il cimitero, poi scroll le spalle. Quell'anno
di silenzio non era riuscito a placare il suo tormento,
ma l'aveva reso padrone del linguaggio
del corpo.
Li seppelliremo stasera. Verrai a pregare
con noi per le loro anime?
Taran annu con vigore.
Bene. Intanto per devi venire con me in biblioteca.
Si  riunito un consiglio straordinario
e il priore vuole vederti immediatamente.
Taran si incammin con passo deciso, seguito
da Drust. Il monaco cercava di adattarsi alle sue
lunghe falcate, senza riuscire a nascondere il
crescente nervosismo.
I due uomini attraversarono il cimitero e passarono
senza rallentare davanti all'ingresso della
chiesa, la cui porta era stata riparata, ma portava
ancora i segni dell'attacco vichingo.
Si infilarono in un portico adiacente al santuario.
Sul lato lungo della chiesa, nella quale si
apriva una porticina che conduceva direttamente
al coro, c'era un cortile interno delimitato da
tre bassi edifici dai tetti molto spioventi. L si
trovavano la cucina, il dormitorio, dietro il quale
sorgeva un piccolo ovile che forniva carne
per i pasti dei monaci ed entrate regolari in denaro,
e la modesta biblioteca. I monaci facevano
tesoro dei pochi rotoli di pergamena in loro
possesso, che conservavano su scaffali di legno.
A volte, durante i lunghi mesi invernali, eseguivano
copie di testi. Le grandi finestre si affacciavano
a oriente, e in quella sala era vietato
portare lumi e candele.
Taran attravers il cortile erboso, quindi apr
la porta della biblioteca senza bussare. Era troppo
impaziente di sapere che cosa volevano i
monaci da lui.
I capi del monastero al gran completo erano
riuniti attorno al tavolo: il priore, che gli lanci
un'occhiata cupa, il cantore, il vecchio cellario,
il sacrestano, l'infermiere e il cuoco. Taran si
chiese se fosse uno scherzo della sua immaginazione,
ma gli parve che tutti indietreggiassero
impercettibilmente nel vederlo entrare, come se
avessero paura di lui.
Purch non avessero cambiato idea su di lui e
non lo mandassero via dal monastero! Non aveva
pi un posto dove andare.
E in tutta sincerit non voleva andare da nessun'altra
parte.
Il priore gli fece cenno di avvicinarsi, ma non
di sedersi. Sono felice che tu stia bene. Nessuno
ti aveva pi visto dopo quella funesta notte.
 chiaro che avevi bisogno di pregare dopo
quegli eventi inquietanti.
Il cuoco e il cellario borbottarono, ma il priore
non prest loro attenzione.
Da quanto tempo sei con noi, Taran?
L'interpellato sollev un indice.
Gi un anno... riprese il priore. Mi ricordo
ancora di quando sei arrivato qui, coperto di
fango e smarrito. Da quel giorno, non abbiamo
mai rimpianto di averti offerto ospitalit in seno
alla nostra comunit. Tu cacci per noi, vendi i
nostri formaggi, la nostra lana e le nostre pelli
di pecora a Orkne, quella che i pirati venuti dal
Nord chiamano l'Isola dei cavalli. Hai trovato il
tuo posto tra noi e quando verr il momento, se
lo desideri, sarai libero di diventare un novizio.
Taran non batt ciglio, aspettando il resto del
discorso. Il priore si limit a scrutarlo con i suoi
occhi d'aquila, cos chiari da farlo quasi sembrare
cieco. Il cellario, che aveva sessant'anni e
soffriva di mali cronici, toss contro la manica
per far capire che era impaziente di concludere
il colloquio.
Perch hai salvato questa... donna? chiese
d'un tratto il priore. Lo so, lo so... hai fatto il
voto del silenzio. Voto infranto di recente, se
non sbaglio.
Al suo fianco, Drust, che fino a quel momento
non aveva aperto bocca, fece un passo avanti
e parl per lui. Taran ha effettivamente infranto
il suo voto, ma  stato un incidente. So che
desidera perseverare nella sua scelta di non parlare.
Capisco. Un incidente, dici? In ogni caso,
sappi che la donna  ancora viva. L'abbiamo
creduta morta dopo la fuga dei predoni, ma, nonostante
abbia perduto molto sangue e sia in
stato d'incoscienza, il suo cuore batte ancora.
L'abbiamo sistemata nell'ovile per non disturbare
la vita quotidiana dei confratelli.
Inspiegabilmente, il cuore di Taran cominci
a battere pi forte. Era viva! Un vero miracolo.
Il che ci pone un problema riprese il priore
alzandosi in piedi per avvicinarsi a una finestra.
Un grosso problema.  una donna che non
possiamo n uccidere a sangue freddo n tenere
in convalescenza entro i confini di questo luogo
consacrato alla preghiera e all'elevazione spirituale.
Per giunta  anche una nostra nemica!
Una nemica che si  introdotta qui con la forza,
che ha contribuito al furto dei nostri oggetti sacri,
che ha ferito diversi confratelli, uccidendone
addirittura uno.
I monaci annuirono all'unisono. La grande
croce d'oro dell'altare, quella che si diceva risalisse
al tempo della prima chiesa costruita da
San Pietro, possedeva un valore inestimabile oltre
a quello del suo peso in oro. Era insostituibile.
Per quanto riguardava gli altri oggetti meno
importanti sottratti dai Vichinghi, come calici e
lampade di bronzo, durante le funzioni religiose
si sarebbe sentita dolorosamente la loro mancanza
e ricomprarli sarebbe stato estremamente
costoso.
Pertanto concluse il priore, poich non
possiamo n curarla n sbarazzarcene in un modo
o nell'altro, spetter a te prenderti cura di lei.
Dopotutto, sei responsabile della sua presenza
qui. Se non avessi impedito a quel selvaggio
armato di ascia di mandarla a raggiungere i suoi
antenati, adesso non ci troveremmo di fronte
questo problema insolubile.
Taran venne assalito dall'ansia. Improvvisamente
la piccola stanza piena di monaci, la
mancanza di aria e di luce, la tosse persistente
del fratello cellario... tutto ci gli fece salire
dentro un'ondata di angoscia. Il ricordo di un altro
spazio chiuso, pieno zeppo eppure cos disperatamente
vuoto, come una tomba popolata
da cadaveri, gli provoc la nausea.
Doveva concentrarsi sul respiro per calmarsi,
ignorare le immagini di sangue, dolore e morte
che si accalcavano nella sua mente.
Non capiva. Di che cosa doveva farsi carico?
Il priore voleva che lui uccidesse nel sonno
quella vichinga indesiderata? Il panico lo assal.
Anche se in passato l'aveva fatto, in quella che
gli sembrava un'altra vita, ora era diventato incapace
di uccidere qualcuno a sangue freddo, al
di fuori di una battaglia. Una donna, per di pi!
Una donna ferita e disarmata. No, non l'avrebbe
fatto, a nessun costo.
Ma il priore non aveva finito. Si rivolse a lui,
con le mani incrociate dietro la schiena e un
sorriso contrito sul volto. Voglio soltanto che
tu ti occupi di lei fino al suo ultimo respiro, che
non tarder ad arrivare date le sue condizioni.
Dovrai solo darle dell'acqua e pregare per lei. A
mio avviso il tuo incarico sar di breve durata.
Questione di pochi giorni.
Taran non pot trattenere un sospiro di sollievo.
Il priore si avvicin per mettergli una
mano sulla spalla con fare amichevole. La sua
voce si raddolc e Taran gli lesse negli occhi
una sincera compassione.
So che probabilmente l'idea non ti piace, ma
devi capire che sei la mia unica via d'uscita.
Noi, in quanto monaci, non possiamo prenderci
cura di lei. Dedichiamo la nostra vita a Dio,
lontano dalle donne e da tutte le tentazioni.
Mentre tu non sei vincolato ad alcun voto. Fallo
per tutti noi, e tutti te ne saremo grati!
Un mormorio di approvazione si lev dall'intero
consiglio.
Taran cap che non poteva rifiutare. Sarebbe
stato immensamente ingrato verso quegli uomini
di Dio che un tempo lo avevano accolto senza
fargli alcuna domanda, mentre lui era solo
un vagabondo affamato in cerca di redenzione.
E poi, se la donna stava per morire, si meritava
la carit di qualche preghiera e un po' d'acqua.
In fondo era una nemica, ma anche una valorosa
guerriera, cosa che lui, nonostante tutto, apprezzava.
L'aveva vista in azione: era senz'altro degna
di ricevere quegli ultimi segni di rispetto.
Ebbene, era deciso. Stringendo i pugni come
per evitare di cambiare idea, annu gravemente
accettando la richiesta del priore.
Ti ringraziamo, Taran! Chiedi a uno dei
confratelli di aiutarti a trasferirla. Se hai bisogno
di qualunque cosa, vieni da me.
Lui annu di nuovo e lasci immediatamente
la biblioteca, ansioso di uscire nell'aria fresca
del primo mattino che avrebbe rimesso ordine
nelle sue idee.
Inspir profondamente sentendo un ronzio
nelle orecchie.
Purch non debba pentirmene... Ma forse 
Dio che mi manda questa missione per riscattarmi.
Con il cuore gonfio di nuova speranza si infil
nel vicolo che separava la cucina dal dormitorio
e conduceva all'esterno del cortile, verso
l'ovile.
Da quel momento sarebbe stato responsabile
di una vita.
Nei giorni successivi le giornate di Taran si
trasformarono radicalmente.
Aveva sistemato la donna guerriera nella sua
casa, davanti al suo pagliericcio, dall'altra parte
del focolare centrale, in modo da poterla facilmente
tenere d'occhio durante il giorno e anche
di notte.
Mosso da una curiosa sensazione di compassione,
le aveva lavato il viso e le aveva fasciato
la testa con una benda di lino. Anche la ferita al
braccio, meno grave, era stata adeguatamente
lavata e fasciata. Osservando le sue guance pallide
e scavate, la delicatezza del suo corpo e le
sue piccole mani, si rammaricava per la sua sorte,
anche se avrebbe semplicemente dovuto
compiere la missione che gli era stata affidata
senza tormentarsi.
Eppure non poteva fare a meno di essere
commosso da quella donna agonizzante. All'alba
pregava per la salvezza della sua anima pagana,
poi di nuovo a met giornata, al crepuscolo e al mattino, quando il richiamo della campana
lo destava immancabilmente dal sonno.
Chiedeva al Signore di perdonare quella giovane
donna valorosa, di accoglierla nel suo regno
senza tener conto dei suoi errori di misera mortale.
Dopotutto, ora si trovava sulla soglia dell'altra
vita e sicuramente si rallegrava che un
uomo pio, qualunque dio adorasse, intercedesse
per lei.
Taran sperava, nel segreto del suo cuore, di
poter godere della stessa misericordia quando
fosse giunto il suo momento.
Cos pregava instancabilmente, con un fervore
senza precedenti.
Cercava anche di farla bere. Sebbene la maggior
parte dell'acqua finisse invariabilmente sulla
sua tunica di pelle macchiata di sangue, qualche
goccia finiva di sicuro nella sua gola, alleviando
la sua sorte disperata. Cerc di farle
mangiare qualche mollica di pane ammorbidita
con acqua o birra leggera, ma senza successo.
Lei restava immota.
Questa strana condizione lo inquietava. Spesso
si chiedeva se non fosse Dio che la teneva
cos, passiva e vulnerabile, per farle scontare i
suoi crimini e le sue credenze pagane.
La giovane donna sembrava addormentata.
Dopo molti tentennamenti, Taran aveva deciso
di scostare la sua tunica e appoggiarle la testa
sul petto. Per sapere cosa aspettarsi. Rimase in
quella posizione pi a lungo del necessario, con
l'orecchio incollato alla camicia di lana, sotto la
quale si indovinava la curva dei seni piccoli e
sodi. Con gli occhi chiusi, assorb il calore di
quel corpo esile. Era un contatto incredibilmente
sensuale.
La donna continuava a vivere. Il suo cuore
batteva debole e regolare, anche se sembrava
immersa in un sonno pesante. Non si muoveva,
non batteva le ciglia, non russava. Non apr gli
occhi nemmeno una volta! Probabilmente non li
avrebbe riaperti mai pi.
Le sue condizioni erano molto gravi, non ci
voleva un guaritore per capirlo.
Aveva perso molto sangue dalla ferita alla testa,
tanto che i guerrieri vichinghi, i suoi stessi
compagni d'arme, l'avevano creduta morta e abbandonata
nella chiesa. Sempre che si potessero
definire cos gli uomini che, nella foga della
battaglia, rivolgevano le armi contro uno dei loro...
Poich Taran aveva visto tutto. Era stato un
vichingo che aveva levato l'ascia contro di lei
per ucciderla.
Com'era possibile che dei compagni d'arme si
trattassero in quel modo? Il tradimento era un
grave crimine e lui lo sapeva bene. Se avesse
assistito a un tale comportamento tra i suoi, in
passato, avrebbe chiesto giustizia affinch i
colpevoli venissero puniti con molta severit.
Ma il passato era lontano, per il bene di tutti,
e ora Taran era responsabile di costei fino alla
sua morte. Anche se si fosse spenta mentre era
girato dall'altra parte, era suo dovere vegliare
sulla guerriera.
A forza di prendersi cura di lei giorno e notte,
con una pazienza e una delicatezza che non si
aspettava da se stesso, a poco a poco si affezion
alla vichinga ferita. L'interesse che provava
per lei lo turbava, naturalmente. Da tanto tempo
non aveva contatti con una donna, ed ecco che
si trovava a condividere la sua angusta casupola,
nella quale non poteva avere uno spazio per
se stesso, con una di loro! Il suo corpo di uomo
torn gradualmente in vita, gli ricord con forza
la propria esistenza, respingendo l'influenza
della vita monacale. Sempre pi spesso. Ma, al
di l del semplice desiderio carnale che la donna
suscitava in lui, fu la sua curiosit a risvegliarsi.
Chi era costei? Non era comune che una
donna partecipasse armata a una spedizione di
guerrieri. La sua sola esistenza, la sua sola presenza,
persino in quello stato letargico, suscitavano
mille domande.
Perch i suoi compagni avevano voluto ucciderla?
Anche cos, con il colorito livido, le occhiaie
scure e le labbra screpolate, era molto bella. Gli
zigomi alti e il mento appuntito evocavano senza
dubbio la sua origine nordica, con i quali per
la bassa statura e la treccia castano scuro
formavano un contrasto sorprendente. Taran
non immaginava cos una vichinga: nonostante
non ne avesse mai incontrati, aveva sentito dire
che i popoli del Nord erano pi biondi del sole
e imponenti come giganti.
La donna era diversa. Era reale, non un fantasma
generato dalla fantasia.
Continuava a dormire, dolorosamente immobile,
del tutto dipendente da lui. Vulnerabile.
Taran non pot evitare di porsi una domanda
alla quale probabilmente non avrebbe mai avuto
risposta. Si chiese di che colore fossero i suoi
occhi. Castani? Dorati? Di un verde profondo
come le foreste del regno pitto di Uerturio, dove
era nato? Dello stesso azzurro vivido del cielo estivo, oppure chiari e freddi come la neve
nelle notti invernali?
Mentre le sollevava la testa per farla bere, gli
venne in mente un nuovo colore.
La immaginava come doveva essere stata in
passato, come l'aveva vista brevemente nella
chiesa buia, nel cuore della mischia. Piena del
calore della vita.
La vita che le sfuggiva ogni giorno di pi.
Le accarezzava la guancia, posando di tanto
in tanto un leggero bacio sulla fronte sudata o
sulla gota fredda. A volte, persino, la cullava tra
le braccia dopo aver posato la tazza con la quale
le dava da bere. Felice di trovare conforto in
quella presenza femminile, felice di potergliene
offrire a sua volta.
Che importanza aveva dal momento che lei
stava per morire? Non c'era nessuno a vederlo.
Nessuno l'avrebbe saputo.
Anche le armi della vichinga lo incuriosivano.
Piccole e leggere, forgiate per la sua mano
minuta e il suo corpo delicato. Spada, pugnale...
Persino lo scudo di cuoio era insolitamente piccolo.
L'arco era stato confiscato dai monaci per
ricavarne un po' di denaro, ma Taran era riuscito
a tenere il resto delle armi per s. Doveva sistemarle
in un nascondiglio, per prudenza, casomai
la ferita riprendesse conoscenza e trovasse
la forza di attaccarlo, cosa che lui riteneva altamente
improbabile...
Taran non aveva mai visto un tale equipaggiamento
e pass lunghe ore a esaminare incuriosito
ciascuna arma.
Gli bast un momento per riscoprire i gesti di
una volta. Per risentire le emozioni del passato.
I ricordi affluirono, inondandogli la mente di
tutto ci che aveva voluto cancellare dalla memoria.
Le grida, gli sguardi inorriditi, i corpi
ammucchiati. Le suppliche dei feriti.
Un po' alla volta cominci a fare delle congetture.
Che Dio li stesse mettendo entrambi alla prova?
La presenza della guerriera ferita ridestava
dei dolorosi ricordi, ponendolo senza tanti riguardi
davanti alla sua coscienza. Nella Bibbia
non c'era scritto da nessuna parte che Dio possedeva
il senso dell'umorismo, e tanto meno
una mente perversa, ma presto Taran giunse alla
conclusione che in quella circostanza non c'era
proprio nulla di casuale. Alla fine aveva ottenuto
la risposta a tutti i tormenti che lo attanagliavano
da un anno.
La risposta era quella giovane vichinga.
Con il passare dei giorni tale certezza si rafforz.
Pi del semplice ruolo di accompagnatore dei
suoi ultimi istanti, ben presto ebbe la sensazione
di essere lo strumento di una prova divina, al
termine della quale il suo destino sarebbe stato
definitivamente segnato.
Se la donna fosse morta, questo avrebbe significato
il distacco finale dal suo passato... e il
riscatto dei suoi errori. Se fosse vissuta, d'altra
parte... Per quanto sembrasse impossibile, la
donna gli era stata affidata dal priore fino al suo
ultimo respiro, in quel caso Dio avrebbe costretto
anche lui a lasciare il suo rifugio per tornare
nel mondo degli uomini.
Sarebbe dovuto a sua volta ritornare alla vita,
lo sapeva.
Quella prospettiva lo colmava di spavento.
Tuttavia era convinto di avere ragione, quindi
compiva con zelo il suo dovere in attesa della
sentenza finale.
Comunque fosse andata a finire la faccenda,
il suo destino era ormai collegato a quello della
guerriera agonizzante.
Nel decimo giorno della sua nuova vita di angelo
custode, Taran lasci il monastero con il
cuore pesante. Aveva cenato in compagnia dei
monaci, il cui invito era principalmente dovuto
alla curiosit riguardo allo stato di salute della
sua straniera ferita. Dopo il pasto, lo avevano
subissato di domande alle quali in qualche modo
aveva risposto con dei gesti stanchi.
No, nulla era cambiato.
No, non sapeva se sarebbe sopravvissuta ancora
a lungo. A quanto pareva, il cruccio dei
monaci era quando seppellirla e, soprattutto,
dove.
Da qualche parte sull'isola.  sufficiente per
una pagana.
Oh, no, non qui! Il suolo di Byrgisey  sacro.
Mandiamola piuttosto a Orkne.
S, facciamo cos, e se l non la vogliono
potranno sempre gettarla in mare! Purch ce ne
sbarazziamo noi...
Sconvolto da quelle proposte indegne di uomini
di Dio, Taran aveva protestato gesticolando
con forza. Pregava notte e giorno per lei.
Perch darsi tanto da fare per salvare quell'anima
se poi le fosse stata negata una sepoltura decente?
 una donna! rugg uno dei monaci, vecchio
quasi quanto il cellario. Una donna! Una
peccatrice e per di pi pagana. Gi non ha il diritto
di essere qui e noi siamo cos buoni da
concederle il tempo di morire in modo naturale
senza affrettare le cose...
Esattamente.  venuta a seminare morte e
rovina nel nostro monastero, non dimentichiamolo!
Ha solo ci che si merita. Dio, nella sua
infinita saggezza, la punisce per le sue colpe.
Drust li aveva richiamati all'ordine con la sua
solita calma. Andiamo, non dobbiamo parlare
con l'odio nel cuore, o non saremo migliori di
quei barbari invasori. Sono d'accordo a non
seppellire la donna secondo il rito cristiano,
perch  e rimarr pagana, ma magari potremmo
accogliere le sue spoglie da qualche altra
parte, sull'isola. Ne parleremo in ogni caso con
il nostro priore, che dar il suo parere.
Taran gli rivolse uno sguardo riconoscente.
E poi aveva proseguito Drust con un sospiro,
la donna sembra riluttante a lasciare questo
mondo. C' ancora tempo per meditare su una
soluzione adeguata.
Dopo quelle parole dell'amico, Taran si era
allontanato, troppo sconvolto per assistere al resto
della discussione restando in silenzio e impotente.
Era pretendere troppo da se stesso.
Sal il dolce pendio per raggiungere le casupole
ovali a monte della chiesa, dove da un anno
si sentiva a casa. Quella sera, invece, aveva
pi che mai la sensazione di essere uno straniero
smarrito in un territorio sconosciuto.
C'era qualcosa che non andava... Quei monaci,
che lui rispettava e ammirava, non avevano
nulla a che fare con la salvezza dell'anima della
vichinga. Non l'avevano affidata a lui con il nobile
obiettivo di salvarla dal peccato, ma per
quello estremamente prosaico di sbarazzarsi
della sua fastidiosa presenza.
Sulla soglia della sua modesta dimora ebbe
uno strano presentimento e si blocc. Un campanello
d'allarme risuon con violenza nella sua
testa mentre una morsa gli serrava il cuore, che
cominci a battere sempre pi forte.
Durante la sua assenza era successo qualcosa.
Sentendo un nodo allo stomaco dischiuse la
porta con cautela... e incontr lo sguardo febbricitante
della sua protetta.
Giaceva sempre nella stessa posizione, il viso
lucido di sudore appena rischiarato dalle braci
del fuoco. Dalla bocca socchiusa usciva il respiro
sibilante. Affannoso. Lo fissava con un misto
di paura e angoscia che fece vibrare una corda
sconosciuta nel profondo del suo essere.
Pietrificato sulla soglia di casa sua, Taran ebbe
un solo pensiero.
I suoi occhi sono dell'azzurro tenero delle
onde orlate di schiuma.


Capitolo 3.

I suoi sogni incoerenti, popolati di battaglie
sanguinose e percorsi da un lupo con lo sguardo
umano, si allontanarono a poco a poco nello
spazio deserto dove lei fluttuava. La lasciarono
sola.
Dolorante.
Disorientata, con i sensi alterati. La sensazione
di ondeggiamento, come se stesse navigando
in acque calme, diminu a poco a poco e le tenebre
divennero meno dense.
Il canto ritmico delle onde penetr nel suo
mondo chiuso.
Poi il dolore riprese in modo graduale, sordo
e lancinante. Inga intu che non si trovava per
mare, bens distesa sulla terraferma.
D'istinto inspir una boccata d'aria carica di
fumo, e questo le caus una fitta lancinante alla
testa. Anche il braccio destro le doleva. Apr la
bocca per inalare piano altra aria senza causare
ulteriori sofferenze al proprio corpo, quindi sollev
a fatica le palpebre.
Dove si trovava?
Un muro di pietra, un pannello di legno. Un
raggio di luce dorata che filtrava da un'imposta
chiusa. Un filo di fumo azzurrino che saliva
sulla sua sinistra, formando in alto delle spesse
volute.
Richiuse gli occhi, stremata.
Il lupo dallo sguardo umano riapparve; correva
sul pendio di una montagna davanti al mare.
Si ferm e la trafisse con le sue iridi che non
assomigliavano per nulla a quelle di un lupo,
come se la conoscesse, se sapesse chi era e che
un giorno si sarebbero incontrati. Infine rovesci
indietro la testa e ulul.
Inga si guard di nuovo attorno dopo un
momento, appena si sent un po' pi forte.
Una casa? S, era una casa. O per meglio dire
una povera capanna. Non ricordava di essere
tornata al suo villaggio... E poi casa sua non aveva
quell'aspetto. Anche se la dimora della
vlva era pi povera della fattoria di sua madre,
era comunque pi confortevole di quel tugurio.
Non riusciva a muovere gli arti, in particolare
il braccio destro, che le faceva un male atroce.
Si sentiva svuotata, incapace di compiere il minimo
sforzo. E poi c'era sempre quel dolore insopportabile
in tutto il cranio! Si sarebbe detto
che il Ragnarok, la battaglia finale tra la luce e
le tenebre, si fosse scatenato dentro la sua testa.
Le sue palpebre si riabbassarono.
Quando apr un'altra volta gli occhi, non avrebbe
saputo dire se fosse passato un secondo
o un'ora. Rimase immobile, cercando di rilassare
i muscoli indolenziti mentre sopportava la
sofferenza, sempre pi intensa, che confermava
la realt del momento presente. Alla fine avrebbe
capito dove si trovava... Purch, stavolta,
riuscisse a rimanere sveglia pi a lungo!
Stava per cedere di nuovo alla sonnolenza
quando ud un rumore di passi. Avrebbe giurato
che qualcuno si fosse fermato fuori dalla porta.
Chi era? Quanti erano? Rappresentavano una
minaccia? Comunque fosse, lei era disarmata e
del tutto incapace di difendersi.
La porta si apr lentamente.
Un uomo massiccio rimase sulla soglia, a fissarla
con gli occhi sbarrati di un'aringa appena
pescata.
Indossava una veste da monaco, ma, lungi
dall'essere tonsurato, aveva una folta criniera
con ciocche ispide e una barba altrettanto folta.
Non si mosse, non profer parola. Si limitava a
fissarla con i suoi grandi occhi color ambra.
Dolci e profondi.
Il suo atteggiamento impassibile non lasciava
trapelare le sue intenzioni, ma Inga non avvert
alcuna animosit da parte sua e cos si rilass
un po'.
Chiunque fosse il nuovo venuto, non sembrava
che volesse farle del male.
Avrebbe voluto soffermarsi pi a lungo a osservarlo,
aspettando di vedere che cosa avrebbe
fatto o detto, ma le sue palpebre ricaddero e lei
non ebbe la forza di sollevarle.
Questa volta il sogno fu pi preciso. Sembrava
reale malgrado l'assurdit degli eventi.
Circondata da brume oniriche, Inga combatteva
con alte onde letali a bordo di una langskip
che manovrava da sola. L'oceano nero come
l'inchiostro minacciava di inghiottirla da un
momento all'altro, ma lei non se ne curava e
navigava verso occidente. Sapeva che non correva
alcun rischio.
Giunta ai confini del mondo umano, entr in
quello dei mostri marini: schiene coperte di
scaglie balenavano davanti alla prua, cercando
di capovolgere il naviglio. Forti tentacoli grondanti
apparvero all'improvviso per ghermirla.
Quando credeva che fosse arrivata la sua ora,
una grande mano azzurra afferr la prua dell'imbarcazione.
Apparteneva a uno strano uomo
dalla pelle blu, il quale lanci la langskip in alto
con tutte le sue forze per proteggerla dal polpo
gigante. Inga vol nell'aria, con i capelli al vento,
poi atterr senza danni su un'isola montuosa.
Un attimo dopo, Vide avvicinarsi il solito lupo,
quello dagli occhi umani. Il lupo ulul e tutti gli
animali dell'isola uscirono di corsa dal folto
della vegetazione per rendergli omaggio.
Si svegli di soprassalto, con il cuore in gola.
Le ci volle qualche istante per ricordare dove
fosse. La casa, l'uomo con la barba. Si guard
intorno preoccupata. Era sola.
Il mal di testa sembrava meno intenso. Mosse
lentamente un dito, poi tutta la mano. Era sdraiata
su una coltre, sopra il pavimento di terra
battuta, ma rispetto al suo ultimo risveglio qualcuno
l'aveva coperta con un altro strato di lana.
Una pentola di terracotta sobbolliva al centro
del focolare, tra i fumanti blocchi di torba.
Inga si inumid le labbra.
Aveva caldo.
A fatica ripieg un lembo della coperta e tir
fuori la mano sinistra. Cerc il tocco confortante
del suo pendente di Thor, sotto i vestiti, poi
quello del talismano. Era ancora l, nella tasca
dei pantaloni di lana, e lo strinse con forza.
Una forma oblunga, contro la parete opposta,
cattur la sua attenzione. La sua spada. Accanto
c'erano anche il pugnale e lo scudo, disposti ordinatamente
vicino al pagliericcio dello sconosciuto.
Se solo fosse stata abbastanza forte per alzarsi...
La porta si spalanc all'improvviso.
Aveva dimenticato quanto l'uomo fosse impressionante,
cos alto, con le spalle larghe e lo
sguardo penetrante. Non aveva nulla da invidiare
agli orgogliosi guerrieri del suo popolo! A
prima vista era pi alto di Ivar, quasi quanto
Aslak. Lo trovava molto attraente, nonostante il
suo aspetto trascurato. Aveva il naso dritto, il
mento volitivo sotto la barba scura, il viso segnato
dall'aria salmastra. Si chiese vagamente
se fosse un dio disceso sulla terra travestito da
mortale e fece un debole sorriso.
Divino o no, il nuovo arrivato parve scontento
di vedere che si era scoperta e si chin per
rimettere a posto la coperta. Inga sobbalz, sollevando
una mano davanti a s in un vano gesto
di difesa.
L'uomo si arrest di colpo, poi le stese sopra
la coperta con gesti lenti e misurati intesi a rassicurarla.
Non aveva ancora parlato. L'intensit
dei suoi occhi la sorprese, senza tuttavia spaventarla.
La coperta di lana, la casupola poveramente
arredata, il desiderio di non spaventarla...
L'uomo era certamente un monaco.
Dopotutto, si trovavano in un monastero, a
Byrgisey.
I ricordi si affollarono nella sua testa. L'avvicinamento
a bordo della langskip, la scalata della
scogliera, l'attesa con Frowin. Il combattimento
in chiesa. Il monaco che aveva ucciso,
quell'urlo nella lingua dei Pitti che l'aveva avvertita
del pericolo. Ricord lo sguardo duro di
Ivar mentre sollevava l'ascia per colpirla. Indifferente,
come se nulla li avesse mai uniti, come
se per lui fosse stata solo una nemica da uccidere.
Fu assalita dalla nausea.
L'uomo corse via per poi tornare subito con
un contenitore di legno che le tenne davanti al
viso perch potesse liberarsi lo stomaco. Inga
scosse leggermente la testa per fargli capire che
era inutile. Allora lui le offr un otre di cuoio e
la aiut a bere qualche piccolo sorso.
L'acqua aveva un pronunciato sapore di lana
di pecora, ma era fresca e plac la sua sete. Il
pollice dell'uomo le sfior involontariamente la
guancia quando riprese il recipiente, causandole
un fremito. Quel contatto la turb, pi di quanto
avrebbe dovuto. Inga lasci ricadere la testa
sulla coperta; aveva il respiro corto e la testa le
faceva di nuovo male.
L'angoscia la sopraffece.
Per la prima volta in vita sua era alla merc
di uno sconosciuto: incapace di difendersi e
persino di bere da sola. Totalmente vulnerabile.
Dipendeva solo dalla buona volont di quell'uomo,
un nemico. Aveva ucciso uno dei suoi,
per gli di! L'interesse che le mostrava non poteva
che essere una trappola. Di sicuro i monaci
desideravano che lei morisse. Volevano per
forza la sua morte, era nell'ordine naturale delle
cose... Inevitabile. Legittimo, perfino. In caso
contrario quei forestieri sarebbero stati decisamente
strani! Nell'attesa, la tenevano prigioniera
e l'uomo era il suo carceriere.
Innanzitutto lei doveva smettere di addormentarsi
di punto in bianco.
Cerc di spingere indietro la coperta per mettersi
a sedere, in preda a un'ansia incontenibile,
ma una mano sulla sua spalla la ferm.
L'uomo la guard negli occhi e scosse velocemente
la testa. Poi, siccome lei si agitava un
po' sotto la sua presa, le mise un dito sulle labbra
per chiederle di fare silenzio e la costrinse a
sdraiarsi.
Il contatto era cos gentile... Inga cedette alla
sua dolce autorit e si abbandon, sfinita da
quel minimo sforzo. L'uomo la copr e le tast
con cautela la testa, strappandole un piccolo
grido di dolore.
Non toccarmi!
Poi Inga riflett che l'uomo non parlava la
sua lingua. Doveva tradirsi e lasciargli capire
che comprendeva la sua? Era l'unico vantaggio
che sua madre le aveva portato: Inga parlava
correntemente la lingua dei Pitti. Poteva per
essere utile nascondere quella conoscenza per
riuscire a raccogliere delle informazioni sulla
sua prigionia.
Opt per mantenere il segreto e lanci allo
sconosciuto un'occhiata che sper risultasse
minacciosa.
Lui non si lasci intimidire e continu il suo
esame senza curarsi dello stato d'animo di Inga,
che sent le sue lunghe dita affondare nei capelli,con insospettata delicatezza, poi sollevare un
bordo della benda...
Una benda?
Perch portava una benda? Anche il braccio
destro era fasciato. Quell'uomo la curava? Magari
era un guaritore o uno stregone. Non ne
aveva il fisico, ma chiss... Nel dubbio, si lasci
esaminare.
Lui le tolse la benda, corrug le labbra davanti
a quello che vide e and a prendere una
tazza che immerse in un serbatoio d'acqua scavato
nel terreno, dall'altra parte del focolare.
Poi torn ad accovacciarsi accanto a lei.
Docile, Inga non batt ciglio.
Osserv la sua aria concentrata, la mascella
serrata. La barba cespugliosa gli nascondeva
met della faccia. Aveva un naso forte, gli occhi
castani che viravano verso il giallo dorato
del miele liquido, la fronte alta sulla quale ricadevano
delle ciocche scure come torba... e non
troppo pulite. Avrebbe avuto bisogno di fare
una visita a una capanna da bagno! Una volta
ripulito e pettinato, la sua maschia bellezza sarebbe
stata stupefacente.
L'uomo pos la tazza e tir fuori una scatola
di corteccia da una piccola scarsella appesa alla
cintura. Conteneva un balsamo profumato che
lui applic generosamente sulla ferita.
Dopodich gett la garza nel fuoco e gliene
avvolse una pulita intorno alla testa.
Inga si accigli. Lui le rispose con un sorriso
che voleva essere confortante e che le provoc
un'ondata di calore.
Stava guarendo? Si port una mano alla testa
per constatare l'entit del danno, ma lui le afferr
il polso con una forza che la turb e scosse di
nuovo la testa.
Ho capito brontol nella lingua dei Vichinghi.
Lasciami.
Come se avesse intuito il significato delle sue
parole, lui le lasci immediatamente il braccio e
and a fare qualcosa dall'altra parte della casupola.
Inga si tocc il polso che lui aveva stretto.
L'uomo era veloce e forte. Sarebbe stato un avversario
formidabile quando lei avesse cercato
di fuggire, per quanto fosse un monaco.
Uno strano brivido le contrasse le viscere
quando pens alle sue mani su di lei: sul braccio,
sulla testa, sulla guancia appena sfiorata.
Le sarebbe piaciuto farsi toccare di nuovo.
Sospir profondamente, sbalordita dal fatto
di nutrire simili desideri per un estraneo. Il colpo
in testa doveva averle causato qualche danno.
Confidando che tutto sarebbe tornato alla
normalit quando avesse riacquistato le forze,
prese la ciotola di pappa d'avena che l'uomo le
porgeva e si sforz di ingoiare il cibo per accelerare
la guarigione. Poi si riaddorment.
Per diversi giorni, Inga rimase prigioniera di
quell'alternanza di sonno profondo e dolorosi
risvegli.
A poco a poco le fasi di veglia si allungarono.
Erano sempre accompagnate da vaghe reminiscenze
di sogni incoerenti, nei quali le creature
di un'isola montuosa si prostravano davanti
allo strano lupo dagli occhi umani che le sembrava
familiare.
Le sue armi erano scomparse. Nascoste, di
sicuro. L'idea che lei potesse ribellarsi e fuggire
da quella dannata isoletta sembrava assurda, ma
evidentemente volevano assicurarsi che fosse
disarmata. Inoffensiva.
Lo sconosciuto la nutriva con pappa di cereali,
pesce cotto sulla brace, pane, formaggio e
talvolta spezzatino di coniglio. Non era lui che
cucinava. Ogni sera arrivava con un piatto di
terracotta che metteva a scaldare sulla torba
fumante. Il cibo non era mai abbondante: una
sola porzione che si dividevano, mangiando
lentamente, in silenzio, attorno al focolare.
Durante quei pasti, Inga non pot fare a meno
di osservare attentamente l'uomo con il quale
condivideva le sue giornate. Il petto possente, le
lunghe gambe ripiegate, il modo buffo in cui la
sua barba si sollevava quando lui stringeva le
labbra. Le grandi mani, in particolare, la turbavano
suo malgrado. Forse perch conosceva
tanto la loro forza quanto la loro dolcezza. Comunque
fosse, la presenza di quel misterioso
padrone di casa conferiva al suo soggiorno forzato
un che di stuzzicante.
Dopo i pasti, l'uomo applicava il balsamo
contenuto nella scatola di corteccia alla ferita e
metteva una benda pulita. L'operazione era rapida.
Il pi delle volte, lei teneva gli occhi chiusi
gustando l'odore di torba ed erbe secche, il
tocco delle lunghe dita dai gesti precisi che le
sfioravano l'orecchio e il collo... Un tocco leggero,
nonostante lui avesse delle braccia possenti.
Nessuno l'aveva pi toccata con tenerezza
dopo la morte di sua madre, e la tranquilla vicinanza
di quell'uomo silenzioso turbava il suo
cuore solitario senza che lei ne comprendesse il
motivo.
Dimenticava tutto in quell'istante rubato nel
quale sfiorava le rive della felicit, e quasi rimpiangeva
che la ferita al braccio non richiedesse
altre cure: non era profonda e si era rimarginata
in fretta.
Di notte, nel segreto dei suoi sogni, la mente
ritornava inesorabilmente a quei momenti della
giornata. Le presentava a tradimento delle fantasie
in cui il guaritore diventava un amante e le
cure che le prodigava il preludio a una meravigliosa
notte d'amore.
Al mattino ne restavano solo dei frammenti
sparsi che si dissipavano lentamente.
La silenziosa quotidianit si confaceva perfettamente
allo stato d'animo di Inga, combattuta
tra un'ira sorda contro Ivar e un profondo
senso di vergogna dovuto alla sua attuale condizione
di impotenza.
Gli di le avevano rifiutato un grande favore
mantenendola in vita. Se fosse morta mentre
combatteva in chiesa, il suo spirito sarebbe andato
dritto nel Walhalla, una delle sale dell'sgarr,
dove finivano le anime dei guerrieri pi
valorosi. Coloro che un giorno avrebbero potuto
essere richiamati per combattere al fianco di
Odino durante il Ragnark, la battaglia alla fine
dei tempi.
Heimdallr, eterna sentinella del Walhalla,
doveva averla giudicata troppo debole per unirsi
a loro. O magari le donne non erano accettate
nella sala dei guerrieri? Dove finivano gli spiriti
delle skjaldml Nello Helheim, dove avrebbe
trovato anche la sua defunta madre?
Inga si sentiva maledetta, abbandonata dai
suoi di e privata dell'onore. A che cosa serviva
sopravvivere quando era stata rinnegata dal suo
clan, la sua unica famiglia, e imprigionata dal
nemico? Una creatura senza famiglia, senza
clan, non valeva pi di un cane!
Pens a suo padre, lo jarl Gudmund. Ai suoi
amici Herluf e Aslak, al giovane Frowin... A
Oda e alla sua gelosia, a Bjrn e ai loro litigi di
bambini. I suoi pensieri corsero inevitabilmente
a Ivar. Ripens alla freddezza che gli aveva letto
negli occhi quando aveva alzato l'ascia per
colpirla.
Nessuno l'aveva davvero amata, doveva riconoscerlo...
Nemmeno gli di. Non sapeva se ridere
o piangere.
I giorni passarono.
L'aria si fece sempre pi fredda, l'inverno avanzava
insidioso. Un po' pi evidente ogni
giorno che passava.
Secondo i calcoli di Inga, erano trascorse due
o tre settimane dall'attacco, dunque era fine autunno,
stavano arrivando le prime nevi. Presto i
venti avrebbero impedito la navigazione e lei
sarebbe stata bloccata l, in quell'isola remota,
tra monaci dei quali non capiva le motivazioni.
I sogni del lupo divennero pi sporadici. A
volte tornavano, nel cuore di una notte tempestosa,
e la lasciavano ansimante, turbata, immersa
nei loro strascichi fino alle prime luci
dell'alba. A volte le sembrava di udire un lungo
grido, quando si svegliava, ma poi si rendeva
conto che risuonava soltanto nella sua mente.
Leggero e nebuloso, fluttuava dentro la sua testa
come un richiamo... Sebbene non sapesse
chi era questo essere ibrido, mezzo uomo e
mezzo lupo, aveva invece la certezza che le sue
visite oniriche possedevano un significato nascosto
che doveva scoprire.
A un certo punto non ebbe pi bisogno dell'unguento
o della benda. Con le dita palp una
brutta cicatrice in cima alla testa e del sangue
secco tra i capelli. Non tard a rimpiangere le
medicazioni dell'uomo che l'accudiva, la carezza
delle sue dita sul cuoio capelluto...
Per quale motivo tenerla in vita? Peggio ancora,
perch curarla?
L'uomo continuava a tacere. Non rispondeva
ad alcuna domanda, ad alcun tentativo di comunicare
da parte di Inga. Lei non conosceva
nemmeno il suono della sua voce!
Se lo immaginava grave, un po' roco. Forse
aveva quel timbro particolare che faceva pensare
al tuono e che la infiammava immediatamente?
Inga aveva sempre avuto un debole per gli
uomini molto virili e le voci profonde avevano
il potere di farle battere il cuore.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per sentire le intonazioni
della sua voce, per lasciarsi incantare
dalla profonda melodia della sua gola, per fremere
ai suoi brontoli. Al solo pensiero il suo
battito accelerava, il suo grembo fremeva trepidante
di desiderio.
Cerc di incoraggiarlo a parlare, invano. Le
sue labbra, ben modellate come il resto, rimanevano
disperatamente chiuse. Smarrite nella foresta
della barba scura. Inutili e dimenticate.
Era sicuramente muto, ecco perch gli avevano
assegnato il compito di prendersi cura di
lei. E siccome l'udito era normale, era probabile
che non fosse nato privo dell'uso della parola,
ma piuttosto che gli fosse stata strappata la lingua.
Inga arriv a temere che aprisse la bocca
ed evitava sempre di guardarlo mentre mangiava
o sbadigliava, nel timore di scorgere accidentalmente
un moncone di muscolo.
Gradualmente l'atteggiamento dell'uomo mut.
Ora la lasciava sola per la maggior parte della
giornata e, al rientro, era spesso corrucciato.
Cominci a mostrarsi nervoso. Teneva gli occhi
bassi mentre mangiava, e se inavvertitamente
lei incrociava il suo sguardo, vi leggeva un tale
tormento che preferiva tenere il naso affondato
nella ciotola, avvertendo in lui una crescente
agitazione.
Era sempre premuroso, eppure qualcosa era
cambiato: una nuova durezza gli contraeva il
viso e i suoi gesti erano bruschi. I suoi occhi,
solitamente dolci e dorati come il mare nel punto
in cui il sole scompare, erano a volte turbati
da una sorta di ansia o da una strana tristezza.
Da amabile padrone di casa e guaritore, si trasformava
in un pericoloso carceriere dai pensieri
oscuri.
Insisteva che lei non facesse rumore e che
non uscisse di casa. Uscendo chiudeva la porta
e alla sera portava sempre una sola porzione di
cibo. Anche l'imposta dell'unica finestra restava
chiusa e le era proibito toccarla.
Presto Inga si chiese se lui la sorvegliasse, se
vegliasse su di lei o se la stesse nascondendo a
qualcuno.
La risposta arriv presto.
I primi fiocchi vorticavano nel cielo color ardesia
quando lei scopr che era abbastanza forte
da schiudere l'imposta di legno. Poco, quel tanto
che bastava per dare un'occhiata fuori e capire
finalmente dove si trovasse.
Intravide il tetto della chiesa, pi in basso,
circondato da altri edifici che, alla luce del
giorno, le parvero pi miseri che sotto le stelle.
Un po' pi in l, tra la sua prigione e il monastero,
c'erano delle altre casupole e altre ancora
dietro la chiesa. Ud il suono di un martello che
colpiva l'incudine. L'eco delle litanie si librava
nell'aria ovattata, satura di neve, dove tutti i
suoni risultavano intensificati.
Poi Inga ud dei passi che riconobbe senza
sforzo.
Il guaritore stava tornando. Avrebbe riconosciuto
quel passo tra mille! Sia pure con riluttanza,
prov un moto di gioia al pensiero del
suo imminente arrivo.
Inga si allontan in fretta dalla finestra, troppo
in fretta, visto che fu colta dalle vertigini e
dovette prendersi la testa tra le mani.
La porta, tuttavia, non si apr immediatamente.
Un altro passo, pi spedito, si un a quello del
suo silenzioso compagno.
Aspetta, Taran!
Inga sorrise senza motivo, sentendo quel nome
che credeva non avrebbe mai scoperto. Aveva
un suono melodioso... Sfortunatamente, la
finestra si affacciava sul retro della capanna e
lei non poteva vedere il secondo uomo.
Appoggi l'orecchio contro la porta, decisa a
saperne di pi.
Il priore non  un uomo paziente riprese la
voce. Sono passati pi di due mesi!  impossibile
che non ci sia stato alcun cambiamento
nelle sue condizioni, seppur piccolo.
Dei fruscii rumorosi tradirono l'esasperazione
di Taran.
Lo so, non puoi farci niente. Se rimane immersa
in questo strano sonno,  per volont di
Dio. Noi siamo soltanto i suoi umili servitori.
Cerchiamo di comprendere i suoi piani, ma non
sempre ci riusciamo. Come sta? Avr perso
molto peso... Come pu restare in vita se non
mangia da cos tanto tempo?
Una mano si abbatt sulla porta.
Inga sussult. Doveva nascondersi? Taran
l'aveva curata, si fidava di lui. Se le aveva fatto
capire che doveva rimanere nascosta, doveva
esserci una buona ragione.
Cerc febbrilmente un nascondiglio, ma la
casa era arredata poveramente. C'erano solo i
due pagliericci, il fuoco quasi spento, alcuni utensili
sparpagliati, la piccola riserva d'acqua
vicino al focolare... Niente tappeti n letti n
tende. Nemmeno una sedia! Taran possedeva
solo uno sgabello a tre gambe e lei stessa mangiava
seduta a gambe incrociate sulla coperta.
Un colpo risuon contro la porta. Un ansito.
Fuori si stavano azzuffando.
Se davvero non hai niente da nascondere,
lasciami entrare!
Inga si gett contro il muro, dietro la porta
che venne aperta con forza e per poco non la
colp. Cos nascosta, ud la voce irritata del secondo
uomo e vide le spalle del suo protettore
quando si avvicin al suo pagliericcio vuoto.
Dov'? Taran, se sei mio amico, rispondimi!
Che cosa ne hai fatto della ragazza?
Taran allarg le braccia, impotente.
Come sarebbe a dire che non lo sai? Quindi
era vero...  viva ed  guarita. Come  possibile?
L'ho vista con i miei occhi, era come morta
quando l'abbiamo portata qui. Respirava a fatica.
Un nuovo gesto di impotenza.
Che cosa dir al priore? Ammettiamo che
sia guarita per... miracolo, un mistero che non
possiamo comprendere, ma in questo caso dove
si trova? Voglio vederla. Non posso certo annunciare
che  semplicemente scomparsa, che 
volata fuori dalla finestra come una creatura
magica. Era sotto la tua custodia, Taran!
Inga serr le labbra. Sarebbe finito nei guai a
causa sua.
Allora decise di agire. Dopotutto, le aveva
salvato la vita, si era preso cura di lei come nessun
altro negli ultimi dieci anni. Ora si meritava
che lei lo sostenesse, giusto? Doveva farlo per
lealt nei confronti di colui che l'aveva salvata e
all'inferno le conseguenze. Da quando era tornata
dal regno dei morti non temeva pi niente.
Prendendo un profondo respiro, spinse la porta
che cigol leggermente sui cardini.
Un monaco tonsurato le voltava le spalle, ma
Taran era girato verso di lei. Gli occhi dell'uomo
si spalancarono per la sorpresa, tradendo la
sua presenza.
Il religioso si volt e la fiss, colmo di stupore.
Per un istante, nessuno si mosse.
Santa Madre di Dio... mormor il monaco,
facendosi il segno della croce. Le cose si
complicano.
Dal giorno in cui il monaco Drust, il suo nome
lo apprese in seguito, aveva scoperto che lei
era guarita, Inga divenne a tutti gli effetti prigioniera
nella casupola. La porta fu sorvegliata
per impedirle di fuggire. Un uomo anziano e
autorevole, che lei immagin fosse il capo della
comunit monastica, and infine a vederla
quando cominciava a imbrunire. Solo a vederla:
non le rivolse la parola e il suo viso era imperscrutabile.
Dopo averla osservata, gir sui tacchi,
e solamente i pugni serrati tradirono la portata
della sua irritazione.
Poi non si vide pi nessuno per due giorni.
La sua porta era costantemente sorvegliata come
se, da ferita in pericolo di vita, si fosse
all'improvviso trasformata in una pericolosa assassina.
Taran le portava i pasti, ma non dormiva con
lei. Senza dubbio i monaci trovavano troppo
sconvolgente che dividesse la capanna con una
donna.
I cristiani erano cos pudibondi! Inga stentava
a credere che un tempo sua madre fosse stata
cristiana... Le aveva raccontato che avevano
una sola moglie e che certuni, come quei monaci,
evitavano le donne come la peste, per vivere
tra di loro e vestirsi con lunghe tonache.
Quel Taran non era per come loro, lo intuiva
senza sapere come. Inoltre i monaci non lo trattavano
veramente da pari. Avrebbe giurato che
fossero diffidenti, che temessero la sua corporatura
massiccia e i suoi pesanti silenzi.
I monaci erano forse impegnati a decidere il
suo destino? Si chiese preoccupata se la colpa
di Taran fosse grave ai loro occhi, e se sarebbe
stato punito per aver tenuto segreta la sua guarigione.
Una notte, appena dopo il mattutino, ud un
monaco che dava il cambio al confratello di
guardia davanti alla porta, solo che c'era qualcosa
di insolito. I due uomini confabularono un
po', quindi si avvicinarono lentamente alla porta.
Inga riusc a sentire i loro respiri rauchi e irregolari
contro le assi.
Non c'era bisogno di essere una vlva per indovinare
cosa stessero tramando. Come osavano
quei miserabili ritenersi superiori agli altri
uomini? In preda a una collera sorda, Inga si
guard attorno cercando le sue armi, ma poi le
venne in mente che le erano state tolte quando
avevano scoperto che era guarita. Con la mano
destra, ancora debole, afferr per un piede lo
sgabello di Taran, si appoggi al muro e attese
che i monaci si decidessero a entrare.
La sbarra che bloccava la porta venne sollevata.
La porta gir lentamente sui cardini mentre
lei, con lo sgabello sollevato sopra la testa,
si imponeva di restare calma.
Questi due farabutti avranno ci che si meritano...
L'ombra del primo monaco entr nella stanza.
Senza lasciargli il tempo di abituarsi alla
completa oscurit che regnava nella sua prigione,
Inga gli cal lo sgabello sulla nuca. Si ud
uno scricchiolio eloquente.
Il secondo monaco si gett su di lei, urlando
di rabbia. Inga lo prese per un orecchio e cerc
di sollevare di nuovo lo sgabello, ma l'uomo era
molto pi alto e robusto di lei. Lo scontro era
impari.
Le tolse dalle mani l'arma improvvisata e la
spinse con forza verso il fondo della capanna.
Inga vol oltre il focolare di torba ed emise un
forte gemito quando and a sbattere contro il
muro di pietra. L'uomo le fu di nuovo addosso,
tirandola a s, immobilizzandole le braccia. Per
lunghi secondi restarono avvinghiati in un terribile
corpo a corpo, colpendosi a vicenda, e infine
rotolarono a terra.
Esausta per la lotta e colta da una repentina
vertigine, postumo della recente convalescenza,
Inga abbass la guardia per un attimo e sent
che il suo destino era segnato: l'aggressore la
colp al viso con un pugno prima di sollevarle
la tunica fino alla vita. Evidentemente era deciso
a divertirsi, prima di far precipitare la sua anima
nell'altro mondo...
Improvvisamente si ud un rumore sordo.
Scossa, Inga vide il monaco cadere all'indietro
con la lama scura di un pugnale conficcata
nella gola. Dopo un breve sussulto, l'uomo rest
immobile. Sulla soglia c'era Taran, furioso, con
la barba fremente e gli occhi selvaggi. Gli sfugg
un singhiozzo e dovette appoggiarsi allo stipite
della porta, come se le sue spalle fossero
gravate da un fardello troppo pesante.
Poi, prima che lei si rendesse conto di tutte le
implicazioni del suo terribile gesto, lui si tolse
svelto la veste monacale. Sotto portava dei calzoni
a grandi riquadri arancioni e una camicia
azzurra, i cui colori vistosi erano ben visibili
nel bagliore del fuoco morente.
Rimise in piedi Inga con una mano e cominci
a rovistare dietro le assi che sostenevano il
tetto. Tir fuori un involto di stoffa rossa molto
polveroso, legato stretto. Lo srotol, rivelando
una lancia e una spada che lei immagin fossero
sue; l'involucro rosso era in realt un corto
mantello che aveva visto giorni migliori. Lui lo
scosse, se lo gett sulle spalle e lo ferm con
una fibula d'oro decorata; in un batter d'occhio
l'austero monaco si era trasformato in un variopinto
energumeno. In altre circostanze, Inga sarebbe
probabilmente scoppiata a ridere.
Taran tocc la spada con la punta di un dito,
quasi timidamente. Sembrava turbato. Tremante
come un uccello ferito, era chiaro che stava lottando
contro qualcosa...
Un pensiero, un ricordo?
Inga sent il cuore stringersi davanti a tanta
angoscia. Non aveva gli strumenti necessari per
comprendere quell'uomo enigmatico, ma aveva
imparato ad apprezzare la sua presenza rassicurante
anche se muta, le sue cure costanti, la dolcezza
mescolata a fermezza di ogni suo gesto.
Non le avrebbe mai fatto del male, ne era sicura.
Anzi, le aveva salvato la vita, quando i suoi
stessi compagni avevano invece cercato di ucciderla!
Gli si avvicin per osservarlo meglio, per
sondare i suoi pensieri. Lui si volt. Allora gli
occhi di Inga si posarono sulle sue mani: le armi
erano un po' polverose, il metallo arrugginito
qua e l, ma Taran le maneggiava con tanta
sicurezza che lei non ebbe pi dubbi. Il suo salvatore
non era un monaco. Era un guerriero!


Capitolo 4.

Taran non avrebbe mai immaginato di dover lasciare
quel posto, che era stato il suo rifugio per
cos tanto tempo, in simili condizioni, fuggendo
come un ladro dopo aver ucciso un monaco con
le sue mani! E senza alcun rimorso, aveva dovuto
constatare con sua grande sorpresa.
Era chiaro che non avrebbe mai ottenuto la
remissione dei suoi peccati: Dio non voleva il
suo ravvedimento. Perch l'aveva spinto a dirigersi
verso la casupola, dopo il mattutino? Affinch
scoprisse lo spettacolo rivoltante dei suoi
zelanti servitori che aggredivano una donna ferita
e inerme? Affinch vi assistesse senza intervenire?
Dopo tutta la pena che si era dato per
salvarla, non avrebbe potuto lasciare che la assassinassero
nel bel mezzo della notte. Il suo istinto
si era risvegliato e la sua mano aveva automaticamente
afferrato il pugnale.
Un attimo dopo il monaco era morto.
Che cosa poteva fare se non darsi alla fuga?
Maledetta donna! Come se non fosse bastato
indurlo a infrangere il voto del silenzio, l'aveva
costretto a uccidere per difenderla. A uccidere
un uomo di Dio, per giunta! Il peccato ultimo,
quello pi grave.
Taran si sforz di soffocare le ondate di rabbia
che infuriavano dentro di lui. Innanzitutto
dovevano fuggire da Byrgisey prima che il loro
duplice delitto venisse scoperto. Le leggi di Dio
non erano clementi con gli assassini dei monaci.
Afferr il braccio della vichinga e usc nella
notte, impaziente di respirare l'aria fresca per
schiarirsi le idee. Girando attorno alla casupola,
cerc la sagoma chiara di un masso che aveva
portato l qualche tempo prima per segnare la
posizione del nascondiglio... Lo spost senza
troppa fatica, la fretta lo rendeva pi forte. Sotto
il masso, raschi la scura terra indurita dal
gelo con la punta della spada e ben presto dissotterr
le armi confiscate alla vichinga e gliele
porse senza guardarla.
Poi, alla luce delle stelle, la guid in mezzo
alle case con il cuore che batteva forte come
prima di una battaglia. Fortunatamente le nuvole
si erano dissolte e, grazie alla neve caduta da
poco, non avevano bisogno di torce per avanzare:
il debole chiarore delle stelle si rifletteva
sulla distesa immacolata.
Non aveva paura. Al contrario, con estrema
sofferenza doveva riconoscere che tutto il suo
essere vibrava di un'eccitazione esplosiva dopo
essere stato frenato cos a lungo. Aveva caldo,
insensibile com'era al freddo di quella notte invernale.
L'aria era carica del fetore delle alghe
che si depositavano sulle rocce durante il riflusso
della marea.
Dovevano muoversi in fretta. Presto il mare
avrebbe ricoperto la loro unica via di fuga.
Concentrandosi, ricord che la marea era stata
bassa nel tardo pomeriggio, il che significava
che le acque avevano ricominciato a salire. Se
si fossero sbrigati, avrebbero potuto raggiungere
l'altra isola prima che fosse troppo tardi. Era
la loro unica possibilit.
Si introdussero nel cimitero. La guerriera non
apriva bocca; lo seguiva docilmente, stringendo
l'impugnatura della sua spada e asciugandosi di
tanto in tanto il sangue che le usciva dal labbro,
spaccato dal pugno del monaco. Taran era sollevato
di non doverla convincere a lasciare l'isola
con lui: aveva chiaramente compreso l'urgenza
della situazione.
All'improvviso, la donna si arrest davanti alla
pietra eretta che portava incisi dei motivi pitti
che lui conosceva bene. Le strinse il braccio per
tirarsela dietro, ma la vichinga continu a esaminare
con attenzione le scene incise, sfiorandole
con le dita per distinguerle meglio nell'oscurit.
Che cosa poteva capirci una barbara
come lei? Taran lasci vagare gli occhi un'ultima
volta sulla pietra.
Quante ore aveva passato, dopo essere arrivato
al monastero, a cercare in quegli antichi simboli
le risposte alle sue domande? C'erano lo
specchio delle anime, il disco lunare che illuminava
la via dei defunti, la foca e l'aquila che
simboleggiavano il cielo e l'oceano uniti attorno
alla terra, e infine tre guerrieri in tenuta da cerimonia.
Cinioiod mac Artcois in persona.
Zampa d'orso. Secondo la leggenda, il primo re
dei Pitti che aveva messo piede a Byrgisey, accompagnato
da due dignitari con lancia e scudo.
Un grido risuon lontano.
Fermateli! Hanno ucciso i nostri confratelli!
Troppo tardi, erano stati scoperti. Qualcuno
doveva aver trovato i cadaveri dei monaci, la
casa vuota... E aveva capito che cosa significava.
Gi si vedevano delle sagome scure che correvano
nella loro direzione.
Riscuotendosi, Taran spinse con decisione la
vichinga verso il portale della chiesa e poi sul
sentiero che portava all'unico accesso all'isola.
Come sempre con la bassa marea, nel corpo di
guardia dovevano esserci due novizi che non
avrebbero osato intralciare il loro cammino.
Strinse pi forte la piccola mano calda della
sua protetta. Dovevano muoversi in fretta, prima
di essere catturati. Un uomo che non brandiva
una spada o una lancia da un anno e una
donna ferita non potevano difendersi contro una
ventina di monaci inferociti per l'odio.
Andiamo disse alla vichinga.
Lei gli sorrise, sorpresa e visibilmente felice
di udire il suono della sua voce. Furioso di sentire
il proprio rancore allentarsi, Taran la trascin
ancora pi in fretta sul sentiero spazzato dal
vento.
Si misero a correre, ma dei passi affrettati echeggiarono
dappresso. Una voce familiare colp
con forza Taran.
Come hai potuto, Taran?
Si bloccarono.
Drust...
Aveva sussurrato dolcemente il suo nome,
come se quel segno di rispetto potesse attenuare
il male che aveva appena fatto. Con le guance
rigate di lacrime, ansimante per la corsa, il monaco
lo fissava inorridito. Aveva di sicuro capito
che Taran avrebbe cercato di fuggire dall'isolotto
e si era precipitato per arrivare prima degli
altri, per avere l'opportunit di parlargli da solo.
Un'ultima volta.
I nostri fratelli! Tu hai... assassinato i nostri
confratelli. Ho appena visto i loro corpi senza
vita, ho immaginato che fossi stato tu. Che fossi
fuggito dopo aver compiuto il tuo miserabile
crimine! Non avrei mai creduto che il Maligno
albergasse ancora nel tuo cuore...  chiaro che
ci hai ingannati tutti.
Fece un passo indietro, con una smorfia di orrore
che gli distorceva il viso.
Che io sia maledetto per averti trovato, raccolto,
per aver avuto piet di te! Ho creduto che
fossi sinceramente pentito. Allora fuggi, finch
sei in tempo e finch io sento ancora un po' di
amicizia per te. Fuggi e non tornare mai pi!
A quale scopo difendersi? Taran si sentiva
impotente di fronte alla propria perfidia, di
fronte alla generosit del monaco che si offriva
di coprire la loro fuga. La loro amicizia era stata
cos importante per Drust che alla fine l'aveva
spinto a tradire i suoi confratelli per salvare
la vita a lui, un assassino indegno di fiducia...
Taran pronunci le sole parole che non potevano
offendere l'amico, il quale stava compiendo
un nobile gesto nei confronti di lui, un criminale.
Addio, amico mio.
Poi si precipit al posto di guardia, seguito
dalla vichinga, chiedendosi se sarebbe mai riuscito
a comportarsi da uomo d'onore.
L'accesso all'isola era custodito da due novizi.
Giovani, sorridenti. Taran li conosceva di
vista. Non aveva mai rivolto loro la parola, ma
alla sua richiesta aprirono la porta senza fare
domande.
Tuttavia, all'ultimo momento, uno dei due esit.
Non sapevo che dovessi partire stanotte. 
tardi...
Nello stesso istante, delle grida si levarono
sul sentiero dietro di loro. Drust non era riuscito
a ritardare ulteriormente i loro inseguitori.
No! Fermateli!
La guerriera colp il novizio con un pugno al
ventre e alz la spada per dargli il colpo di grazia,
ma Taran la blocc con la propria lama, imperioso.
Troppo sangue era stato versato quella
notte. Vide un lampo di sbalordimento attraversare
il suo sguardo, ma alla fine rinfoder la
spada.
Si volt allora, con l'arma in mano, per correre
verso la strada rocciosa prima che le acque
salissero troppo. Il secondo novizio cerc di
trattenerlo. Taran lo spinse via facendolo cadere,
ma il monaco torn alla carica.
Le grida si avvicinavano. Alla fine, il pitto
dovette colpirlo in faccia per sbarazzarsi di lui.
Dopodich la donna vichinga lo afferr per un
braccio e lo spinse verso l'uscita.
Taran non vide il giovane monaco crollare
nella neve con il naso spezzato, a causa delle
lacrime amare che gli offuscavano la vista.
L'acqua stava salendo, ma la barriera rocciosa
pi soprelevata era ancora praticabile. Scosso
per aver ucciso un monaco e averne colpito un
altro, Taran fissava senza reagire le onde scure
che inghiottivano la levigata rotondit delle
rocce. Una dopo l'altra le lacrime furono assorbite
dalla sua barba.
Le onde assalivano la terra con un fragore assordante.
Non avevano molto tempo, eppure
Taran non riusciva a compiere il minimo gesto
nonostante l'urgenza della loro situazione e i
pericoli della traversata.
La vichinga lo scrut per un momento in silenzio,
alla fine intu che non era in grado di
farli attraversare e prese l'iniziativa. Lo tir per
il mantello, lo spinse da dietro, appoggiandosi
alle sue spalle per costringerlo a muoversi.
Quando alla fine cominci a camminare, lei lo
super saltando da una pietra all'altra per aprire
la strada. Si girava spesso per incoraggiarlo con
lo sguardo, per fargli un cenno con la mano.
Taran rimise nel fodero la spada, strinse la
lancia, il cui contatto gli era cos familiare, e la
segu senza pensare, incapace di ragionare o di
ricordare il motivo per cui dovevano fare in
fretta. Era come se fosse avvolto da una nebbia
invisibile che lo tagliava fuori dal resto del
mondo.
Presto dovettero entrare in acqua per poter
andare avanti. Prima le caviglie, poi le gambe.
Il mare era gelido e furono costretti a rallentare.
Respiravano a fatica, senza fiato per il dolore:
era come avere i piedi e i polpacci intrappolati
in un cappio che diventava sempre pi
stretto, impedendo che il sangue affluisse agli
arti. In pochi secondi, Taran perse la sensibilit
nella parte inferiore del corpo. Ma non gli importava.
Dietro le sue palpebre sfilavano visi distorti
dalla smorfia della morte e nelle sue orecchie
risuonavano lamenti di agonia. Persino all'aperto,
in quella fredda notte invernale, si sentiva
soffocare e sudava copiosamente, come se fosse
intrappolato in una stanza troppo piccola... Non
una stanza qualsiasi. La stessa maledetta stanza
affollata di cadaveri che lo torturava sempre,
assillando i suoi pensieri e ossessionando i suoi
sogni.
Quando sarebbe finito quell'incubo?
Si concentr sulla figuretta snella che portava
uno scudo rotondo, luccicante sotto le stelle, e
lo guidava nel suo ritorno al mondo degli uomini.
Urla e imprecazioni si avvicinavano alle
loro spalle, ma gli inseguitori non potevano
raggiungerli. Era troppo pericoloso in quella
notte d'inverno e con la marea crescente.
Quando furono a met della traversata, le onde
divennero pi violente, come se l'oceano
stesso cercasse di impedire loro la fuga. Taran
vide la giovane donna vacillare pericolosamente
circondata da una corona di schiuma. Gli
venne in mente che non era ancora completamente
guarita dalla ferita alla testa.
La vichinga si immobilizz, come raggelata,
e lui si affrett in suo soccorso.
Un'altra ondata li invest con forza quando
infine la raggiunse, e con ogni probabilit questa
volta sarebbero caduti tra i flutti tempestosi
se non si fossero goffamente aggrappati l'uno
all'altra.
La temperatura gelida dell'acqua aiut Taran
a riprendersi del tutto.
Presto! url per coprire il mugghiare fragoroso
delle onde. Avanti, avanti!
La vichinga gli si aggrapp alle spalle per resistere
all'assalto dei marosi, e cos fecero ancora
qualche passo, strettamente avvinti per proteggersi
a vicenda. Le correnti marine erano
violente. Si arrotolavano subdolamente intorno
alle gambe intorpidite dei fuggiaschi per attirarli
nelle loro profondit.
Taran la strinse a s con tutte le sue forze, pur
mantenendo la presa sulla lancia: purtroppo non
poteva fare altro che tenerla in mano.
Ancora qualche passo, sotto l'assalto dell'oceano.
Altre visioni del passato lo assalirono, ma
stavolta lui le respinse con fermezza in un angolo
della mente. Il suo tormento poteva attendere,
sempre che fossero sopravvissuti a quella
follia. La vichinga grid qualcosa che lui non
cap, senza dubbio un incoraggiamento, e indic
la riva di Orkn, cos vicina...
Improvvisamente Taran scivol su una roccia
ed entrambi scomparvero sotto la superficie dei
flutti.
Senza fiato, paralizzato dal freddo intenso e
con gli occhi bruciati dal sale, Taran ebbe la
sensazione di lottare a lungo contro le dita gelide
del mare.
Da solo. La vichinga non era pi con lui. Il
mantello di lana, impregnato d'acqua, lo attirava
inesorabilmente verso il fondo. Strinse nel
pugno l'asta della lancia e lott di nuovo contro
il gorgo che cercava di sopraffarlo, determinato
a sopravvivere a quella notte apocalittica.
Finalmente avvert di nuovo il terreno sotto i
piedi e con una spinta disperata riemerse verso
l'aria, i polmoni in fiamme. Fu nuovamente
sommerso e risputato fuori dalle onde. La prima
cosa che vide fu la volta stellata. Poi la riva
scura a poche bracciate di distanza. In qualche
modo riusc a nuotare verso la terraferma, e ben
presto due piccole mani lo afferrarono sotto le
ascelle per aiutarlo a uscire dall'acqua.
La vichinga tir con tutte le sue forze e insieme
caddero sulla spiaggia di ciottoli, senza
fiato. Taran sput un po' d'acqua di mare prima
di essere colto da un accesso di tosse. Quando
riprese fiato, si asciug gli occhi lacrimosi e
guard la sua protetta. La rabbia lo riassal immediatamente.
Anche lei era fradicia e dolorante, eppure
sorrise nonostante il labbro spaccato, chiaramente
felice di essersela cavata. In fondo erano
al sicuro e lontani dal monastero. Per lei andava
tutto bene. Di sicuro era ben lungi dall'immaginare
lo stato d'animo di Taran e il risentimento
che provava nei suoi riguardi.
Lui non pot fare a meno di osservarla mentre
controllava la sua attrezzatura, ancora sorpreso
di vedere una donna che portava delle
armi, e per giunta con tale destrezza. La vichinga
era piccola ma forte e deliziosamente femminile.
Lui conosceva l'eleganza del suo corpo
e le sue graziose rotondit, avendole intuite sotto
i vestiti quando si era preso cura di lei, giorno
dopo giorno.
L'occhiata di sottecchi che lei diede alla sua
lancia da guerriero lo strapp alle sue fantasticherie.
Ora lei sapeva che non era un monaco.
Aveva indovinato che razza di uomo fosse?
Nonostante il risentimento che lo animava, Taran
sperava di no.
Balz in piedi e imit la vichinga, controllando
di non aver perduto nulla nel loro bagno
inaspettato. La spada era ancora nel fodero, il
piccolo scudo rotondo appeso alla sua schiena,
il pugnale e la borsa saldamente fissati alla cintura.
Sfiorando con la punta delle dita il metallo
bagnato e la pelle indurita dal sale, dovette soffocare
un malvagio senso di completezza.
Fece una smorfia. Malgrado tutta la sua riluttanza,
ritrovare il proprio passato si accompagnava
a una dolce nostalgia che lo faceva sentire
molto in colpa. Strizz il suo vecchio mantello con forza nel tentativo di concentrarsi su
qualunque cosa potesse distoglierlo da quei
pensieri inquietanti.
La donna gli si avvicin e, senza che lui capisse
la ragione del suo gesto, lo afferr per un
braccio guardandolo con aria interrogativa.
Taran si liber con un ringhio. Chi si credeva di
essere? L'aveva portata con s solo perch era
stato costretto. Sul momento non aveva avuto
altra scelta e, ripensandoci, gli sembrava di essersi
sottomesso alla divina volont. Ma quasi
se ne pentiva, tanta era la sua rabbia.
Un anno! Un anno di penitenza, di silenzio
assoluto, di digiuni, di ferventi preghiere per la
salvezza della sua anima. Tutto mandato all'aria
da una minuta, bella donna appartenente a un
popolo di pirati! Per prima cosa, il voto del silenzio
infranto, poi l'omicidio di un monaco e
per finire i pugni dati a un altro, che era per
giunta poco pi di un ragazzino.
Era troppo.
Senza tante cerimonie Taran la fece girare e
la sospinse davanti a s, dirigendosi verso oriente.
Lei si dimen, si indign e alla fine lo
costrinse a lasciarla andare.
Avanti! le ordin lui. Allontaniamoci!
Spero che tu non abbia nulla in contrario a fare
una passeggiata notturna con me, poich ci aspetta
una lunga camminata.
Aveva la strana sensazione che lei capisse
ogni sua parola, ogni sua intonazione. La donna
socchiuse gli occhi senza rispondere, limitandosi
saggiamente a obbedire. Camminavano a
fianco a fianco, rabbrividendo a causa degli indumenti
fradici.
Taran not che erano approdati a sud del villaggio
che sorgeva sulla costa di fronte al monastero,
dove era solito venire a vendere i prodotti
dell'ovile. Dovevano allontanarsi il pi rapidamente
possibile, senza indugio, perch se le
nuvole cariche di neve non fossero tornate, la
mattina seguente le loro impronte sarebbero state
chiaramente visibili.
Continu ad avanzare nella pianura senza sapere
dove stesse andando, divorato dal senso di
colpa, incapace di riflettere con calma. Un suono
di passi leggeri al suo fianco gli ricordava la
silenziosa presenza della vichinga. La sent imprecare
sottovoce quando inciamp in una pietra,
probabilmente nascosta sotto lo strato di neve;
nonostante il lucore diffuso delle stelle e il
candore livido del terreno, l'oscurit ostacolava
la loro fuga. Bastava un attimo di disattenzione
per scivolare su una roccia ghiacciata, o per
rompersi una caviglia in un buco nascosto dalla
neve. In un caso del genere, il loro destino sarebbe
stato segnato.
All'improvviso si alz il vento, strappando
dei brandelli neri alle nuvole ammassate a ovest,
sopra l'oceano. Ben presto copr il fragore
dei marosi con il suo lamento. Era cos freddo,
cos penetrante da mozzare il respiro, da piantare
degli aghi nel corpo e una lama nelle orecchie.
In pochi secondi furono entrambi congelati.
Brutto segno.
Era solo il suo secondo inverno alle gelide latitudini
di Orkn, per Taran sapeva riconoscere
l'inizio di una tempesta. Acceler il passo,
ma presto si rese conto che la vichinga non lo
seguiva pi.
Si volt a cercarla da tutti i lati.
Una figuretta lottava contro il vento, diretta a
meridione, gi lontana. Avanzava lentamente,
con le braccia alzate davanti al viso in una penosa
difesa dalle folate glaciali.
Senza riflettere, ancora una volta Taran si
precipit verso di lei, traboccante di rabbia. Le
fu addosso in pochi passi e la prese per un braccio.
I loro occhi si incontrarono. Lei corrug le
sopracciglia, l'espressione dura. Si agit, tent
di divincolarsi, ma la determinazione di Taran
raddoppiava la sua forza e l'uomo serr crudelmente
le dita. Non sapeva neanche lui perch
stesse reagendo in quel modo.
Voleva che lo accompagnasse.
Oppure che lei lo portasse con s ovunque
fosse andata.
Nonostante tutto il risentimento, tutti i rimpianti,
non le avrebbe permesso di uscire dalla
sua vita tanto in fretta. Se si trovava in quella
situazione era a causa sua, quindi non poteva
fuggire e abbandonarlo proprio ora! Se la sarebbero
cavata insieme, oppure sarebbero morti insieme.
Non c'era altra via d'uscita.
Lasci uscire un brontolio tra i denti serrati,
ma la vichinga non si lasci impressionare.
Pronunci una frase nella sua lingua, in tono
aspro... E siccome Taran non cap, gli diede un
pugno sulla spalla che lo fece vacillare.
Aspettami! sbrait lui senza lasciarla andare.
Vengo con te.
Anche se non capiva la lingua, avrebbe percepito
la sua determinazione.
I nostri destini sono legati, mia cara, costi
quel che costi... Dove vai tu vado anch'io.
Le invettive della vichinga diminuirono gradualmente
d'intensit, poi si spensero nel silenzio
ovattato che accompagnava il ritorno delle
nuvole. Presto avrebbe nevicato. La visibilit
era diminuita e dovevano fare ancora pi attenzione.
Lasciami in pace.
La donna aveva parlato! Il suo tono era calmo
e misurato e Taran cap quello che diceva.
Parlava la sua lingua.
Il pitto.
Si irrigid, scuotendo ostinatamente la testa
nell'aria gelida. La vichinga ricominci a divincolarsi,
costringendolo a rafforzare la presa sul
suo braccio.
Lasciami andare proruppe, lottando invano
contro la sua stretta ferrea. Le nostre strade si
dividono qui!
Sbagliato. Io vengo con te, quindi non pensare
di piantarmi in asso.
No! Vuoi lasciarmi andare, una buona volta?
Ti sto dicendo che vengo con te ringhi
Taran, stavolta pi forte.
Ma... ma perch? Non riesci a cavartela da
solo? Io s! Quindi lasciami andare.
Dove?
La donna riflett per alcuni lunghi istanti, durante
i quali il vento si rafforz ulteriormente. I
primi fiocchi volteggiarono dolcemente nell'aria
tra di loro.
A sud ammise lei, alla fine. C' gente del
mio popolo che si  stabilita sulla costa meridionale
dell'isola, in un luogo chiamato Strmney.
Voglio andare da loro. Mi aiuteranno sicuramente
a tornare a casa. Ma questo riguarda
me, non te!
Taran aveva sentito parlare di quel posto. Un
gruppetto di guerrieri vichinghi aveva scelto
come proprio domicilio un posto sulla costa
meridionale dell'isola, dopo averla saccheggiata,
e vi si era stabilito con donne e bambini.
D'accordo brontol, alzando la voce per
farsi sentire al di sopra delle raffiche glaciali.
Allora si va a sud.
Che cosa...? Io vado a sud, non tu.
E io ti ripeto che non ci separeremo! Vengo
con te.
Dove vai tu, vado anch'io, che ti piaccia o
no, perch Dio ha voluto cos.
Con un po' di fortuna, Taran avrebbe ottenuto
l'eterna salvezza obbedendo a quell'ordine. Aveva
ancora cos tanti peccati da riscattare per
ottenere la redenzione... Supponendo che potesse
mai guadagnarsela. Era davvero il Signore
che aveva messo quella straniera ferita sulla sua
strada? Lui aveva voluto che Taran la proteggesse
per poi cedere ai suoi vecchi istinti e uccidere
un monaco? Non sapeva pi cosa pensare.
Nel frattempo, si rifiutava di lasciare andare
quella donna. Se si fossero separati l, il suo
tradimento nei riguardi dei monaci di Byrgisey
avrebbe perso ogni significato. E non poteva
sopportarlo.
Chiaramente la vichinga fraintese le ragioni
delle sue parole, poich gli intim un'altra volta
di lasciarla sola e andarsene. Nella tormenta, lui
non riusciva a distinguere la sua espressione. La
voce era diventata stridula e il suo respiro accelerato
formava volute chiare e regolari nell'oscurit.
Era evidente che cominciava ad avere
paura.
Con un sospiro, Taran conficc saldamente la
lancia nel terreno prima di spiegarle la situazione
con esagerata pazienza, come se avesse a
che fare con una bambina testarda e capricciosa.
Il messaggio di Dio  stato abbastanza chiaro:
ti ha affidato a me fino al tuo ultimo respiro.
Pensavamo tutti che non ce l'avresti fatta. E invece
sei sopravvissuta. Non importa quanto
tempo ti rimane da vivere, adesso. Salvandoti,
Dio ha voluto che stessi con te e che tornassi
nel mondo degli uomini. Il mio esilio era durato
abbastanza, ai suoi occhi.
Ascolta... Mi hai salvato la vita, mi hai protetto
e io te ne sono grata. Oggi ti libero da questa
specie di... promessa.  finita. Tu e io non
andremo nella stessa direzione.
Su un punto ti sbagli:  Dio che ti ha salvata,
lui solo! Non io. Ed  a lui che obbedisco,
venendo con te. Tu non hai voce in capitolo.
Con quelle parole, Taran infine le lasci il
braccio e si mise in marcia verso meridione,
sotto i fiocchi sempre pi fitti.
Non si volt neanche una volta. I passi regolari
della sua protetta, che lo seguiva da vicino,
stranamente lo rassicuravano. Non si sentiva
pi solo al mondo.
Camminarono a lungo nella landa spazzata
dal vento, a volte ingobbiti per difendersi dalle
raffiche cariche di fiocchi, a volte affondando
fino alle caviglie nel terreno zuppo d'acqua.
Nessuno dei due parlava. Niente di strano: per
il momento si erano detti tutto quel che avevano
da dirsi. E poi tremavano troppo per parlare
mentre affrontavano la tormenta.
La quiete ritrovata comunic a Taran un intenso
sollievo. Anche se aveva infranto il voto
del silenzio, probabilmente sarebbe rimasto pi
taciturno di prima, quando era ancora un giovane
guerriero fiero e impetuoso pronto a fare
qualsiasi cosa per compiacere suo zio... Il suo
carismatico zio, che tutti seguivano ciecamente
perch sapeva trasmettere la propria sicurezza,
la propria determinazione. A quei tempi Taran
era uno dei suoi pi fedeli seguaci, uno di coloro
nei quali lo zio sin troppo ambizioso riponeva
tutta la sua fiducia. Uno di quelli che non facevano
mai domande, nemmeno quando era
stato chiesto loro di macchiare la purezza della
loro anima commettendo degli atti abominevoli.
Quei tempi erano molto lontani!
Ora il silenzio lo rassicurava. Allontanava da
lui, forse solo temporaneamente, i fantasmi del
passato e gli permetteva di sperare nella redenzione.
Quando le raffiche di vento e neve divennero
ancora pi violente, Taran tese la mano per aiutare
la vichinga a proseguire. Lei cerc di respingerlo
e cadde sotto l'impeto della tormenta
che infuriava intorno a loro. Stava esaurendo le
forze.
Il cielo cominciava a schiarirsi un poco verso
est. Presto avrebbe fatto giorno. Attorno a loro,
nient'altro che basse colline solcate dalla tormenta
e la riva di un lago del quale non si riusciva
a comprendere l'estensione.
Taran aiut la sua compagna di sventura a
rialzarsi e le fece dei segni che lei non comprese.
Che cosa?
Al riparo! url infine lui.
La vichinga annu, poi lo segu passo passo,
incollandosi a Taran per proteggersi dal vento
come meglio poteva. Lui conosceva un posto.
Un rifugio sicuro dove aveva dormito per qualche
ora lungo la strada per il monastero, quando
era arrivato sull'isola. Avrebbero potuto riposare
l quanto volevano, perch a nessuno sarebbe
venuto in mente di andare a cercarli laggi.
Spinto dal desiderio di proteggerla, afferr la
mano della vichinga e la strinse nella sua.
Era sempre l.
Ovvio che c'era ancora! Una tomba non si
sposta.
Taran prov un moto di nostalgia alla vista
della collinetta erbosa che si levava all'orizzonte
davanti a loro. Spiccava a malapena nella
piana, seminascosta dalla tormenta, ma lui riconobbe
perfettamente la grossa zolla che celava
l'ingresso del mausoleo.
Strinse la mano della sua protetta, della quale
ignorava ancora il nome, e a gesti le fece capire
che doveva essere cauta: un largo fossato circondava
la vecchia tomba e dovevano evitare di
caderci dentro.
La guid con precauzione fino alla base della
collina artificiale e le indic l'ingresso di un
basso cunicolo che conduceva all'interno del tumulo.
Quando lei esit, la sospinse senza complimenti.
Non avevano tempo da perdere, la tormenta
peggiorava e loro erano ormai intorpiditi
dal freddo. Avevano bisogno di un fuoco.
Piegato in due, Taran entr in fretta dietro di
lei nel cunicolo buio, tastando con le dita intirizzite
la parete liscia. Dopo la prima met della
galleria, le pareti del passaggio erano costituite
da un'unica lastra di arenaria. I ricordi riaffiorarono
alla sua memoria: l'ultima volta che era
stato l, aveva passato la notte a piangere sul
suo destino e a maledirsi per l'eternit.
Alla fine, dopo aver strisciato per un tempo
che gli parve infinito, le sue mani incontrarono
solo il vuoto, e allora comprese che era arrivato
nella camera principale. Usc completamente
dal cunicolo per non ostruire la loro unica sorgente
di luce, battendo le palpebre per abituarsi
all'oscurit. Appoggi la lancia contro la parete
di pietra e si massaggi le articolazioni doloranti.
La temperatura era decisamente pi mite in
quell'antica tomba, rispetto alla furia degli elementi
che si scatenava all'esterno.
Nella penombra riusc a distinguere due piedi
calzati di stivali di pelle sottile. La vichinga si
era raggomitolata in un angolo della sala.
Era scossa dai brividi. Taran sent che le battevano
i denti.
Appoggi lo scudo a terra, slacci il mantello
e lo distese sulle lastre di pietra, poi cominci a
frugare dappertutto.
Nelle pareti si aprivano altri tre cunicoli pi
angusti, li ricordava perfettamente. Ognuno di
essi si affacciava su una piccola camera funeraria
ingombra di detriti privi di interesse. Le aveva
gi esplorate un anno prima e aveva provato
un profondo senso di disagio in quelle minuscole
stanze sotterranee dove il tanfo era insopportabile.
Un misto di terra, muffa e polvere
di secoli. A quando risalivano quelle camere?
Di sicuro dal loro abbandono erano trascorse
decine di generazioni. I tesori che avevano contenuto
erano scomparsi da tantissimo tempo,
ma un anno prima lui era stato in grado di accendere
un buon fuoco confortante grazie a dei
pezzetti di legno.
Se fosse riuscito a trovarne degli altri, l'avrebbe
acceso anche ora. In quello spazio angusto
in cui il freddo non penetrava dall'esterno,
qualche timida fiamma sarebbe bastata a riscaldarli
in breve tempo. Senza luce la ricerca avrebbe
richiesto del tempo, ma valeva la pena
di tentare.
Per fortuna, alla fine trov dei detriti che potevano
essere usati come combustibile. Pezzi di
legno, un frammento di stoffa, delle lunghe ossa
capaci di alimentare un fuoco. Inoltre, nel
cunicolo d'accesso si erano ammucchiate delle
foglie morte soffiate dal vento.
Taran torn nella sala principale e accatast
sapientemente i suoi tesori in un piccolo fal.
Cerc di controllare il tremito delle mani per
essere pi efficiente. Gli effetti del freddo stavano
diventando un problema serio... Doveva
fare in fretta. Con la coda dell'occhio, vide che
la donna lo osservava senza muoversi, ancora
raggomitolata nel suo angolo, le mani strette attorno
alle ginocchia piegate per impedire che
tremassero.
Estrasse maldestramente due piccoli oggetti
dalla scarsella e, dopo qualche sfregamento dell'acciarino,
una scintilla ruppe l'oscurit. Per
quanto strano, Taran si sent ancor pi a disagio.
Preferiva non vederci affatto nello spazio
ristretto del loro rifugio! Le fiammelle illuminavano
ora l'intera sala: negli angoli, alte lastre
verticali svettavano tra le aperture che conducevano
alle tre camere funerarie, mentre strati
di pietre da costruzione si sovrapponevano inclinandosi
gradualmente fino al soffitto a volta.
Un brivido lo scosse, e questa volta non aveva
nulla a che fare con il freddo.
Si lasci scivolare lungo il muro mentre la
sua protetta si avvicinava alla fiamma tremolante
per riscaldarsi. Le ombre danzavano sugli zigomi
alti, scavando il suo bel viso e illuminando
i capelli intrecciati di riflessi biondi. La ferita
al labbro non sanguinava pi e lei sembrava
non farci pi caso: sarebbe guarita in fretta.
Taran chiuse gli occhi facendo finta di dormire.
Non voleva essere costretto a parlare con lei.
In tutta sincerit, non gli importava che conoscesse
la sua lingua e neanche gli interessava
sapere il perch. Non voleva pi vederla. N lei
n quell'angusta tomba soffocante.
Voleva soltanto essere da qualche altra parte,
il pi lontano possibile.
Probabilmente si appisol per qualche istante,
poich quando apr gli occhi, riposato e riscaldato,
si ritrov solo nella tomba. La vichinga
era sparita.
Scomparsa, senza lasciare traccia del suo
passaggio, come se fosse esistita soltanto nella
sua immaginazione. Taran fiss incredulo l'angolo
nel quale si era rifugiata e si sfreg gli occhi.
Aveva dormito tanto a lungo? Probabilmente
no. Dalle braci del fuoco improvvisato salivano
ancora molto calore e un filo di fumo. Non aveva
avvertito n suoni n movimenti! Gli avvenimenti
della notte l'avevano spossato. E ora si
trovava di fronte a quella terribile verit, senza
capire come mai lei avesse il potere di sconvolgerlo
cos tanto.
La donna era sparita.
Un nodo d'angoscia gli strinse la gola.
Sparita!
Si sentiva pi solo che mai, abbandonato da
tutti. Adesso non aveva pi niente: n un posto
dove andare, n qualcuno di cui fidarsi. Si rese
conto all'improvviso che la vichinga non aveva
incarnato la potenziale salvezza della sua anima,
bens la sua ultima possibilit di sopravvivenza
l, nel mondo terreno. Da quando gli era
stata affidata, non si era pi sentito solo! Finalmente
aveva qualcuno. Anche se non comunicavano,
anche se si supponeva fossero nemici
e che i giorni di quella donna fossero contati,
aveva avuto qualcuno con s. Qualcuno da
guardare mentre mangiava, da ascoltare mentre
dormiva. Qualcuno da proteggere.
Lei gli aveva restituito la vita... O, almeno,
aveva risvegliato in lui il desiderio di ricominciare
a vivere.
La verit gli si manifest in tutta la sua evidenza.
Se adesso l'avesse lasciata scappare, avrebbe
perso ogni speranza di tornare a una vita
normale, di riprendere il suo posto nel mondo
degli uomini.
Doveva assolutamente ritrovarla!
Senza indugio si precipit nel budello che
portava all'uscita, preso dal panico al pensiero
di non rivedere mai pi la bella e coraggiosa
guerriera che aveva trionfato sulla morte.


Capitolo 5.

Esausta com'era, Inga avanzava a rilento. Per
fortuna, quando era uscita furtivamente dal loro
riparo prendendo mille precauzioni, Taran
dormiva un sonno profondo. Nel momento in
cui si fosse svegliato, lei sarebbe stata lontana!
Certo, finora si era fidata di lui... Non che
avesse avuto molta scelta. Magari era pericoloso.
Non sapeva nulla di quello strano uomo e
non capiva perch fosse cos ansioso di seguirla
ovunque, come un cucciolo appiccicato alla
madre. Se il suo dio gli avesse davvero imposto
di farlo, non lo avrebbe mandato nella terra
dei sogni lasciando lei libera di fuggire! Era
assurdo. Questo dimostrava che le sue credenze
erano false e la sua mente di sicuro disturbata.
Inga si ferm per riprendere fiato. Il tumulo
dove Taran l'aveva portata era ancora visibile
all'orizzonte dietro di lei; aveva fatto poca
strada, ma del resto risentiva della mancanza
di sonno.
Stordita dalla fatica, emise un involontario
sospiro. Lasciare quell'uomo tanto seducente,
che l'aveva salvata pi di una volta, si era rivelato
parecchio difficile. Stava cercando di convincersi
che il formicolio che sentiva nel corpo
ogni volta che lo vedeva o che c'era un contatto
fisico tra di loro, non aveva nulla a che vedere
con l'amarezza che la pervadeva di pi a
ogni passo che l'allontanava da lui per sempre,
ma il suo cuore le urlava il contrario.
Lei doveva ritornare al clan di Barn e fare
chiarezza sull'attacco subito a Byrgisey, non
pensare ad altro. L'aggressione di Ivar era incomprensibile
e voleva chiarire quella faccenda.
Per non parlare delle sue visioni in cui
compariva l'uomo lupo: erano ormai rare ma
non erano del tutto cessate. Si sent stringere la
gola al pensiero di ritrovare presto suo padre,
Rikke, Aslak e Herluf... Senza dimenticare il
giovane Frowin.
Inga prese un profondo respiro e si concentr
su quell'obiettivo.
Non nevicava pi e il terreno era caldo, visto
che i fiocchi si erano gi sciolti. Quel giorno
probabilmente il sole non si sarebbe fatto vedere,
ma almeno per un po' non ci sarebbe stata
neve, il che era perfetto per i suoi scopi:
Strmney era ancora lontana.
Quella notte, con Taran, si erano persi nella
tormenta e si erano spinti troppo verso oriente.
Uscendo dal loro rifugio improvvisato, Inga
aveva constatato che si trovavano nell'entroterra.
Avevano attraversato senza accorgersene
una lingua di terra tra due laghi coperti di
brume. Nei pressi della tomba si trovavano dei
cerchi di pietre erette in verticale e anche le
rovine di un villaggio fortificato. Con la tormenta
che infuriava senza tregua avevano oltrepassato
quegli edifici smarriti nella nebbia
senza notarli.
Non sapendo dove andare, aveva proseguito
verso sud senza tornare sui loro precedenti
passi. Prima o poi avrebbe pur raggiunto la costa
meridionale di Hrossey! Da l le sarebbe
bastato dirigersi verso occidente per trovare
Strmney...
Dei passi affrettati sul terreno erboso la misero
in allarme. Gir la testa verso la tomba,
con il cuore che batteva improvvisamente pi
forte.
Taran! Senza armi, senza mantello, senza fibula
d'oro, ma era proprio la sua alta figura,
energica e felina... Si dirigeva verso di lei, di
gran carriera.
Inga cominci a correre a sua volta, dritto
davanti a s. Pi veloce che poteva.
Che cosa voleva quell'uomo? Tanta ostinazione
a restare con lei la metteva a disagio. La
guerriera non correva veloce come prima di
essere ferita. Il suo equipaggiamento, soprattutto
lo scudo, la frenava parecchio, ricordandole
dolorosamente che era, s, guarita, ma che
il suo corpo era ben lungi dall'aver recuperato
tutto il suo vigore.
L'uomo guadagnava rapidamente terreno.
No, no, no! Non voleva quell'uomo nel caos
che era diventato la sua vita, era una complicazione
di troppo. Sarebbe andata a Strmney
senza di lui e avrebbe risolto da sola i suoi
problemi. Il pitto non poteva imporle la sua
presenza: non era una donna debole, diamine!
Era una skjaldml Nessuno le imponeva la
propria volont. E lei non si arrendeva mai.
Si volt con un gesto improvviso brandendo
la spada. In un baleno si pass la cinghia dello
scudo sopra la testa e assunse la posizione di
guardia.
Taran esit, continuando tuttavia a correre
dritto verso di lei.
Ma che cosa voleva fare?
Inga incass il collo tra le spalle, strinse forte
l'impugnatura dello scudo e sollev la spada,
pronta ad assestare il colpo fatale se si fosse
avvicinato troppo. Non aveva per alcun
desiderio di ferirlo, men che meno di ucciderlo.
Perch non si ferma?
Credeva sinceramente che si sarebbe bloccato
davanti a lei, a due dita dalla sua lama.
Quando comprese il suo sbaglio, era troppo
tardi. Vide Taran scagliarsi su di lei, afferrare
con violenza lo scudo e usarlo come leva per
gettarla a terra. Poi glielo strapp e lo fece volare
in aria, fuori della sua portata. Inorridita,
Inga si rese conto che a causa del suo sconcerto
e per il panico aveva lasciato cadere la spada.
Rotolarono sull'erba bagnata in un groviglio
confuso di membra.
Senza fiato, Inga lott senza prestare attenzione
alle parole di Taran. Sapeva che stava
parlando, ma si rifiutava di ascoltare. Non le
importava quello che diceva: quell'uomo non
era suo amico e lei non era tenuta a obbedirgli.
Disprezzava ogni forma di resa!
Con un colpo dell'anca, riusc a capovolgere
la situazione e si ritrov a cavalcioni sopra di
lui. Un turbamento fugace la pervase alla vista
di quell'uomo cos virile, fisicamente tanto forte,
che giaceva sotto la parte pi sensibile del
suo corpo, alla sua merc. Doveva riconoscere
che in altre circostanze avrebbe ceduto di buon
grado al richiamo della carne.
Approfittando della sua breve esitazione,
Taran le imprigion le braccia; immediatamente
lei gli serr le cosce attorno al tronco, decisa
a non lasciarsi sopraffare di nuovo. Tent di
liberare le mani. Lui la rovesci sulla schiena
senza riguardi e la schiacci con il suo peso.
Inga aveva la sua barba sotto il naso, le sue
labbra davanti agli occhi.
Impotente, proruppe in un grido di rabbia.
Taran le afferr i polsi e glieli blocc sopra la
testa, allungandosi completamente su di lei e
fissandola. Ti vuoi calmare? Smetti di dibatterti!
Inga si ferm immediatamente, ipnotizzata
dalla magica combinazione di occhi imperiosi,
color ambra, e voce tonante. Rimase in silenzio
e sent il proprio corpo cedere sotto quello
di Taran, che la ricopriva totalmente. Affondarono
leggermente nella torba. Fusi l'uno con
l'altra. Le sue gambe, che l'avevano circondato,
si rilassarono trasformando la posizione di
difesa in un intimo abbraccio.
Ti proibisco di andartene senza di me. Mi
hai sentito? Te lo proibisco!
La sua voce si spezz, rivelando un'infinita
tristezza. Era consapevole che i loro respiri si
stavano mescolando? Apparentemente no.
Taran allent un po' la presa sui polsi di Inga
senza lasciarla andare. Tuttavia nel suo sguardo
perso non c'era traccia di malizia, solo angoscia
unita a un vago rancore.
Noi restiamo insieme le sussurr contro le
labbra.
Una scossa sconvolse i sensi di Inga e giunse
fin nel profondo del suo essere, un'attesa insopportabile
mont nei suoi lombi. In un modo
totalmente inaspettato, ritrovarsi con quell'uomo
in una posizione di abbandono, deliziosamente
erotica, aveva spento la sua determinazione.
Un calore piacevole la colm. Il suo
ventre, premuto contro il membro di Taran che
si stava ridestando, inizi a palpitare.
Aveva voglia di lui. Una voglia selvaggia e
primordiale. Voleva assaporare le sue labbra,
sentire le sue mani su di s.
Non le era mai accaduta una cosa del genere:
di solito gli amanti li preferiva teneri e passivi.
Mai avrebbe immaginato di scoprire le
gioie della sottomissione tra le braccia di un
pitto vendicativo che cercava di immobilizzarla
con la forza sulla brughiera ghiacciata.
Sentirsi conquistata era un piacevole cambiamento!
Non avrebbe pi tentato di sfuggirgli,
per niente al mondo.
All'improvviso Taran parve diventare consapevole
dell'ambiguit della loro posizione. I
suoi occhi si velarono e lui rabbrivid. Si rialz
lentamente, a malincuore, poi la aiut a fare altrettanto.
Perch vuoi seguirmi? brontol Inga, recuperando
la spada e lo scudo che erano stati
gettati a terra. E dopo Stromney, che cosa farai?
Verrai con me, dal mio clan? Non saresti
il benvenuto.
A dire il vero, non sapeva neanche se lei sarebbe
stata la benvenuta.
Taran scroll le spalle.
Non sono obbligato a conoscerne la ragione,
ma il mio destino  accompagnarti ovunque
tu vada.
Non preferiresti tornare a casa?
La mascella dell'uomo si irrigid. Non ho
pi una casa.
Inga si piant davanti a lui, gli occhi pieni di
interrogativi, e il viso di Taran si illumin
all'improvviso, come se di colpo avesse capito
qualcosa.
Non avere paura aggiunse sussurrando.
Sar la tua ombra e ti protegger, non ti far
del male. Come una specie di angelo custode...
Capisci?
Non ho paura di te replic Inga, indicando
la propria spada. So usarla!
Lo so. Ti ho vista, la notte dell'attacco alla
chiesa. Ti ho vista combattere. Sei coraggiosa,
e non solo come donna...
Ti consiglio di tenere a freno la lingua e di
non concludere la frase!
Lui guard l'indice affusolato brandito sotto
il suo naso e, finalmente, sorrise. Un vero sorriso,
che forse sarebbe stato pi affascinante
senza quella maledetta barba aggrovigliata che
gli divorava le guance.
Inga abbass il braccio, le guance riscaldate
dal rossore, tanto per l'imbarazzo quanto perch
non riusciva a liberarsi di lui. Poi le venne
un'idea, una nuova idea, alla quale non aveva
mai pensato, e che ora le si imponeva con forza.
Poco prima che scoprisse che Ivar si stava
preparando a fracassarle la testa, qualcuno l'aveva
avvertita. Un urlo in pitto. Uno dei monaci...
O Taran? Possibile che lui non fosse solo il suo guaritore e
il suo angelo custode, come aveva detto, ma anche il suo
misterioso salvatore?
Taran parve leggerle nel pensiero, perch
aggiunse: S, sono stato io ad avvisarti. Mi
chiedevo quando me lo avresti domandato!
Avevo la voce rauca per il lungo silenzio, ma
ero io.
Io... perch?
Lui liquid la domanda con un gesto vago.
Un semplice riflesso.
Inga sorrise e lo ringrazi a fior di labbra,
pi commossa di quanto fosse disposta a mostrare.
Dammi una sola buona ragione per accettare
che tu mi segua.
Sei sola. Persa su un'isola, lontana dai tuoi.
Non si pu rifiutare un appoggio nella tua situazione,
soprattutto un supporto armato e
quindi capace di aiutarti. Dovresti pensarci,
non credi?
Quindi ti offri di aiutarmi nella mia ricerca?
Cos, senza chiedere nulla in cambio?
Lui annu.
Anche se sono stata affidata alle tue cure
quando ero ferita... Era imbarazzata. ... non
devi sentirti responsabile per me.
Non ho nessuna meta, a parte prendere la
tua stessa direzione. E insieme saremo pi forti.
Inga lo guard negli occhi, cercando di capire
quanto fosse sincero, e tutto ci che vi lesse
le parve inoffensivo. Soddisfatta, emise un
lungo sospiro rassegnato e decise di pronunciare
le parole che lui aspettava di sentire.
Oh, d'accordo. In ogni caso, sono stanca di
sprecare tante energie a cercare di sbarazzarmi
della tua presenza! Ma a una condizione... Mi
parlerai di te! Io non viaggio con degli sconosciuti.
E se mai ti venisse voglia di giocarmi
un brutto scherzo, ricordati con chi hai a che
fare.
Sono d'accordo. In cambio, tu mi spiegherai
come mai parli cos bene la mia lingua. E,
soprattutto, che non ti salti pi in mente di
piantarmi in asso!
Affare fatto.
Suggellarono il patto con una solenne stretta
di mano, soli nella piana spazzata dal vento.
Poi Taran si incammin verso nord senza aggiungere
altro.
Dove vai?
A prendere le mie armi nella tomba abbandonata.
Le ho lasciate l a causa tua, ero troppo
ansioso di ritrovarti. Vieni, parleremo mentre
camminiamo.
Il tragitto le parve pi breve, perch Inga
cerc di spillare informazioni al suo compagno
di viaggio. Apprese che aveva trascorso pi di
un anno nel monastero di Byrgisey senza essere
un monaco, ma avendo fatto il voto del silenzio,
che veniva dal regno dei Pitti e non aveva
famiglia. Quando lo interrog sui suoi
genitori, lui si chiuse in se stesso. Inga decise
di non insistere... per il momento.
Quando Taran ebbe recuperato le armi, si
rimisero in cammino, costeggiando il lago diretti
a meridione. Il tempo stava cambiando.
Le pietre verticali, tutte vicine, si stagliavano
contro il cielo di un biancore luminoso.
A proposito indag Inga, sai dove siano
finiti il mio arco e le mie frecce?
Li hanno presi i monaci. Devi rallegrarti
che io abbia avuto voglia di tenere per me la
tua spada e il tuo scudo. Altrimenti non li avresti
mai pi visti. Sarebbero stati rivenduti
da un pezzo.
Rimasero in silenzio per un momento.
Inga osserv incuriosita le grandi pietre che
svettavano verso il cielo e che in origine dovevano
aver formato una sorta di cerchio. Ben
presto se le lasciarono alle spalle. Un altro cerchio,
pi imponente, si elevava all'orizzonte
non lontano da un gruppo di edifici parzialmente
in rovina.
Sai che cosa siano queste rovine? gli chiese
per cambiare argomento e alleggerire l'atmosfera.
No.
Questi cerchi di pietre sono bizzarri... non
li avevo mai visti. E, laggi, quel muro crollato
non ti sembra che circondasse una sorta di
villaggio? Non ci vive nessuno?
No.
Non hai nient'altro da rispondermi?
Che cosa vuoi che ti dica? Una volta ci vivevano
degli uomini.
Uomini... e donne, vuoi dire?
Come se le donne potessero vivere senza i
loro uomini! ironizz Taran.
Inga sent la rabbia scorrerle nelle vene.
Perch? Conosci degli uomini che possono
vivere senza donne, tu? A parte i tuoi monaci
di Byrgisey, intendo... Non  naturale vivere
tra uomini. Mi chiedo come sia possibile. Gli
uomini hanno delle esigenze da soddisfare. Tu
come hai fatto?
Non parlare di cose che non conosci! Un
monastero  una terra sacra, un luogo di raccoglimento
dove ci si occupa solo dei bisogni
dello spirito.
Lei lo fiss, sbigottita. Vagamente beffarda.
Raccontalo a un altro! Gli uomini non possono
fare a meno dei piaceri carnali. Oh! Aspetta!
Non dirmi che...
Che cosa?
Ebbene... che tu... e i monaci...
Che cosa vuoi dire? la incalz lui, divertito
nel vedere che non trovava le parole.
Inga scoppi a ridere, canzonandolo a sua
volta. No, non posso crederci! Un pezzo d'uomo
come te, a letto con un fraticello... Impossibile.
Almeno spero... Sarebbe un vero spreco.
Tu dici?
Lei sond i suoi occhi, convinta di trovarvi
una scintilla ammiccante, e rimase leggermente
delusa nel leggervi solo puro divertimento.
Scroll le spalle. Dubito soltanto che i tuoi
fraticelli siano stati in grado di soddisfare alcuni
dei tuoi bisogni... quelli che sono tutto
tranne che spirituali.
La guard senza aprir bocca, riflettendo sulle
sue parole. Come se l'idea non l'avesse mai
sfiorato, o come se fosse troppo timido per rispondere
con sincerit. Erano decisamente
molto diversi loro due!
Immagino che nessuno possa stare senza
l'altro concluse lui diplomaticamente per non
continuare su quella china pericolosa. Gli
uomini non sono fatti per vivere tra di loro, e
neanche le donne.
La interrog a sua volta, curioso di sapere
per quale strano motivo quella giovane barbara,
che veniva dalle nebbie del Nord per rubare
e saccheggiare, parlava la lingua dei Pitti. Cos
Inga gli raccont la storia di sua madre, Elma
la dolce, la prigioniera divenuta concubina dellojarl del clan di Barn. Le allegre melodie che
canticchiava lavorando. Le storie che le raccontava
la sera nella loro piccola fattoria, mentre
domestici e schiavi sbrigavano le ultime
faccende della giornata. La sua morte, improvvisa
quanto inspiegabile.
Una prigioniera brontol Taran. Quindi
una fanciulla onesta rapita dai pirati!
Fu sempre trattata bene! Come concubina
dello jarl, possedeva una casa, terre, schiavi...
Non ci mancava nulla. Mio padre l'amava teneramente,
e sono sicura che mia madre fosse
felice della sua vita!
Sar... In ogni caso non si pu dire che i
tuoi abbiano trattato te altrettanto bene. Come
mai proprio i tuoi compagni hanno cercato di
ucciderti?
Bella domanda.
Non lo so.  proprio per scoprirlo che devo
tornare a casa.
Taran la guard di sottecchi mentre continuava
a camminare. Probabilmente pensava
che lei gli stesse mentendo.
Non le importava della sua opinione.
Non  pericoloso per te? Intendo dire... tornare
a casa tua sapendo che hanno cercato di
ucciderti. Te lo sei chiesto?
No, quell'idea non l'aveva sfiorata. Ma doveva
riconoscere che i suoi timori erano fondati.
E se Ivar non avesse agito da solo? Se fosse
stata una cospirazione?
Non doveva andare lontano per trovare i responsabili.
L'odio di Oda e Bjrn era abbastanza
potente da giustificare il tentativo di assassinare
una figlia dello jarl, con la complicit
di uno dei suoi amici pi stretti. Chi? Ivar,
naturalmente. L'uomo che aveva ammirato e
spesso desiderato... E che adesso era il suo
peggior nemico.
Siccome lei non rispondeva, Taran le mise
una mano sulla spalla per riportarla al presente.
Che cosa hai fatto di sbagliato?
Io? Ma niente!
Lui assunse un'aria comprensiva. Non ti
giudicher, solo Dio un giorno lo far. Puoi
raccontarmelo.
Ti ripeto che non ho fatto niente! Sei forse
diventato sordo, adesso che non sei pi muto?
Deve esserci una ragione. Qualcuno che ce
l'ha con te, qualcuno al quale hai fatto un torto...
Non sono affari tuoi!
Camminarono in un silenzio pesante finch
non giunsero a un piccolo edificio di pietra,
sperduto nel mezzo della brughiera deserta.
Caratteristica di quelle latitudini spazzate dai
venti artici, la costruzione era circolare, dall'aspetto
rozzo, tutta di pietre grigie e sormontata
da un tetto d'erba. Pi una tana che una vera
abitazione.
Ho fame mugugn Inga. Vediamo se c'
qualcosa da mangiare.
Si avvicinarono a passi pesanti, segnalando
volutamente la loro presenza per non cogliere
di sorpresa gli abitanti, chiunque essi fossero,
rischiando di essere aggrediti. Taran chiam
ad alta voce, ma non ricevette risposta. Solo
qualche belato rompeva il silenzio. Niente lasciava
supporre che la capanna fosse abitata, a
parte il filo di fumo azzurrognolo che saliva
dal tetto.
Inga strinse la spada e vide che il suo compagno
puntava la lancia davanti a s. Avanzarono
ancora, pronti a cogliere il minimo movimento.
Quando furono a due passi dall'ingresso,
basso e buio, un grido acuto lacer l'aria
e un vecchio armato di coltello sbarr loro
la strada.
Magro, con il viso sporco e gli occhi folli, il
suo aspetto muoveva a piet.
Veniamo in pace, nonno! dichiar Taran,
abbassando la lancia, una mano alzata con fare
conciliatorio. Non vogliamo farti del male.
Il vecchio li fiss, prima l'uno poi l'altra, ansante,
divorato dalla paura. Non mi fate male,
eh? Costei  una vichinga! Siete vichinghi? S,
eh? S, s...
Chiaramente era fuori di senno. Sporgeva il
mento con espressione ilare, agitando il coltellaccio
sotto il naso dei suoi visitatori.
Non ho niente url poi all'improvviso.
Niente, niente, niente! Andate via...
Vogliamo solo qualcosa da mangiare intervenne
Inga. Avrai pure un pezzo di pane
per due poveri viandanti.
No! Non ti do nulla. Li conosco i Vichinghi!
Sono venuti qui molto tempo fa... Sono
venuti, erano molti. Si sono presi quello che
volevano. Adesso vivono a Strmney. Non ho
niente per voi!
Dall'interno dell'edificio provenivano dei deboli
belati. Quell'eremita doveva avere un po'
di latte, un pezzo di carne secca. Qualsiasi cosa!
Mentre il vecchio continuava ad agitare la
sua arma verso di loro, Inga decise di ricorrere
a mezzi pi drastici. Ti pagheremo.
Taran sobbalz come se fosse stato colpito.
Con che cosa?, protestarono i suoi occhi
sgranati.
Era giunto il momento di rivelare il piccolo
tesoro che portava addosso. Inga tir fuori il
cristallo dalla tasca. La graziosa pietra levigata,
montata in argento, circondata dai coralli
arrotondati... Alla fine, per, non riusc a rinunciare
al suo unico legame con la madre ed
estrasse il ciondolo d'oro da sotto la tunica di
cuoio. Si slacci il vecchio cordoncino che
portava attorno al collo.
No, no delirava ancora il vecchio. Sono
a Strmney adesso. Non voglio comprare niente...
Vedendo una piccola scure poco distante,
abbandonata su un enorme osso di balena coperto
di intagli poich fungeva da ceppo, Inga
la prese e tagli il gioiello a met. Si mise in
tasca la met pi grossa e consegn l'altra al
vecchio pazzo.
Ecco, nonno, per te. Adesso dacci qualcosa
da mangiare. Hai capito?
Taran la fiss, le sopracciglia aggrottate.
Quel gesto l'aveva colto alla sprovvista. Era
vero che i Pitti possedevano del denaro e non
toccavano i loro gioielli, mentre i Vichinghi,
per gli scambi commerciali, avevano l'abitudine
di tagliare i metalli preziosi con l'ascia.
La faccia rugosa del vecchio si illumin improvvisamente
di gioia, senza che per Inga e
Taran fossero in grado di comprendere l'incredibile
mutamento avvenuto nel suo cervello ottenebrato.
L'uomo raccolse il frammento d'oro
nelle mani giunte, poi scomparve nella capanna,
invitandoli allegramente a seguirlo.
Siete miei ospiti, venite, venite... Sedetevi
vicino al fuoco.
I loro occhi impiegarono qualche istante per
abituarsi alla densa oscurit. La luce proveniva
solo dall'apertura nel tetto che serviva anche
per far uscire il fumo, ma l'apertura era troppo
stretta, oppure quasi del tutto ostruita, e tutti
cominciarono a tossire.
L'interno della costruzione era molto semplice.
Ogni cosa era fatta di pietra, come succedeva
spesso nelle case pi povere. Delle pesanti
lastre sovrapposte costituivano il tetto e
anche i tramezzi che separavano il focolare dal
giaciglio, e quest'ultimo da uno sparuto gruppetto
di pecore affamate che si stringevano l'una
all'altra. Un fuoco di torba umida affumicava
l'unica stanza. L'aria era ammorbata dall'umidit,
dalle pecore e dalla sporcizia.
Inga si sedette a gambe incrociate senza cerimonie,
mentre Taran rest in piedi a osservare
il loro strano ospite che rovistava in una dispensa
anch'essa di pietra. Quattro lastre piantate
nel terreno, ricoperte da una quinta pi
sottile. Il vecchio prese diversi contenitori e
dei panni piegati che pos davanti a loro, tutto
sorridente, come se all'improvviso fosse deliziato
dalla loro presenza.
C'erano delle gallette d'avena parzialmente
mangiabili, un pezzo di formaggio, i resti di un
coniglio, una ciotola di aringhe secche e un'altra
di radici biancastre. C'era di che saziarsi
ampiamente prima di riprendere la marcia verso
sud.
L'oro fa meraviglie nelle relazioni sociali
sussurr Inga, porgendo un pesce a Taran.
Non sono sicuro che sappia cosa sia... 
completamente fuori di s. Dio solo sa cosa gli
pu passare ancora per la testa! Diffida del suo
coltello. Potrebbe anche tagliarci la gola tra un
boccone e l'altro qualora il suo umore cambiasse
di nuovo.
Lei scroll le spalle e sgranocchi un pezzo
di galletta. Dobbiamo riprendere le forze.
Stromney  ancora lontano?
Non molto. Ci arriveremo stasera, di sicuro,
ma se il tempo si mette al peggio, sar meglio
che non ci perdiamo nella nebbia...
Stromney, Stromney! cantilen il vecchio
mentre accarezzava la testa di una pecora.
Andranno tutti a Stromney.
Tutti? chiese Taran. Tutti chi? Hai visto
qualcun altro che andava l?
L dove?
Il pitto stava per rispondere, ma Inga lo ferm
con un gesto.
Non sa quel che dice. Inutile interrogarlo.
Ma se avesse visto i tuoi amici, l'autunno
scorso?
Improbabile. La langskip doveva tornare
nella nostra isola subito. Insomma... subito dopo
la nostra spedizione al monastero.
Vide Taran inspirare a fondo e girarsi
dall'altra parte, di nuovo in collera. Inutile fingere
il contrario, lei aveva avuto un ruolo in
quell'attacco, anzi, l'aveva organizzato lei stessa!
Meglio che il pitto si abituasse all'idea.
Dopotutto, non era obbligato a salvarle la vita
e comunque era ben consapevole di chi era e
di che cosa aveva fatto.
Prendi piuttosto un pezzo di formaggio gli
disse.
Non ho pi fame.
Allora rimettiamoci in cammino. Non deprediamo
ulteriormente la dispensa di questo
poveruomo...
Questo pover'uomo  ricco come Papa
Gregorio con l'oro che gli hai dato. Non ha mai
posseduto una simile fortuna in tutta la sua
lunga vita, e nemmeno se ne rende conto!
Be', la user per comprare qualcosa da un
venditore ambulante o a una fiera.
Presero congedo dall'eremita e ripartirono.
Dopo qualche tempo, Taran riprese la conversazione.
Quell'altro gioiello... quello che non hai voluto
toccare. Che cos'?
Non  un gioiello,  un portafortuna, apparteneva
a mia madre. Viene dal tuo paese, dalla
terra dei Pitti. Non ha molto valore, ma... mi
ricorda lei. Ripeteva sempre che buttare via o
vendere un talismano porta sfortuna.
Aveva ragione.
Ho sentito dire che il tuo dio ha bandito la
magia e gli amuleti.  vero?
La barba di Taran fremette quando lui le rivolse
un mezzo sorriso.
Dio pratica la magia nella forma che noi
chiamiamo miracoli. Il mondo  cos crudele, a
volte, che sarebbe sbagliato privarsi dei talismani...
almeno questo  il mio punto di vista.
Quella marcia nella brughiera li avvicinava.
Erano rilassati ed entrambi abbassarono a poco
a poco la guardia.
Tanto che Inga colse l'occasione per affrontare
finalmente l'argomento che la incuriosiva
di pi. Che cosa ci facevi dai monaci? Sei un
guerriero, l'ho capito.
Io... non  una questione interessante.
Ti ho detto che voglio sapere chi  il mio
compagno di viaggio, quindi non nascondermi
niente! sbott lei.
Taran la guard per un momento, come se
esitasse a confidarsi, infine sospir rassegnato.
Ho commesso delle azioni malvagie si lasci
sfuggire con voce rauca. Qualcosa che
Dio e gli uomini condannano. Quando ho capito
che quegli atti non potevano essere perdonati,
che io ne fossi stato l'istigatore o no, ho cercato
la via della redenzione... Un modo per riconquistare
il favore del cielo. Mi sono messo
in cammino e il caso mi ha condotto a Byrgisey.
Mi  stato fatto capire che il Signore mi
avrebbe concesso il suo perdono a condizione
che mi pentissi, che il mio pentimento fosse
sincero, dimostrando in modo chiaro la mia
buona fede. Cos, ho scelto il voto del silenzio.
Con lo sguardo Inga lo incoraggi a proseguire.
Dopo tanto silenzio e riluttanza ad aprirsi,
ora il suo compagno sembrava inarrestabile.
Senza dubbio, condividere il suo terribile segreto
lo alleggeriva di un gravoso fardello.
Quello che ho fatto non pu essere cancellato
riprese lui, ma a forza di preghiere e digiuni
per lavare la mia anima dai suoi peccati,
sono giunto a comprendere che forse mi sarei
guadagnato la redenzione con la forza della
mia fede e obbedendo in tutto e per tutto a ci
che Dio mi avrebbe dettato. Ci ha messo pi di
un anno per rispondere... Alla fine mi ha mandato
te. Salvandoti la vita e proteggendoti, otterr
la salvezza.
Credi che accompagnandomi otterrai davvero
il perdono del tuo Dio?
Non so perch abbia scelto te come veicolo
della sua volont, ma di una cosa sono sicuro:
devo proteggerti. Che ti piaccia o no.
Inga mise il broncio. Poteva capire che si
sentisse responsabile per lei. In un certo senso,
la sua nuova vita gli apparteneva poich, senza
le cure che le aveva prodigato, non sarebbe
sopravvissuta. Stentava invece a capire altri
aspetti. Perch aspettare una risposta divina
facendosi fisicamente del male? Perch volere
a ogni costo ottenere i favori di un dio onnisciente
e onnipotente, il quale sembrava tanto
pronto a scacciare quanto a perdonare? Era ridicolo
ridursi alla condizione di un monaco
per blandire un dio, chiunque fosse! Taran era
un guerriero, quella era la sua natura profonda.
Niente e nessuno poteva cambiarlo.
E c'era anche un altro interrogativo che la
disturbava.
Una volta a Strmney, il pitto avrebbe insistito
per accompagnarla nella traversata, e lei
non era convinta... Doveva portarlo con s o
lasciarlo al suo destino in quella terra desolata?
Non era uno dei suoi, nonostante le avesse
salvato la vita e lei lo trovasse terribilmente di
suo gusto, tanto da non riuscire a dormire
tranquilla la notte! Per rassicurarsi, si diceva
che qualunque giovane donna minimamente
sensibile al fascino maschile avrebbe provato
le stesse sensazioni. Non c'era dubbio che il
bel viso del guerriero, il suo corpo possente e
gli occhi dorati avrebbero devastato la popolazione
femminile delle isole e persino dei regni
pitti.
Inga allontan il pensiero fastidioso di essere
lei particolarmente sensibile al suo fascino.
Sin da quando si era risvegliata a Byrgisey,
provava un'attrazione strana e potente nei suoi
confronti. Forse era stata scatenata dalla violenta
aggressione subita, sommata ai lunghi
mesi di astinenza e all'attrazione sempre frustrata
per Ivar. Era la spiegazione pi semplice.
Aveva voglia di un uomo, tutto qui. E quel
bellissimo esemplare che le stava sempre accanto
le eccitava i sensi, niente di pi naturale.
Si disse che, se per caso Taran avesse provato
lo stesso desiderio, non si sarebbe rifiutata
di trascorrere una notte con lui, di tanto in tanto...
Ma questo non sarebbe mai successo. Il
pitto non mostrava di desiderarla. E comunque
prima avrebbe dovuto domare quell'orribile
barba indisciplinata! Lavarla, tagliarla, intrecciarla
e anche darsi una bella ripulita.
Un'altra domanda la preoccupava sempre di
pi.
Se fosse rientrata nel clan di Barn con quello
straniero, al quale sembrava che perfino il suo
dio avesse voltato le spalle, le sue divinit non
si sarebbero infuriate? I suoi di l'avevano gi
abbandonata rifiutandole il Walhalla e bandendola
dal suo stesso clan! Legarsi a un pitto
in piena crisi mistica non era probabilmente la
strategia migliore per riconquistare il suo posto.
E poi Taran aveva ragione su un punto: lei
non aveva idea del perch fosse stata abbandonata
a Byrgisey, dopo essere stata quasi uccisa.
Il suo ritorno a casa forse non sarebbe
stato tanto semplice. Era pronta a combattere,
anche a costo della vita, pur di scoprire la verit
sull'attacco di Ivar, sulla morte di sua madre.
Non poteva evitare di pensare che tutto
fosse collegato.
Ma Taran? Se l'avesse accompagnata, a sua
volta lei sarebbe diventata responsabile di
quell'uomo. Non poteva permettere che rischiasse
la vita per una questione che riguardava
lei, soltanto lei.
Ricacci indietro l'ansia crescente per riprendere
la conversazione.
Da dove vieni, esattamente?
Da Uerturio. Il regno che gli Scoti chiamano
Fortriu.
Non so dove sia...
Nella zona centrale e orientale delle terre
dei Pitti. Ricche pianure, ma anche fitte foreste
di abeti e picchi avvolti dalle brume. L la vita
era dolce, facile. Le ragazze bellissime, il cibo
abbondante. Se non ci fossero stati tanti contrasti
politici, Uerturio avrebbe potuto essere il
paradiso in terra! Se ci fosse stato... Sospir,
lo sguardo perso in lontananza. Poi si riscosse,
come per scacciare i ricordi. Non voglio pensarci
pi. Non ci torner mai, quindi tanto vale
dimenticare.
Sei stato bandito o te ne sei andato di tua
spontanea volont?
In realt, sono scappato. La tua curiosit 
soddisfatta?
Lei non rispose, assunse un'espressione distaccata
e spost la conversazione su Stromney.
Inutile mettere fretta al suo enigmatico
compagno: ne avrebbe saputo di pi un'altra
volta.
Ci arriveremo presto borbott Taran, allungando
il passo.
Inga si accontent di seguirlo, lo sguardo
fisso sul movimento delle sue larghe spalle. In
quei momenti prese coscienza di una realt
sconcertante: lo strazio di vedere Ivar che sollevava
la sua ascia contro di lei le aveva instillato
una paura viscerale del futuro, mentre Taran
si sforzava di sfuggire al passato.
Tuttavia, entrambi erano soli, uniti da un'identica
ricerca...
La ricerca del loro posto nel mondo.


Capitolo 6.

Quando furono finalmente in vista di Strmney,
Inga fu pervasa dall'entusiasmo. Quelle
semplici capanne, appena una mezza dozzina
ma di recente costruzione, le diedero la sensazione
di essere sulla strada di casa. Ora bastava
trovare il modo di salpare verso nord. Presto
sarebbe tornata a Jarlff. Avrebbe rivisto la
sua famiglia, il suo villaggio, la grande casa
dello jarl, la piccola spiaggia sabbiosa dove attraccavano
le navi.
Presto.
L'impazienza le fece allungare il passo, tanto
che presto raggiunse Taran. Insieme si fermarono
a contemplare il piccolo villaggio. I loro
pensieri seguirono lo stesso corso.
Sempre che troviamo una nave mormor
Inga.
In pieno inverno non  facile, ma non si sa
mai. Se le voci sono vere, qui vivono solo Vichinghi,
per cui star a te parlare. Io rester in
disparte, pronto a intervenire se necessario.
Con un cenno d'assenso lei and dritta verso
la prima capanna. Era una costruzione abbastanza
simile a quella dell'eremita pazzo presso
il quale si erano rifocillati, in una versione
pi recente e ben tenuta.
Inga si avvicin all'ingresso, chiam, ma
non ottenne risposta. Eppure, qualcuno c'era
stato di recente perch vicino alla dispensa erano
impilate delle ciotole appena lavate.
Scroll le spalle e scosse la testa, facendo capire
a Taran che l non c'era nessuno. Poi si gir
per andare verso gli altri edifici, le orecchie
tese.
Delle voci provenivano dalle capanne raggruppate
lungo la spiaggia.
Avevano fatto a malapena un passo in quella
direzione che un guerriero dallo sguardo feroce
piomb di sorpresa su di loro e punt la lama
di una corta spada contro la gola di Taran.
Fermo! Credevi di derubarci insieme alla
tua piccola moglie? Sei capitato nel posto sbagliato!
Pace intervenne Inga sollevando i palmi
delle mani aperte. Non veniamo a rubare, siamo
qui per chiedere il vostro aiuto. Io sono
una di voi, appartengo al clan di Barn, nelle
isole del Nord.
Il guerriero, che a ben guardarlo era molto
giovane, trasal per la sorpresa. Osserv attentamente
l'aspetto di Inga, soffermandosi sulle
sue armi e sulla tunica di pelle da guerriera.
Se dici la verit, che cosa ci fai con questo
pitto?
Lui  un amico, mio e anche vostro. Rinfodera
la tua lama! Voglio parlare con il vostro
capo.
Il giovane guerriero li accompagn dai due
uomini dei quali Inga avevano udito le voci,
senza cessare di lanciare occhiate ostili a Taran
che si sforz di non restituirgliele.
Perch mi tratta cos? sussurr all'orecchio
di Inga. Sono accusato di qualcosa?
Penso che siano solo molto diffidenti, e poi
tu sei un pitto. Quindi straniero. Nemico. 
difficile nasconderlo, con i tuoi vestiti colorati.
Lascia parlare me. Poi ti tradurr quello che
diranno.
Seduti su degli sgabelli, i due uomini erano
occupati a rammendare una lunga rete da pesca
davanti a una capanna.
Il giovane guerriero spinse avanti Inga. Li
ho trovati qui vicino. La donna dice di appartenere
al clan di Barn.
I due vichinghi la fissarono senza dire una
parola, scrutando ogni minima reazione. Uno
era bruno come Taran, con le tempie striate di
grigio e gli occhi leggermente a mandorla, l'altro
aveva i capelli grigi e una lunga cicatrice
sulla guancia. Gli stessi occhi scuri all'ins,
circondati da profonde rughe.
Il pi anziano dei due parl con voce monocorde:
Conosco il clan di Barn e nessuno di
loro viene mai a Hrossey. Tu menti.
Sei tu il capo di questo villaggio? Ti porgo
i miei rispetti.
Il pi giovane dei due, che doveva essere il
figlio, rispose in sua vece: Stai parlando con
lo jarl di Stromney, donna!.
Uno jarll Si poteva davvero dare quel titolo
al capo di un villaggio costiero che aveva non
pi di cinque o sei guerrieri, qualche donna e
una manciata di bambini? Non avevano neanche
degli schiavi ai quali far riparare le reti da
pesca... E nemmeno dei famigli. Insediati in
quel tratto di costa inospitale, sopravvivevano
alla meno peggio, restando tuttavia legati alle
tradizioni.
Inga nascose la propria sorpresa e si rivolse
al pi anziano con maggior rispetto. Non sapevo
che Stromney avesse uno jarl. Io stessa
sono la figlia dello jarl Gudmund di Jarlff,
e...
Sua figlia? la interruppe il vecchio. Conosco
Gudmund. Ha una sola figlia, una bastarda,
che  stata uccisa molte lune fa. Lo
sanno tutti. Ha suscitato parecchia impressione...
All'improvviso il figlio dello jarl sgran gli
occhi, visibilmente spaventato. Di colpo era
diventato pallidissimo. Tu... ... tu sei la ragazza
che  stata uccisa...
Il vecchio capo si sporse in avanti, socchiudendo
gli occhi.  vero che hai i suoi occhi...
Ho incontrato Gudmund, tempo fa. Gli assomigli...
Uno spettro mormor il figlio, lasciando
cadere la rete.
Non essere stupido! lo rimprover lo jarl,
prima di lanciare a Inga un lungo sguardo pensieroso.
Come hai fatto ad arrivare qui? Si dice
che i vostri abbiano assalito il monastero di
Byrgisey lo scorso autunno e si siano riempiti
le tasche con i tesori dei frati.
I monaci si sono difesi con coraggio. Sono
stata colpita alla testa e mi hanno creduta morta.
Avrei dovuto raggiungere i miei antenati,
ma quest'uomo, che vedi al mio fianco, mi ha
curato ed  riuscito a strapparmi alla mortale
stretta di Hel.
Gli sguardi si rivolsero a Taran, che incroci
le braccia, gonfiando il torace.
Adesso prosegu Inga, cerco una nave
che mi riporti a casa nelle isole del Nord. Puoi
aiutarci, jarl di Stromney?
Certo.
Sorpreso, il pi giovane gir di scatto la testa
verso il padre, il quale non gli prest attenzione.
Ti aiuter. Dopotutto, dobbiamo darci reciprocamente
una mano su questa isola. Quando
siamo arrivati, diversi anni fa, abbiamo dovuto
prendere questa costa con la forza, facendo
sloggiare una famiglia di stupidi pitti, che volevano
tenerci testa. Abbiamo avuto delle perdite,
ma anche loro! Solo il padre  sopravvissuto,
perch io ho voluto cos, affinch lui ricordasse,
raccontasse la sua storia... In modo
che tutti sappiano che adesso Stromney  terra
vichinga.
Inga rimase impassibile, aspettando che lo
jarl annunciasse la sua decisione riguardo a lei
e Taran. Il vecchio la osserv per un momento,
con un barlume di interesse nello sguardo tagliente.
Ti aiuter a tornare a casa, s dichiar infine.
Per quanto riguarda lui, il tuo amico variopinto,
sar considerato uno di noi per rispetto
verso di te che sei figlia di uno jarl. Cos ho
deciso.
Si alz, imitato dal figlio, e li guid verso
una delle capanne. La pi lontana, quella che
avevano rapidamente ispezionato al loro arrivo.
Mentre camminavano illustr loro il suo
programma.
Siete fortunati! Tra due giorni passer di
qui uno knarr. Si fermer per qualche ora, il
tempo di caricare delle merci che scambieremo
con pellicce o gioielli.
Un naviglio mercantile? chiese Inga. Nel
cuore dell'inverno?
La data di questo passaggio non  casuale...
Siamo a mezza luna dalla celebrazione del Di-
sathing.
Di gi? Ora capisco.
Lo knarr punter dritto alle isole del Nord.
Come forse saprai, a Hrossey non siamo abbastanza
numerosi per celebrare il Disathing come
dovremmo, ma al Nord, lass, non  cos...
Dal nostro arrivo, mio padre  riuscito a
organizzare una celebrazione abbastanza importante:
l'anno scorso abbiamo ricevuto una
dozzina di mercanti.
Tutto quello che dovrai fare sar imbarcarti
sullo knarr.
Erano arrivati alla capanna. Lo jarl la indic
con la mano e sorrise con affabilit. Le'if, mio
figlio, vive qui con sua moglie e il loro bambino.
Vi ospiteranno fino all'arrivo dello knarr.
Non abbiamo molto, ma lo condivideremo volentieri
con te... e con il tuo amico pitto.
Dopo aver pronunciato le ultime parole quasi
con rammarico, torn sui suoi passi lasciandoli
soli con Le'if. Taran spostava il peso da un
piede all'altro, impaziente di sapere tutto ci
che era stato detto.
Ancora un momento gli sussurr Inga in
pitto.  tutto a posto.
Le'if li invit a entrare, poi chiese loro se avevano
bisogno di qualcosa in particolare. Tuttavia,
la sua espressione accigliata era eloquente:
non era d'accordo con l'ospitalit che
suo padre aveva offerto a degli sconosciuti.
Senza dubbio avrebbe preferito che fosse toccato
a qualcun altro accogliere i visitatori.
Inga ne approfitt per dirgli che avevano bisogno
di lavarsi, poi spinse dentro Taran.
Vuoi dirmi una buona volta che cosa sta
succedendo? brontol il pitto. Che cosa ci
facciamo qui e chi sono questi uomini?
Lei gli raccont tutto, aggiungendo le sue
impressioni. Penso che Le'ff non sia felice di
obbedire a suo padre, ma non pu violare le
regole dell'ospitalit. Per quanto riguarda il
pitto sopravvissuto alla loro conquista anni fa,
non ho potuto fare a meno di pensare all'eremita
che abbiamo incontrato... Se ha perduto tutta
la sua famiglia, questo spiega la sua follia e la
paura dei Vichinghi.
Taran annu, grattandosi la barba. Hai ragione.
Ma davvero possiamo fidarci di queste
persone?
Fidarci? Certamente no. Loro conoscono
mio padre, ma pensano soltanto al loro interesse.
Nel frattempo ci offrono il modo per ritornare
al Nord, un letto e un pasto per i prossimi
due giorni. Non chiedo altro!
Dove dormiremo?
La casupola non era grande. Come quella
dell'eremita, aveva una sola stanza nella quale
gli spazi erano delimitati da grandi lastre verticali
che fungevano da tramezzi. Il pavimento
era di terra battuta e le pareti di pietra. Attorno
al focolare centrale, il cui fumo usciva da
un'apertura nel tetto, erano stese delle pelli
conciate che fungevano da sedili. La torba
bruciava senza fare rumore. Una dispensa formata
da lastre sapientemente accatastate era
davanti a loro. Nel terreno, vicino al focolare,
si apriva una riserva d'acqua e, su entrambi i
lati, dei tramezzi perfettamente congiunti formavano
due alcove dallo stretto ingresso, coperte
da un soffitto in vimini. All'interno erano
ammucchiate pellicce e coperte di lana.
Era chiaro che avrebbero dovuto condividere
uno spazio minuscolo per dormire. Inga fu
percorsa da un formicolio al pensiero di giacere
accanto a Taran. Un uomo che le piaceva
davvero molto, ma al quale era indifferente...
Dovremo stringerci si lasci sfuggire, cercando
di sembrare disinvolta. Non temere,
non attenter al tuo pudore di monaco! Sono
troppo stanca.
Io non sono un monaco.
Quasi, no?
Lui le si avvicin lentamente, gli occhi fissi
nei suoi. No, non lo sono.
Inga deglut, la gola di colpo inaridita, ma
subito Taran si gir per continuare a ispezionare
il luogo, come se niente fosse.
Per il martello di Thor!
Eppure lei non aveva sognato, il pitto aveva
fatto un'allusione a delle attivit notturne... E il
suo sguardo era stato seducente prima di mutare
atteggiamento e fingersi disinteressato!
Lei'f torn con una tinozza d'acqua fumante,
un pettine d'osso di balena con una doppia fila
di denti e un telo ripiegato. Inga lo ringrazi e,
non appena il loro ospite li ebbe lasciati di
nuovo soli, fiss Taran con aria interrogativa.
E per te! Non so se il voto del silenzio
comporti la rinuncia a lavarsi, ma credo sia il
momento che ti dedichi a delle abluzioni come
si deve.
Io? Ma...
Non discutere, non ho voglia di andare fino
alle isole del Nord accompagnata da un caprone
puzzolente! Ancora meno di dormire al suo
fianco. A forza di pregare il vostro unico dio, i
monaci avranno l'olfatto atrofizzato, ma io no!
Mi lavo per prima, poi ti lascio l'acqua.
Insomma, io non...
Non c' nulla di cui discutere! Adesso va' a
montare la guardia davanti alla porta. Ti chiamer
io.
Taran si arrese, sconfitto, e obbed di malagrazia.
Quando si fu appostato davanti alla porta
aperta, voltando le spalle per pudore, Inga inizi
a spogliarsi. La ferita al braccio era completamente
cicatrizzata, ma la fece trasalire per
il dolore quando si tolse la pesante tunica di
cuoio. La camicia di lana fine che indossava
sotto era indurita dal sangue secco in certi punti,
ma non avendo altro da mettersi per il momento
non poteva permettersi di lavarla. La
gett a terra e subito seguirono gli stivali e i
calzoni.
La sensazione dell'acqua calda sulla pelle la
fece tubare di piacere. Non era una vera vasca,
ovviamente, meno ancora una capanna da bagno
riscaldata come quella che avrebbe avuto
a casa, ma era cos gradevole! Quei lunghi mesi
di prigionia l'avevano intorpidita, e la pelle
era appiccicosa di sudore raffreddato. Per non
parlare del salmastro per il loro bagno indesiderato
in mare, durante la fuga da Byrgisey! E
del sangue che le era uscito dal labbro spaccato.
Per tutti quei motivi, anche una lavata rapida
e sommaria diventava un momento di diletto.
Alla fine sciolse la treccia, immerse la testa
sott'acqua e si sfreg i capelli con energia.
Senza sapone, ma era sempre meglio di niente.
Poi li fece ricadere davanti al volto strizzandoli
e torcendoli pi volte per eliminare il pi
possibile l'acqua. Si rivest senza asciugarsi e
cominci a pettinarsi con il pettine fornito da
Lei'f.
Ho finito. Tocca a te!
Taran attese qualche istante prima di mostrarsi.
Inga sorrise pensando che avesse timore
di trovarla nuda e gocciolante. Sarebbe svenuto
per lo sbigottimento o avrebbe riscoperto
le reazioni tipiche di un uomo avventandosi su
di lei per stringere le sue curve? Febbrilmente.
Con passione divorante.
Si sent arrossire.
A te ripet, andando a prendere il suo posto
all'ingresso della casa.
Si sfiorarono.
Inga rabbrivid, i sensi in fiamme.
Usc e si sforz di pettinarsi con cura i lunghi
capelli mentre osservava il paesaggio, le
altre capanne. Lo jarl e suo figlio avevano ripreso
il lavoro e anche il dialogo: li sentiva
parlare. Non si vedeva pi, invece, il giovane
guerriero che li aveva accolti minacciosamente
al loro arrivo. Doveva essere tornato di guardia,
da qualche parte ai confini del villaggio.
Si udivano delle grida di bambini, seguite dai
rimproveri della madre.
Inga gett indietro i capelli per lasciarli asciugare
all'aria. Inspir a fondo l'aria invernale,
gelida ma tonificante. Una vocina le sussurr
che presto sarebbe tornata a Jarlff e prov
un grande sollievo.
Da troppo tempo era lontana da casa... Ferita,
smarrita. Sola in mezzo ai Pitti. L'impazienza
di tornare a casa eguagliava soltanto la
sua sete di giustizia. Se la voce della sua morte
si era gi sparsa, diffusa da mercanti e cantastorie,
la sua gente la credeva nel regno di Hel
o nel Walhalla.
I suoi nemici, coloro che la volevano morta,
immaginavano di aver raggiunto lo scopo e
non si aspettavano il suo ritorno. Meglio cos.
Non appena sbarcata, avrebbe chiesto giustizia
a suo padre. Avrebbe accusato pubblicamente
Ivar, pretendendo che rispondesse davanti a
tutti del suo gesto.
Un rumore dall'interno della capanna attir
la sua attenzione. D'impulso, ne cerc la causa
con lo sguardo, e subito se ne pent.
Taran era completamente nudo, accovacciato
davanti alla tinozza dell'acqua ormai tiepida.
Non la guardava, occupato com'era a strofinarsi
le braccia e il petto con il telo bagnato. I
muscoli delle braccia e delle spalle, ancora
perfettamente modellati nonostante la dieta
frugale di tanti mesi, guizzavano sotto la sua
pelle bianca, in alcuni punti tatuata. Il braccio
sinistro era circondato da una sinuosa linea blu
scuro, che i suoi gesti, precisi e controllati come
al solito, facevano apparire mobile come il
mare. Delle volute ipnotiche si avvolgevano
intorno all'altro braccio, partendo dalla spalla,
cos come sui muscoli in rilievo del petto. Il
torace era coperto di peluria castana, appiattita
dall'acqua.
Inga si pass la lingua sulle labbra secche.
Non sapeva che i Pitti si tatuassero la pelle
come i Vichinghi. A quanto poteva vedere, il
corpo di Taran ne era esaltato. Lei non riusciva
a staccare gli occhi da quel magnifico spettacolo,
imbarazzata perch lo stava ammirando
di nascosto e al tempo stesso emozionata di
poter contemplare quella splendida nudit virile.
Alla fine cedette al desiderio di abbassare
gli occhi sul membro a riposo, che penzolava
tra le cosce muscolose e dal quale scendeva
ancora un rivolo d'acqua.
Dopo essersi schizzato l'acqua sul viso con
entrambe le mani, Taran si raddrizz bruscamente
per rivestirsi.
Paralizzata, Inga trattenne il respiro, con il
cuore che le batteva forte. Sempre pi forte. Le
rimbomb nelle orecchie, e addirittura parve
sbattere contro le costole, in una folle cavalcata
degna delle Valchirie...
Non si mosse.
Aspettava che lui alzasse gli occhi e la vedesse.
Che la desiderasse, come lo desiderava
lei da cos tanto tempo. Voleva che la vedesse
l, ora, mentre lo spiava. Che capisse che le
piaceva; e piacere non rendeva affatto ci che
provava!
Che finalmente lo sapesse.
Senza fiato, incapace di pensare, fece un
passo avanti attirando la sua attenzione.
Lui alz la testa, finendo di allacciare i calzoni
attorno alla vita.
Nessuno dei due apr bocca, ma all'interno
della capanna si gener un'improvvisa tensione.
Taran la fiss intensamente, senza rabbia e
senza timidezza. Senza derisione. Si limit a
immergere gli occhi nei suoi con sincerit,
senza cercare di sfuggirle. Era il suo modo di
farle capire che sapeva. Inga prov una forte
emozione che, con sua sorpresa, era una miscela
di desiderio e di sentimento.
Quell'imponente pitto dal cuore tormentato
aveva il dono di sconvolgerla...
Lui sorrise abbassando gli occhi, interrompendo
la magia di quel dialogo silenzioso. Si
mise la camicia azzurra e fece per andare a
svuotare fuori la tinozza, ma lei lo trattenne
con un gesto.
Sempre in silenzio, lo invit a sedersi su una
pelliccia vicino al fuoco e gli bagn i capelli
con la mano a coppa. Poi cominci a districarli
con il pettine di Le'if, al quale erano rimasti attaccati
alcune sue ciocche, pi lunghe e chiare.
Senza protestare, Taran chiuse gli occhi assaporando
il momento.
La mano di Inga tremava leggermente, ma
non per il freddo n per il timore. In lei riaffiorarono
i ricordi delle tante sere in cui Taran
aveva curato la sua ferita alla nuca, affondando
le dita tra i suoi capelli con una squisita sensualit.
Quel giorno gli restituiva semplicemente il
favore.
Procedeva lentamente, sia per districare i
tanti nodi della chioma bruna, sia perch voleva
protrarre quel momento di pace. Con la mano
sinistra gli teneva la testa, sfiorandogli l'orecchio,
la destra domava a poco a poco l'irsuta
criniera da selvaggio per trasformare Taran
in una persona civile.
Quando ebbe finito, lo indusse a restare seduto
con una forte pressione sulla spalla. Aspetta
sussurr. Non puoi tenere la barba in
questo stato.
Girandogli attorno, si sedette accanto a lui e
gli prese il mento per girargli il viso.
Procedette con piccoli tocchi, delicatamente,
e riusc con qualche colpo di pettine a renderlo
pi presentabile. Quindi separ la barba in
cinque parti, ciascuna divisa in tre pi piccole,
le intrecci con cura e bagnandosi la punta delle
dita nell'acqua diede all'insieme una forma
pi disciplinata.
Ecco sussurr. Cos va molto meglio!
Taran mise la mano sulla sua, quella che ancora
reggeva il pettine.
Non avevano bisogno di parlare per capirsi,
ma entrambi ormai sapevano che erano diventati
inseparabili.
La sera condivisero il pasto con Le'if e la sua
famiglia. Dopo aver ostruito l'accesso alla casa
con una grossa lastra di pietra, sedettero tutti e
quattro intorno al fuoco e Le'if fece girare le
vivande. Sua moglie era molto giovane. Poteva
avere una quindicina d'anni. Probabilmente si
trattava della seconda moglie, dopo che la
prima era morta. Teneva tra le braccia un neonato
urlante, dal quale non si separava mai.
Taran e Inga ripulirono la loro ciotola di
pappa di cereali addolcita con il miele, mangiarono
un pezzo del coniglio arrostito in loro
onore, infine bevvero un po' di birra conversando
con Le'if, diventato pi socievole, mentre
la moglie e il bambino si coricarono sotto
le pellicce di una delle alcove. Ogni tanto, Inga
traduceva per Taran la sostanza della conversazione,
poi trasmetteva le sue osservazioni al
padrone di casa.
Dimmi disse a un tratto, quali sono le ultime
notizie dal clan di Barn?
A parte quella dell'attacco a Byrgisey, non
abbiamo saputo altro. Durante tutto l'inverno
non sono passati n cantastorie n navi. Del
resto qui viene di rado qualcuno. Difficile avere
notizie fresche.
Lei annu e tradusse per Taran. Le'if bevve
l'ultima sorsata di birra e si alz.
Si  fatto tardi... Potete stare nel letto del
bambino. Lui dorme con noi. Buonanotte.
E scomparve senza lasciare il tempo a Inga
di porgli altre domande. Non era decisamente
un tipo loquace.
Lei si alz con un sospiro e depose le sue
armi vicino allo spazio destinato a loro due. A
portata di mano, per ogni evenienza. L'alcova
era piccola, ingombra di pellicce di svariati animali
e di una coperta di lana grezza. Si inginocchi
per sistemare il giaciglio, poi ci scivol
dentro e si coric dalla parte del muro.
Taran la segu e si sistem sul lato dell'ingresso,
le gambe piegate, in una posizione sicuramente
molto scomoda.  piccolo... si
lament, cercando di trovare un posto dove sistemare
i grossi piedi.
Per stare pi caldi.
Inga sent il sangue affluire al viso, ma per
fortuna le sue emozioni erano invisibili nell'oscurit.
Questo concedeva loro una relativa intimit.
Erano incollati l'uno all'altra, senza
possibilit di piegare anche solo un arto e, se
sussurravano, nessuno poteva udirli. Stavano
per dormire insieme e non solo sotto lo stesso
tetto...
Insieme. Vicini come potevano esserlo due
amanti. Se solo le intenzioni di Taran fossero
state pi chiare! A volte lui le rivolgeva una
frase maliziosa o uno sguardo non privo di interesse,
altre sembrava lontano e distaccato.
Inga spost la testa per permettere a Taran di
posare entrambe le spalle sul materasso di pelliccia,
ma cos facendo si trov quasi rannicchiata
contro di lui. Gli augur la buonanotte
per evitare di fargli capire il suo imbarazzo e
fece finta di dormire anche se teneva gli occhi
spalancati nel buio.
Al di l dell'ampio petto di Taran, che si sollevava
a intervalli regolari, vide il fuoco di
torba spegnersi lentamente. Non faceva freddo.
La porta era chiusa, c'erano un fuoco e delle
coperte... Anzi, la temperatura era piuttosto
gradevole. Eppure percepiva la tensione di Taran
e qualcosa le diceva che non era dovuta
soltanto alla loro vicinanza.
All'improvviso, lui cominci a parlare. Era
solo un debole sussurro, ma era del tutto sveglio
e sapeva che anche Inga lo era.
Ti ho detto che ho fatto qualcosa di malvagio
prima di andare a cercare la redenzione al
monastero, ricordi? Io... ho ucciso degli uomini...
molti uomini. Erano disarmati e... ed erano
protetti dalle leggi dell'ospitalit.
Inga si irrigid, aspettando che continuasse
la sua confessione.
Eravamo in cinque. Cinque cugini. Quando
finimmo, non restava un solo alito di vita nella
stanza, solo cadaveri sparsi dappertutto, ammucchiati
l'uno sopra l'altro, sangue ovunque e
quel terrificante odore di morte... Lo conosci
l'odore della morte? Uccidere un uomo o ucciderne
venti  molto diverso, specialmente in
uno spazio angusto. E ucciderli quando sono
indifesi  persino peggio. L'odore era semplicemente
atroce. Lo sento ancora, a volte.
Quando sono bloccato in una stanza piccola e
chiusa, come adesso. Quel fetore mi riempie di
nuovo le narici, faccio fatica a respirare e mi
gira la testa.
Anche in questo momento ti gira?
Lui annu. Lo so che non ha senso.
Al contrario... Sei ossessionato dal tuo segreto.
Dove hai ucciso esattamente quegli uomini?
In un sotterraneo. Una cantina scavata in
una grotta naturale, che si trovava sotto il castello
di mio zio. Accadde dopo un banchetto
di riconciliazione al quale partecip la maggior
parte dei re delle trib pitte: tutti gli invitati
avevano bevuto per celebrare il periodo di pace
che si prospettava, non noi. Noi avevamo
ricevuto degli ordini... Al termine del banchetto,
mio zio invit gli ospiti a bere l'ultima coppa
sulla pietra di fondazione del castello, posata
da un lontano antenato, per suggellare un
patto di pace perpetua. Scesero senza il minimo
sospetto. Ridendo, chiacchierando ad alta
voce. Si interruppe, il fiato corto. Vidi l'incredulit
nei loro occhi quando sferrammo i
primi colpi. Incredulit, poi terrore... Osammo
violare una delle leggi pi sacre del mondo!
Per un padrone di casa colpire l'ospite  un atto
abominevole, l'ignominia estrema. Fu allora,
davanti all'espressione inorridita di quegli uomini
condannati, che compresi la verit: stavo
commettendo un crimine imperdonabile. Ma
non potevo tornare indietro, perch mio zio
l'avrebbe saputo.
Chi era tuo zio?
E ancora vivo. Si chiama Uuen mac Unuist,
Re degli Scoti e Re dei Pitti di Uerturio.
Re? Intendi dire che fece uccidere i suoi
vassalli?
No, no... All'epoca lui era Re degli Scoti e
voleva stabilire la sua autorit anche sui Pitti,
essendo discendente per parte di madre da una
famiglia reale di quel popolo. Tutti gli uomini
che uccidemmo quella maledetta notte erano re
di piccole trib. Cugini lontani, la cui sola esistenza
ostacolava la sua pretesa al doppio trono.
Il mattino dopo, Uuen non era pi solo Re
degli Scoti, ma anche Re dei Pitti di Uerturio
perch ormai nessuno, a parte lui, poteva reclamare
il titolo.
Capisco.
Mio zio era sempre stato divorato dall'ambizione.
Ci riun... noi, i cinque figli dei suoi
fratelli e di sua sorella. Io sono figlio di
quest'ultima. Presso la nostra gente si deve pi
obbedienza alla famiglia delle nostre madri
che a quella dei nostri padri, quindi non potei
sottrarmi. Io meno di chiunque altro. Non mi
pass neanche per la testa di tirarmi indietro,
anche perch veneravo mio zio Uuen.
Immagino che tu sia fuggito immediatamente
dopo il fatto.
S, all'alba. Non ho potuto resistere... Non
volevo pi vedere mio zio, n i miei cugini.
Volevo andare dall'altra parte del mondo e dimenticare.
Inga emise un debole sospiro, cercando
qualcosa da dire per lenire la sua anima tormentata.
Hai pagato abbastanza per il tuo crimine,
non credi? Sei un guerriero. Eri giovane
e leale alla tua famiglia. Hai offerto un anno di
vita al tuo dio, e adesso il tuo debito  pagato.
Non sar mai pagato! Non capisci, allora?
Tutti e cinque... fummo complici di mio zio,
assassinammo nel suo nome, infrangendo le
leggi di Dio al solo scopo di saziare la sua
brama di potere.
Rimasero in silenzio. Taran, scosso dalla sua
confessione, Inga sbigottita per ci che aveva
appena ascoltato. Cerc la sua mano, ma lui la
allontan.
Adesso sai tutto farfugli Taran. Capirei
se non mi volessi pi al tuo fianco...
Per tutta risposta, Inga si rannicchi contro
di lui, la testa nell'incavo della sua spalla, poi
prese la sua mano tra le proprie. Taran la abbracci
cos forte da farle male e lei sent le
sue lacrime scorrere sui capelli.
Animata dalla profonda tenerezza che d'istinto
si era destata dentro di lei, Inga sollev
la testa e si protese per baciarlo sulle labbra
socchiuse. Un bacio casto, delicato. La ferita
in via di guarigione le faceva un po' male, ma
non se ne cur. Taran ricambi timidamente il
suo bacio, con toccante goffaggine. Poi la
strinse con dolcezza, invitandola a posargli la
testa sulla spalla.
Inga si sistem comoda contro di lui e rimase
ad ascoltare mentre il respiro del compagno
rallentava a poco a poco. Prese sonno molto
tempo dopo, quando ebbe la certezza che lui si
fosse addormentato.
Quella notte, l'uomo lupo venne a trovarla in
sogno. La fiss con attenzione, e Inga cap dai
suoi occhi dorati, a met tra l'umano e l'animale,
che tra loro esisteva un legame di sangue.
La giornata seguente fu interminabile.
Piovve a intermittenza, con nuvole scure e
grevi che bloccavano l'orizzonte a meridione.
Inga vag sulla spiaggia di ciottoli all'estremit
della profonda cala di Strmney, nella quale
le imbarcazioni erano protette dalle tempeste.
Lo jarl aveva poche barche da pesca allineate
di fronte al villaggio, che beccheggiavano sulle
onde sempre pi burrascose.
Lei temeva che lo knarr non passasse dal
villaggio a causa dei venti, o che il mercante si
rifiutasse di accogliere a bordo due passeggeri.
Le previsioni riguardo all'arrivo del naviglio
erano solo indicative: ogni viaggio comportava
troppi fattori imprevedibili per poter fissare
una data precisa. Il mercante avrebbe potuto
facilmente rimandare di molti giorni il viaggio
a Strmney, sempre che nel frattempo non
cambiasse idea puntando dritto verso nord.
Inga scambi qualche parola con le donne
del villaggio, ma non apprese nulla di interessante
e presto si ritrov esclusa dalla conversazione.
Come le succedeva sempre. Generalmente
una skjaldm ispirava ammirazione e rispetto,
ma le donne sposate e le giovani di
buona famiglia preferivano non farsi notare in
compagnia di una guerriera con lo scudo. Non
avevano molto da dirsi. Inga si spazzol i capelli
insieme a loro, si rifece le trecce, poi le
venne fatto capire che non era una di loro
quando la conversazione si spost sulle attivit
domestiche tipiche della loro vita quotidiana.
Non sapendo che altro fare, fin con il rinunciare
all'idea di raccogliere informazioni o anche
solo di fare conversazione e raggiunse Taran
che se ne stava da solo a sud del villaggio.
La sua alta figura si stagliava contro il cielo
cupo, immobile e solitaria, indifferente alla
pioviggine e alle folate di vento gelido che
provenivano da occidente. Da diverse ore
guardava al di l del mare, verso le isole montuose
pi a meridione.
Preoccupato? gli chiese, avvicinandosi.
Lui scosse la testa senza guardarla. Le nuvole
che si avvicinano non portano niente di
buono. Non  un tempo adatto per la navigazione...
Lo so, ma Le'if  sicuro che il mercante arriver.
Dice che  un vecchio marinaio che non
si lascia impressionare facilmente.
Le'if  sicuro di un sacco di cose replic
Taran, nervoso, tirandosi una delle nuove treccine
della barba. Quel tipo non mi piace, e so
che il sentimento  reciproco.
Io credo a suo padre quando dice che vuole
aiutarci. Questo  ci che conta.
Comunque sia, mi sentir tranquillo solo
quando saremo lontani da qui, in mare. Con il
buono o il cattivo tempo!
Si volt verso di lei, un sorriso tirato sul viso.
Non riusciva a nascondere l'apprensione
che lo rodeva. Senza dubbio temeva un lungo
viaggio per mare, in pieno inverno. Chiunque
fosse dotato di un minimo di buonsenso sarebbe
stato d'accordo con lui.
Tornarono a Stromney a fianco a fianco, in
silenzio, ma le loro anime erano in perfetta
armonia.
Quella notte, quando Le'if, sua moglie e il
piccino scomparvero nella loro alcova appena
finito di consumare il pasto, Taran e Inga ritrovarono
con estremo piacere l'intimit del loro
spazio. Si rannicchiarono l'uno contro l'altra
senza esitazione n imbarazzo. Come se lo facessero
ogni notte, da sempre. E, se Inga prov
una vaga incertezza nel cercare lo sguardo di
Taran, nel chiarore capriccioso delle braci che
penetrava nella loro nicchia di pietra, quello
che vi lesse la riemp di un dolce calore.
Lui le accarezz piano la guancia, uno sfioramento
che le caus un brivido dietro il collo.
Questa volta fu lui che prese l'iniziativa: si
protese e le cattur le labbra.
Inga accolse il suo bacio e lo ricambi con
audacia. Chiuse gli occhi, incuriosita dalle
sensazioni intense che lui le faceva esplodere
dentro. Era avida del suo tocco, del suo respiro,
della sua bocca... Assapor il suo labbro inferiore
con la punta della lingua e sent il suo
brontolio impaziente contro di s.
Taran le prese il viso tra le mani approfondendo
il bacio. Fu un contatto intimo, tormentoso,
cos erotico da mozzarle il respiro. Ansim,
fremendo tra le sue braccia. Il suo grembo
si contrasse, deliziosamente trepidante,
mentre il cuore galoppava a folle velocit, trascinandola
in un vortice di emozioni che ricordava
le spirali azzurre disegnate sul braccio di
lui...
Un desiderio di straordinaria potenza la pervase.
Nelle sue vene, nelle sue labbra, nel suo
ventre di donna. Le sensazioni erano decuplicate.
Voleva quell'uomo dentro di s, essere una
cosa sola con lui, unire i loro corpi, le loro
menti, i loro pensieri pi segreti. Le pellicce,
le coperte di lana, gli indumenti, tutto ci che
li separava la infastidivano enormemente. Fece
scivolare le mani sotto la sua camicia, pass le
dita sui rilievi dei muscoli, sulla peluria morbida,
sulla pelle calda e liscia.
Taran si mosse, sbatt il ginocchio contro il
tramezzo di pietra e si lasci sfuggire un grugnito
di frustrazione. Non avevano certo molto
spazio e non potevano togliersi i vestiti. Il loro
abbraccio sarebbe stato ancora pi intimo,
pens Inga, strappandosi infine a quel bacio
divorante, i sensi in fiamme. Si distese sulla
schiena, scostando come meglio poteva i lembi
della tunica di pelle in un invito licenzioso.
Taran cap senza fatica le sue intenzioni e
cominci ad armeggiare con i propri indumenti.
Azzard una carezza con il palmo avido sul
suo seno nudo, liscio come seta, il respiro irregolare
che tradiva il suo turbamento.
Lei trattenne il fiato. Rovesci la testa all'indietro,
contro la parete divisoria, offrendosi
tutta.
Quando la bocca e la lingua del suo amante
sostituirono la mano, correndo sulla curva dei
suoi seni sodi, titillando nel buio i capezzoli
eretti prima di succhiarli golosamente, lei si
morse le labbra per non gemere di piacere.
Continue ondate di desiderio nascevano nel
suo centro e le assalivano sempre pi incalzanti
tutto il corpo.
Costrinse Taran a sollevare la testa e fiss i
suoi occhi luminosi, resi febbrili dalla passione.
Lui comprese. Sollev i fianchi per aiutarlo
a sfilarle i calzoni di lana. L'aria fresca era
piacevole contro la sua pelle ardente, ma Taran
non aveva intenzione di darle tregua: le infil
una mano tra le cosce e stuzzic il punto pi
sensibile, ricominciando a baciarla per soffocare
i suoi sospiri.
Quella sublime tortura spinse Inga ancora
pi lontano sui flutti impetuosi del piacere.
Mentre Taran prendeva possesso del suo corpo,
lo manovrava con destrezza e istinto, lott
invano contro la tempesta dei sensi. Presto sarebbe
stata trascinata via, squassata ed esultante
sotto le ondate della passione.
Rotol su un fianco, affondando le dita nei
capelli del suo amante, supplicandolo di darle
quello che aspettava. Non avevano spazio per
distendersi, se non in quella posizione, n per
togliersi altri vestiti, ma a lei non importava:
voleva solo che Taran facesse l'amore con lei.
Finalmente.
Taran le lasci cadere una pioggia di baci
sulla guancia, sul collo, mentre cercava di liberare
il membro, ostacolato dalla mancanza di
spazio. Quando la penetr lentamente, rimase
senza fiato. Inga gli pass una gamba nuda attorno
alla vita e alla ruvida stoffa dei suoi calzoni
arancioni, attirandolo nel profondo della
propria intimit. Quasi ringhiando, lui vi si
immerse con una spinta vigorosa.
Si lasciarono trasportare dalla foga, dall'impazienza,
dalla brama che ciascuno aveva dell'altro.
Inga perse la nozione del tempo. Il piacere
che la pervadeva era troppo imperioso,
troppo tumultuoso.
Vertiginoso.
Ogni spinta di Taran, tenera e possente allo
stesso tempo, le faceva dimenticare un po' di
pi la realt, l'alcova, la casa di Strmney, il
passato, il futuro... Era ridotta a un ammasso
di sensazioni, di vibrazioni. Sentendo l'estasi
arrivare, affond il viso nel collo di Taran, nel
triangolo di pelle lasciato libero dalla camicia,
e lo addent con forza per soffocare il grido di
piacere; a malapena si accorse dei sussulti del
suo amante, anche lui in preda all'ebbrezza
amorosa.
A poco a poco torn alla realt. Senza fiato,
attraversata dalle ultime ondate di estasi, fremente
dalla testa ai piedi. Anche Taran sembrava
esausto. Le sorrise nella luce fioca e la
attir a s.
Inga non tard a addormentarsi, con i sensi
appagati e il cuore traboccante di sentimenti
profondi che non aveva alcuna voglia di indagare
in quel momento.


Capitolo 7.

Taran si svegli sentendosi in pace come non
gli accadeva da molto tempo.
Appagato, rest immobile per un istante con
gli occhi ancora chiusi ad ascoltare i suoni del
villaggio che si svegliava tutt'attorno, il respiro
calmo della bella guerriera che dormiva tra le
sue braccia, spossata dal loro corpo a corpo e
dalla sua resa notturna. Non riusciva a ricordare
quando fosse stata l'ultima volta che aveva trascorso
la notte in cos piacevole compagnia, ma
era sicuro di non aver mai provato una serenit
tanto assoluta in tutta la sua vita. Quella notte
neanche un incubo era venuto a tormentarlo.
Apr gli occhi. Il soffitto intrecciato dell'alcova
era basso, i tramezzi di pietra vicini. Con
le gambe piegate, aveva l'impressione di riempire
tutto lo spazio. Eppure...
Niente. Nessun attacco di ansia, niente panico,
niente sapore di sangue in fondo alla gola,
nausea o vertigini. Nessuna macabra visione.
Solo un leggero disagio che di sicuro sarebbe
svanito appena alzato. Lanci un'occhiata fuori
dalla loro minuscola stanza.
Il cielo cominciava appena a rischiarare, diffondendo
una luce ancora diafana nella capanna
di pietra. La padrona di casa stava allattando il
suo bambino, seduta davanti al fuoco nel quale
aveva appena gettato un nuovo blocco di torba,
e dalla porta aperta entrava l'aria fredda e pulita
del primo mattino. All'esterno sembrava regnare
un certo trambusto. La gente andava e veniva,
in silenzio ma con una concitazione quasi
palpabile.
La testa di Inga si mosse sul suo petto. Le
sorrise quando sollev il viso assonnato verso
di lui.
Gi mattina? chiese con voce impastata.
Come vedi. Ma puoi tornare a dormire, se
vuoi...
No, va bene. Mi sveglio, lasciami un momento.
Che cosa succede fuori?
Credo che il mercantile sia in vista.
Le ultime vestigia di sonno si dissiparono
dalla mente di Inga. Taran non pot fare a meno
di ammirare il suo profilo delicato dagli zigomi
alti, la ciocca di capelli serici che cadevano sul
nasino dritto.
Era bellissima, e selvaggia. Appassionata...
Una guerriera piena di coraggio, ma anche una
donna a tutti gli effetti, che quella notte gli aveva
lasciato intravedere la potenza dei suoi desideri,
la dolcezza delle sue emozioni. Ora si riposava
contro di lui, comunicandogli un po'
della sua sicurezza, della sua calma.
Cominci a sperare che lei fosse sua, di poterla
baciare e fare l'amore con lei tutte le volte
che voleva. Di poter dormire ogni notte con lei,
lei che scioglieva le sue paure e scacciava i suoi
demoni!
Ma si riscosse da quelle fantasie in fretta: lui
sarebbe stato solo la sua ennesima conquista.
Inga era il tipo di donna che non sarebbe mai
appartenuta a nessuno. Si era donata a lui per
una notte. Doveva accontentarsi di quello e
smettere di sognare una vita perfetta nella quale
lei non l'avrebbe mai lasciato, nella quale sarebbero
vissuti insieme, felici, lontano dalla
brutale violenza del mondo degli uomini.
Scost la coperta e la sua amante allung
immediatamente le braccia per trattenerlo.
Dove vai?
A vedere da vicino che cosa succede. Fa'
con calma! Mi raggiungerai quando sarai pronta.
La vide corrugare la fronte, preoccupata per
la sua fuga repentina, per alla fine non insistette
e lo lasci andare.
Taran si mise in bocca una galletta d'avena,
recuper tutte le sue armi e si gett lo scudo
sulla schiena. Era pronto a lasciare il villaggio.
Occupata a cullare il neonato sazio di latte, la
moglie di Lei'f gli lanci a malapena un'occhiata
quando lui usc dalla capanna.
I passi di Taran scricchiolarono sull'erba bassa,
gelata dalla brina. Dalla spiaggia provenivano
grida e risate. Si incammin senza fretta. La
prudenza lo spingeva a non mostrare mai i suoi
sentimenti... Quel giorno era inutile rivelare la
sua inquietudine e la fretta di lasciare il villaggio.
Aveva visto giusto: una grossa imbarcazione
si avvicinava alla costa, lenta, la stiva probabilmente
carica di merci destinate ai mercati
delle isole del Nord. Si tenne a distanza per seguire
la manovra con discrezione, appoggiandosi
con fare pensieroso all'asta della lancia.
La vela era imbrogliata. Lo knarr progrediva
con la sola forza delle braccia dei rematori, a
malapena visibili al di sopra del parapetto di legno
dipinto. La prua verticale svettava nel cielo
grigio. Sembrava spezzata, o monca. Si ferm a
poca distanza dalla riva, con il suo albero nudo
che solleticava le nuvole. I remi si sollevarono.
Quindi apparve una larga tavola di legno, che
venne appoggiata al parapetto per consentire ai
mercanti di sbarcare.
Erano otto. Tutti riccamente abbigliati, con
costosi mantelli foderati di pelliccia di coniglio
o di scoiattolo gettati sulle spalle. I capelli e le
barbe intrecciati o legati con cura.
Abbracciarono gli uomini di Strmney.
Taran not stupito l'assenza di Le'f e di suo
padre.
Ah!
Sussult, furioso di essere stato colto di sorpresa
dallo jarl che gli era arrivato alle spalle.
Non capiva le sue parole e glielo spieg con
brevi gesti. Il vecchio fece un largo sorriso mostrando
tutti i denti, poi gli indic di seguirlo.
A Taran quella storia non piaceva per niente.
Che cosa voleva da lui?
Il vecchio lo prese per un braccio e lo esort
ad accompagnarlo in una delle abitazioni che
sembrava deserta. Continuava a chiacchierare
allegramente nella sua lingua, gli occhi scintillanti.
L'arrivo della nave mercantile sembrava
infondergli nuove energie, poich camminava
eretto, pi risolutamente, con un atteggiamento
energico che faceva dimenticare la sua chioma
candida e la brutta cicatrice sulla guancia. Fece
una pausa, accompagnata da un monologo dal
significato oscuro.
Taran sospir, scuotendo la testa. Come poteva
far capire al vecchio che il suo tentativo di
dialogo era destinato a fallire? Senza gesti, senza
mimica, non avrebbe mai afferrato il succo
del suo discorso. Lo jarl riprese a marciare, tirandolo
di nuovo per il braccio.
Senza dubbio voleva offrirgli un regalo d'addio.
Taran non sapeva se i Vichinghi osservassero
quell'usanza. Dopotutto, non aveva nulla
da temere da quel vecchio rugoso e stanco, tanto
valeva accontentarlo. Presto sarebbero partiti
e quel pensiero lo rendeva stranamente felice.
Lo segu all'interno della capanna di pietra,
sempre pi perplesso. Lo jarl si mise vicino al
focolare e parl ancora a lungo. Eppure sapeva
che Taran non lo capiva. Perch perdere tempo
in modo cos stupido? Poi gli indic una cassa
di legno, vecchia e rovinata, con la serratura
rotta, ma che comunque doveva valere una piccola
fortuna in quella terra scarsa di legname.
Gli fece segno di aprirla.
Taran appoggi la lancia contro il muro e si
chin per sollevare il coperchio della cassa.
Vuota.
Un lampo di luce balen al limitare del suo
campo visivo.
Si tuff di lato, schivando la lama che gli sibil
vicino all'orecchio.
Di nuovo lo jarl gli fu addosso con in mano
una mannaretta da cucina; un brutto sorriso gli
distorceva i lineamenti. Taran non tent neanche
di capire i motivi di tanta ostilit. Si gett
su di lui a testa bassa, mandandolo a sbattere
contro la dispensa di pietra. Il suo avversario
croll a terra, lasciandogli il tempo necessario
per agguantare una pentola di stufato e fracassargliela
sulla testa.
Taran lo osserv per un momento, impotente.
Respirava ancora. Ci avrebbe messo un bel po'
per riprendere i sensi. Ma perch quella messinscena?
Inga!
Assalito da un sinistro presentimento, afferr
la lancia e corse fuori, in direzione del naviglio.
Arriv giusto in tempo per vedere la guerriera
trascinata a bordo con la forza, legata e imbavagliata.
Inga si dibatteva senza successo, accompagnata
dalle risate della gente di Strmney
e sotto gli sguardi innervositi dell'equipaggio.
Si dibatteva disperatamente, ma Lei'f la teneva
ben stretta.
Anche lui rideva a gola spiegata.
Taran fu travolto da una collera ribollente e
un velo nero lo accec per un istante. Si mise a
correre verso la riva. Alcune donne lo videro e
presero a strillare: in men che non si dica la
passerella di legno che permetteva di salire e
scendere dalla nave fu spinta via e i remi si tuffarono
nell'acqua. La nave stava per salpare e
Inga sarebbe scomparsa dalla sua vita per sempre.
Rapita, sequestrata, venduta come schiava...
O peggio.
Ah, no! Non gliel'avrebbero portata via! Animato
dall'ebbrezza del combattimento, Taran
alz il braccio e fece un gran respiro.
La sua lancia fendette l'aria e cadde sul ponte
della nave con un tonfo sordo.
Lui vol come una freccia fino alla spiaggia,
spintonando gli abitanti del villaggio terrorizzati
che trovava sulla sua strada, si raccolse per
prendere la spinta e salt con tutte le sue forze.
Le sue gambe batterono l'aria per un momento
e lui vol sopra i ciottoli ricoperti di alghe e di
schiuma, poi discese verso terra.
Riusc ad aggrapparsi a un remo. Folle di
rabbia, l'energia decuplicata dalla paura di perdere
Inga, si iss a bordo dell'imbarcazione con
una facilit che sbalord per primo lui stesso.
Balz sul ponte.
Delle grida risuonarono sulla riva. Colti di
sorpresa, i rematori lo fissarono increduli, mentre
il mercante, al quale apparteneva il carico e
che teneva saldamente il timone, si gir verso
Le'ff.
Il figlio dello jarl allent appena la presa e
Inga ne approfitt per gettare indietro la testa,
colpendolo con forza in faccia e spaccandogli il
naso. Il vichingo url e la lasci cadere senza
complimenti. Lei si contorse senza tuttavia riuscire
a rialzarsi, essendo legata troppo strettamente.
Taran si gett su Lei'f con la spada sguainata.
Non gli fu diffcile metterlo fuori combattimento
con un pugno allo stomaco, poi gli punt alla
gola la lama fin quando una goccia di sangue
gli imperl il collo bianco, scorrendo lungo il
metallo freddo. Nessun membro dell'equipaggio
ebbe il coraggio di intervenire. Probabilmente
ritenevano, a ragione, che la lite non li riguardasse.
Hai osato toccarla, parassita! Ma io non
macchier la mia anima per te. Ti lascer vivere,
con il peso della tua vergogna sul viso, come
quel traditore di tuo padre!
Punt la lama appena sotto l'occhio sinistro
di Lei'f, nella posizione della cicatrice dello jarl,
e lo sfregi fino al mento. Un grido risuon nel
silenzio pesante, interrotto soltanto dalle strida
dei gabbiani e dal tonfo dei remi. Il ponte si
macchi di sangue fresco sotto i loro piedi.
Schiumante di rabbia, Taran afferr l'uomo alla
vita e lo gett fuori bordo, tra i sogghigni
dell'equipaggio che sembrava aver apprezzato
la scena.
Taran tir in piedi Inga e finalmente le tolse
il bavaglio.
Ce ne hai messo di tempo! Spettava a me
punire quel vigliacco, solo a me!
No, toccava a me. Nessuno ti far del male
finch ci sar io a proteggerti.
Dopodich Taran si volse verso i rematori e il
mercante, ancora aggrappato al timone, con aria
di sfida. Avete capito?
Non avevano afferrato le sue parole, naturalmente,
ma il suo atteggiamento bellicoso era
stato apprezzato e lo acclamarono festosamente.
Taran lanci un'occhiata a Inga, sconcertato dal
loro palese sostegno.
Che cosa aspetti a slegarmi? Che arriviamo
nel mio paese?
Lui annu e obbed.
Il mercante lasci quindi il suo posto al timone
per parlare con Inga. Sembrava piuttosto amichevole,
con quell'espressione aperta e anche
un po' divertita. Gett indietro un lembo del suo
mantello porpora dall'orlo ricamato per mettere
una mano sulla spalla della guerriera, le disse
qualcosa con tono solenne, quindi gir sui tacchi
senza degnare Taran di un'occhiata.
La vichinga e il pitto si sedettero sul ponte
vicino alla prua per essere un po' discosti dai
marinai. Questi ultimi lanciarono loro delle occhiate
incuriosite, ma ben presto si concentrarono
sui movimenti cadenzati del remigare.
Inga gli riassunse l'accaduto, dopo che lui era
uscito dalla capanna: Lei'f era tornato indietro.
Lei aveva bevuto un po' di latte chiacchierando
con il figlio dello jarl e l'aveva trovato incredibilmente
loquace. Poi, senza la minima avvisaglia,
lui e la sua giovane moglie tanto timida
l'avevano gettata a terra, disarmata e legata.
Mi sento in colpa. Essermi lasciata abbindolare
cos facilmente! L'effetto sorpresa... Mi sono
divincolata con tutte le mie forze, ma una
volta che mi hanno legato come una salsiccia
dalla testa ai piedi non c'era pi niente che potessi
fare.
Che razza di furfante!
Lui e suo padre non avevano precisamente
mentito: in effetti stavano progettando di riportarla
a casa. Ma nel farlo avrebbero preteso un
piccolo compenso per la loro buona azione.
Taran non aveva alcun valore mentre Inga era la
figlia del potente jarl Gudmund. Speravano di
farsi ricompensare lautamente da suo padre.
Ecco perch ha cercato di uccidermi osserv
Taran.
Chi?
Quel vecchio furfante dello jarl ha cercato
di spaccarmi la testa. Cos ho capito che di sicuro
te la stavi passando male anche tu...
Vedendo il mercante che avanzava verso di
loro, con in mano un grosso pezzo di legno intagliato,
d'istinto smisero di parlare. Era una
grande testa di serpente triangolare, vista
dall'alto, al centro di una spirale che raffigurava
il corpo dell'animale. Taran vide che il vichingo
collocava la testa del serpente sulla prua e cap
perch quest'ultima gli era sembrata mozza,
quando aveva assistito all'arrivo della nave.
Perch lo fa? chiese a Inga che lo osservava
con un sorrisetto.
Hai molto da imparare sulla mia gente!
Insegnami questo intanto.
Lei lo guard negli occhi per capire se parlava
sul serio, e parve sorpresa nel vedere che era
sincero. Taran era sempre stato curioso e tutto
ci che riguardava la bella guerriera lo interessava
moltissimo.
Il serpente rappresenta Jrmungandr spieg
seria, il grande serpente marino nato dal
dio Loki, che vive in fondo all'oceano, cos lungo
da poter cingere il mondo intero mordendosi
la coda. La leggenda narra che all'avvicinarsi
del Ragnark, la fine del mondo che verr prossimamente,
Jrmungandr si lever contro gli
di e distrugger il mondo degli uomini.  lui
che genera le onde giganti quando si infuria...
Questa polena placa e tiene lontana la sua ira.
Ma perch l'ha messa solo adesso al suo posto?
 utile quando si  in mare rispose lei, seguendo
con gli occhi il mercante che tornava a
poppa, non vicino alla costa, dove le navi sono
fuori della portata di Jrmungandr. E poi, sarebbe
difficile sbarcare su una terra amica portando
sulla nave una figura aggressiva. Sarebbe
una grave scortesia.
Taran inarc le sopracciglia, ma non si sofferm
a discutere sulle usanze vichinghe. Gli
sembravano strane, come un universo parallelo
al suo, straniero eppure, sotto certi aspetti, curiosamente
simile. Altri di, altre paure, altri riti
per propiziarsi la sorte.
Prima volle sapere perch l'equipaggio dello
knarr non si era sollevato per difendere Le'if,
perch gli avevano permesso di sfigurarlo prima
di gettarlo in mare. Inga gli disse che i marinai
non avevano preso parte al tradimento della
gente di Strmney, a giudicare dal breve
scambio che aveva udito prima di salire sull'imbarcazione.
In realt, non si conoscono cos bene come
sosteneva lo jarl, e non erano affatto entusiasti
di prendere a bordo una prigioniera. Le'if e suo
padre hanno imposto loro questo maneggio in
cambio di una fornitura straordinaria di formaggi
e pelli di coniglio da vendere al Disathing.
Un carico che, tra l'altro, il mercante si 
ben guardato dal restituire dopo che tu hai scaraventato
Le'if fuori bordo. L'hanno serbato nella
stiva, quindi ci guadagnano su tutta la linea.
E poi sono particolarmente sollevati perch tenere
un ostaggio su una nave raramente porta
bene.  un rischio che l'intero equipaggio deve
accettare di accollarsi.
Che cosa pu succedere? Dio si intrometterebbe
anche nel commercio e nella politica?
Il tuo dio non lo so, ma offendere Rn in alto
mare pu essere pericoloso!
Rn?
La dea delle tempeste.
Taran annu, un po' sconcertato dal timore rispettoso
che aveva scorto negli occhi di Inga.
Scrut le sue iridi, di un azzurro pi spento sotto
il cielo nuvoloso. Lei distolse il viso. Il pensiero
che si fosse pentita della notte che avevano
appena trascorso insieme lo turb profondamente!
Gli era piaciuto far l'amore con lei, anche
se in quel modo frettoloso e senza molta libert
di movimento. Avrebbe serbato quel ricordo
fino alla fine dei suoi giorni.
In definitiva riprese Inga alzandosi, ci 
stato concesso di salpare per le isole del Nord,
ma come ospiti. Ulf, che  il proprietario dello
knarr e comanda la nave, vuole avere l'onore di
ricondurmi da mio padre... e forse, anche, di ottenere
una ricompensa!
Tuo padre  cos potente che tutti gli uomini
che incontriamo sperano di ottenere dei favori
da lui?
Lei riflett per un momento, facendo una piccola
smorfia che Taran trov adorabile.
Certo, non  lo jarl di Stromney, ma nemmeno
il re delle isole! Non siamo ricchi, ma neanche
poveri. Mio padre, Gudmund, possiede
molte tenute e diverse isole nell'arcipelago del
Nord. Ha molte persone al suo servizio, famigli
e schiavi. Organizza un Disathing ogni anno...
Noi non abbiamo denaro, solo beni da scambiare.
Organizzare un Thing  molto costoso.
Quindi immagino che per queste persone, che si
sono insediate di recente su Hrossey e mancano
di tutto, lui sia un uomo ricco.
E Ulf? Da dove viene?
Non l'ha detto. Ha l'accento dell'Est, dei lontani
fiordi coperti di ghiaccio che il mio clan ha
abbandonato. Probabilmente deve andare avanti
e indietro. Il commercio  molto importante per
noi vichinghi. Ulf  di sicuro pi ricco di mio
padre, ma non lo sa! E lo diventer ancora di
pi durante il Disathing.
Taran corrug la fronte. Non conosceva quella
parola. Chiese spiegazioni mentre si alzava a
sua volta, poi si appoggi con i gomiti al parapetto
guardando la costa che si allontanava al
ritmo dei remi che li portavano verso occidente.
 una festa spieg lei pazientemente, con il
tono rassegnato e le parole chiare che si usano
per dare spiegazioni ai bambini. Una volta
all'anno, nel cuore dell'inverno, celebriamo le
Disir. Sono divinit benigne, maghe e guerriere
a un tempo, che hanno tra gli altri compiti quello di rendere giustizia. In generale, la festa delle
Disir si collega a un Thing speciale, da cui il
Disathing... Sai che cos' un Thing?
Lui scosse la testa, vergognandosi della sua
ignoranza e disperando di riuscire a conoscere
meglio il mondo di Inga. Se solo loro due non
fossero appartenuti a culture diversi! Addossandosi
al parapetto vicino a lui, Inga prosegu
senza accorgersi che i loro gomiti si sfioravano.
Taran invece dovette fare un enorme sforzo per
ignorare quella vicinanza fisica senza che le sue
emozioni si scatenassero. Aveva voglia di toccarla,
di circondare le sue esili spalle con un
braccio per proteggerla. Tuttavia, riusc a trattenersi
e a fingersi rilassato.
Un Thing  un'assemblea di uomini e donne
liberi in occasione della quale si prendono le
decisioni politiche pi importanti. Per esempio,
viene eletto lo jarl. Ci pu essere un Thing per
un singolo villaggio, per un clan o perfino per
un'intera regione. Al Disathing qualunque vichingo
libero pu chiedere giustizia se gli  stato
fatto anche il minimo torto.
Si interruppe e Taran intu senza sforzo la direzione
che i suoi pensieri avevano preso. La
sua mascella era cos serrata che le sue labbra
carnose non si vedevano quasi pi.
Tu pensi di chiedere giustizia per l'aggressione
a Byrgisey, non  vero?
Voglio verit e giustizia per ci che  stato
fatto a me, e per l'assassinio di mia madre tanti
anni fa. Se formulo questa richiesta durante il
Disathing, mio padre non potr respingerla. Le
Disir stesse proteggono chi chiede giustizia. 
una grande festa: si offrono dei sacrifici per una
settimana, all'alba, e si tiene un grande mercato.
Ecco perch lo knarr si dirige a settentrione in
questo periodo che altrimenti  poco propizio ai
viaggi per mare.
La prigioniera pitta? Ricordo che mi hai
raccontato che mor molto tempo fa, ma non in
che modo.
Sono passati undici anni. La trovai distesa
sul pavimento di casa nostra, gi quasi fredda.
Io ero andata a raccogliere delle erbe con... una
vecchia del villaggio, la veggente. Rikke.
Credi che tua madre sia stata assassinata?
Perch qualcuno avrebbe dovuto desiderare di
ucciderla?
Inga si volt in fretta verso di lui, le guance
in fiamme.
La sua morte non fu naturale, ecco! Nessuna
ferita, nessuna traccia di malattia. Come se fosse
stata avvelenata. Rikke ebbe dei dubbi all'epoca,
e anche altri. Ci furono delle voci, ma
nessuna prova. Io per mi sono fatta un'idea al
riguardo.
D'accordo, ti credo. Ma probabilmente ti
chiederanno delle prove concrete della denuncia
che presenterai al Disaping...
Disathing.
Quello. Non cambia il fatto che ti chiederanno
di provare le tue accuse.
Ho un piano!
Vuoi parlarmene?
Lei apr la bocca, poi si blocc. Lo fiss con
un leggero imbarazzo, riluttante ad aprirsi completamente.
Taran avvert la sua incertezza e gli parve che
una lama affilata gli trapassasse il cuore. La
guerriera non si fidava ancora di lui, dopo tutto
quello che avevano condiviso!
Come vuoi sospir infine. Ti aiuter, qualunque
sia il tuo piano. Spero solo che mi metterai
al corrente delle tue intenzioni prima di arrivare
al tuo villaggio.
Rn doveva essersi risentita comunque, visto
che dei nuvoloni neri si addensarono nel cielo a
una velocit impressionante. Il vento gir, provenendo
da nordovest, e presto si rafforz.
Quando la nave doppi l'isola di Byrgisey, che
l'alta marea divideva dal resto del mondo, l'orizzonte
era ridotto a una massa oscura, indistinta,
illuminata di tanto in tanto dal breve
sfolgorio di un lampo.
Taran guard i tetti d'erba del monastero
scomparire nella nebbia, sul punto di svanire
per sempre dalla sua vista e dalla sua esistenza.
C'era da chiedersi se quel periodo della sua vita
non fosse stato solo un sogno...
Che cosa faceva Drust in quel preciso momento?
Sicuramente lavorava in biblioteca, oppure
aiutava a riportare le pecore all'ovile prima
che la furia del cielo si abbattesse su di loro.
Forse pregava per l'anima del suo povero amico,
tornato alle traversie della guerra e della vita?
Taran non osava sperarlo.
Colmo di nostalgia, torn con il pensiero alla
sua prima traversata, da Uerturio all'isola di
Orkne, oltre un anno prima. I venti erano stati
benigni, il viaggio sicuro.
Non come ora...
Serr il parapetto con le mani mentre tentava
di seguire con lo sguardo il volo irregolare di
un uccello marino spaventato, che cercava riparo
lontano, verso la terra. Non aveva mai avuto
problemi a navigare con il tempo buono o vicino
alla costa, ma il mare mosso gli causava
sempre una forte nausea. I suoi cugini si burlavano
della sua debolezza, quando erano giovani.
Quella traversata non sarebbe stata facile: in
pieno inverno, tra isole selvagge e sperdute nel
mezzo di un'immensa distesa di acque infuriate.
Gli si prospettava un mal di mare epico. Per
fortuna il villaggio di Inga era situato sulla costa
meridionale dell'isola pi importante, che
era anche quella pi a sud dell'arcipelago.
Il viaggio sarebbe stato diretto e veloce.
Un rombo minaccioso venne portato dal vento.
Una tempesta si avvicinava. Una tempesta
violenta, a giudicare dal sommovimento del
mare. Le onde che si infrangevano contro lo
scafo erano sempre pi forti. Il mugghiare lamentoso
faceva pensare a un sordo richiamo
che risaliva dalle profondit invisibili, dove, secondo
Inga, si rintanavano dei mostri spaventosi,
addormentati, in attesa di destarsi per distruggere
il mondo.
Taran ripens alla storia del serpente marino
e dell'apocalisse. Raccontata da lei, suonava
molto impressionante e incredibilmente realistica.
Dopotutto, l'esistenza di Dio impediva forse
quella di altri di, forse poco significativi, ma
dalla presenza percettibile? L'impediva davvero?
Smarrito, lasci entrare quel dubbio nella
sua mente, consapevole che accettando il dubbio
correva il rischio di non poterlo pi reprimere
in seguito.
Tutti quegli uomini e donne che non credevano
in Dio avevano dei buoni motivi per adorare
altre potenze? Gli venne l'idea che, alla fine
del mondo, il Signore non avrebbe regnato
come sovrano assoluto, ma magari a intervalli,
cedendo a volte il passo a delle potenze primitive,
che si manifestavano in modo concreto,
come quella tempesta, che sembrava troppo inquietante
per non assumere un significato profondo.
Dio non gradiva la piega presa dagli eventi?
Il suo tradimento nei confronti dei monaci di
Byrgisey, le due morti che avevano provocato,
poi il castigo di Le'if e ora la sua presenza l, su
una nave di pagani, diretto verso il loro barbaro
paese. All'improvviso Taran ebbe l'abominevole
sensazione di tradire Dio e dovette fare un
respiro profondo per calmare l'ondata di panico
che lo assal.
Ma c'era qualcosa di pi terrificante... Quella
tempesta era forse la manifestazione dell'ira di
un altro dio? Un essere antico, potente e feroce,
pronto a distruggere il mondo degli uomini solo
per capriccio o per sfida? O anche per rendere
palese il suo scontento riguardo alla presenza di
un pitto sullo knarr.
Taran non se l'era mai domandato prima, ma
d'un tratto si rese conto che se le lontane isole
del Nord erano effettivamente governate da divinit
diverse dalla sua, lui rischiava di provocare
senza volere la loro ira. Un maroso scosse
energicamente la nave, sbattendolo contro il parapetto.
Il grande serpente marino nato dal dio Loki,
che vive in fondo all'oceano, cos lungo da poter
cingere il mondo intero mordendosi la coda,
aveva raccontato Inga. Poteva essere lui?
Taran si sporse cautamente dal parapetto, con
il cuore che batteva forte. Non sapeva cosa aspettarsi,
ma ora aveva la certezza che quelle
storie di mostri marini non fossero inventate. Si
trattava senza dubbio di demoni.
L'acqua era verde, opaca, carica di alghe lacerate
e di minuscoli detriti minerali.
Una saetta si disegn tra le nuvole pi vicine
alla nave, presto seguita dal rimbombo di un
tuono.
Signore, mio Dio, proteggici dalla collera dei
mari. Tienici nel palmo della tua mano e allontana
da noi tutti ipericoli...
Interruppe quella preghiera mormorata; Inga
l'aveva raggiunto e gli pos una mano leggera
sul braccio. Le ciocche che sfuggivano alla sua
treccia danzavano indiavolate sotto le raffiche
sempre pi forti.
Ti senti bene? Sei molto pallido.
Non proprio... E non credo che migliorer
presto. Guarda a occidente.
Lei aggrott le sopracciglia ben disegnate
davanti alla tempesta che si avvicinava.
Dovremo affrontare l'ira di Thor, il dio della
tempesta... Vado ad aiutare l'equipaggio con le
manovre per mantenere a galla lo knarr, due
braccia in pi non faranno male. Non preoccuparti,
le nostre navi sono solide e anche questa
uscir indenne dalla tempesta. Non  la prima
che affronto in mare, e sono ancora viva!
Ti sembro preoccupato? brontol Taran, a
malapena udibile nel vento.
Un attimo dopo ebbe l'impressione che gli inferi
si abbattessero su di lui.
La tempesta li aveva raggiunti. I tuoni ruggivano
tutt'intorno a loro, assordanti, e i flutti erano
diventati enormi muraglie che si sollevavano
attorno allo scafo, scagliando la nave in
aria, per poi disintegrarsi in formidabili cumuli
di schiuma. Le isole erano state inghiottite dalla
nebbia, spessa come un sudario, che si era improvvisamente
richiusa sulle acque.
Era impossibile determinare che ora fosse
della giornata. Il tempo sembrava essere stato
cancellato da un incantesimo.
Nel cuore della burrasca, lo knarr se la cavava
egregiamente. Largo e agile, era stato costruito
in modo da adattarsi alla forma dei flutti
e ondeggiava come un serpente di mare senza
mai perdere l'equilibrio. Il timone era stato
bloccato con cinghie di cuoio saldamente attaccate
a un gancio sul parapetto. Il compito di Taran
era quello di assicurarsi che le cinghie non
si spezzassero, perch se il timone si fosse rotto
non sarebbero pi riusciti a raggiungere la loro
destinazione. Non aveva mai visto una tempesta
simile e in cuor suo cominciava a cedere al panico.
Gridando ordini sotto la pioggia torrenziale,
Ulf e i suoi uomini, con l'aiuto di Inga, imbrogliarono
la grande vela rettangolare, quindi, con
immenso stupore di Taran, tolsero l'albero! L'operazione
si rivel straordinariamente semplice.
L'enorme tronco venne coricato sul ponte della
nave e fissato con delle corde, e il tutto fu eseguito
con estrema efficienza.
L'equipaggio era incredibilmente unito. Ciascuno
conosceva il proprio ruolo, persino Inga,
la quale forn un prezioso aiuto alla ciurma. Sapeva
tutto quello che c'era da fare a bordo di
una nave, quali azioni intraprendere, le procedure
da seguire. Gridava a pieni polmoni, grondante
di pioggia mista a schiuma marina, e
sembrava non conoscere la paura.
Malgrado la nausea, Taran ne rest colpito.
Combattere sembrava cos naturale per lei. Evidentemente
la parola resa non rientrava nel suo
vocabolario. Comprese che, per la prima volta
da quando si erano incontrati, finalmente la vedeva
nel suo elemento, al centro del suo universo
rude e selvaggio, impegnata ad affrontare la
furia del mare con lo stesso timore che avrebbe
provato chiacchierando durante un buon pasto.
Gli parve pi bella che mai.
All'improvviso, un'ondata pi violenta delle
altre si abbatt sul ponte. Un'enorme massa scura,
scintillante alla luce di un lampo, sfior lo
scafo. Scomparve dopo aver colpito la nave che
beccheggi pericolosamente.
Taran perse l'equilibrio e svuot lo stomaco
pressoch gi vuoto sul ponte in movimento. E
poi vomit di nuovo, e ancora una volta nonostante
non avesse pi nulla da rigettare. Cessati
gli ultimi conati, si raddrizz a fatica appoggiandosi
all'albero disteso, la gola dolorante, in
preda alle vertigini che lo privavano dei suoi riferimenti...
Una mano piccola ma forte apparve sul suo
braccio. Mettiti al riparo!
Lui scosse la testa con determinazione, un
gesto che ebbe l'effetto di farlo sentire di nuovo
male.
Taran, non fare il bambino! Vieni, ti porto
nella stiva. Non c' molto spazio, ma se ti appoggi
alla chiglia starai meglio.
No url lui per farsi sentire. Resto qui,
con te.
Inga assunse un'espressione angosciata, poi,
come ultima risorsa, lo costrinse a sedersi sul
ponte, con la schiena addossata all'albero che
gli avrebbe offerto una misera protezione contro
la collera di Rn.
Resta qui, allora. Non ti reggi in piedi. Io
devo andare ad aiutarli, ma ritorner.
Prima di allontanarsi, gli fece scivolare un
oggetto liscio e caldo nella mano e gliela richiuse
con una breve stretta prima di scomparire
in direzione della prua.
Taran allarg le dita, curioso di scoprire cosa
gli avesse dato.
Il suo portafortuna. Osserv da vicino la graziosa
pietra oblunga incastonata su una piastra
d'argento decorata con coralli di forma tondeggiante.
Essendo stata maneggiata tanto a lungo
da mani superstiziose, la pietra risultava liscia e
piacevole al tatto.
Perch no, in fondo? Dio sembrava averlo
abbandonato definitivamente. Da quando lui era
fuggito dal monastero, non aveva ascoltato nessuna
delle sue preghiere. Gli salirono le lacrime
agli occhi e strinse forte l'amuleto nel pugno.
Con tutta l'intensit della sua volont preg incessantemente,
rivolgendosi sia a Dio sia alla
famosa Rn che i Vichinghi sembravano temere
parecchio. E poi... Come si chiamava quel dio
della tempesta che Inga aveva menzionato poco
prima? Aveva un nome che suonava un po' come
il suo... Tar? Tor?
Thor, ecco! Proprio cos. Un dio ne valeva un
altro in quelle contrade selvagge.
Taran preg cos a lungo che dimentic la
nausea. Si sentiva impotente. Agli di poteva
confessarlo: aveva paura... una paura terribile!
Scosso come una manciata di avena in una ciotola,
gli sembrava di essere poco pi di una
formica sulla faccia della terra, insignificante e
minuscolo. Le urla del mare gli riempivano la
testa, infiltrandosi nella sua mente.
Degli archi luminosi sempre pi ramificati
scoppiavano nel buio, accecandolo e tingendo
le nuvole circostanti di un'insolita sfumatura
color malva.
Abbattuto, Taran pens che stavano per morire.
Affogati o colpiti da un fulmine, che differenza
faceva? Non sembrava esserci alcuna via
di scampo da quell'esplosione di furia.
Quando Inga ritorn, d'istinto le afferr la
mano e le chiese di pregare con lui.
 inutile rivolgersi a Thor quando  in preda
a questa follia distruttiva! Si pu solo sperare
che si stanchi.
Di solito si stanca in fretta? Non ho mai sentito
parlare di un dio che non ascolta le preghiere.
 assurdo!
 il tuo unico dio, che interferisce con tutto
quello che succede sulla terra, che detta il vostro
comportamento e perfino i vostri pensieri,
che impone agli uomini che lo servono di vivere
senza donne, ma vestiti come donne, non 
forse assurdo?
Non bestemmiare in un momento come
questo!
E tu non insultare Thor quando  in collera.
Ah, s, e che cosa far, visto che non ascolta
nessuno? Mi fulminer?
All'improvviso, un bagliore. Un lampo di luce
bianca, accecante e brutale, cadde vicino allo
scafo, mostrando una costa battuta dalla pioggia
a poca distanza dallo knarr.
E poi il boato. Un'autentica esplosione che
trafisse le loro orecchie, lasciandoli storditi.
Tutt'intorno i marinai si erano zittiti, cos che si
udivano soltanto le raffiche di vento.
Uno strano crepitio lacer l'aria, facendo rizzare
i capelli e la barba a Taran e anche i peli
delle braccia e del petto. Un vago odore di bruciato
giunse alle loro narici, seguito da quello
nauseante dello zolfo.
I fulmini erano caduti sulla costa vicina.
Superando il terrore, lui lanci un'occhiata
oltre il parapetto della nave e vide una palla di
fuoco delle dimensioni di un piccolo scudo rotolare
sopra l'acqua, grosso modo nel punto
colpito dal fulmine. Sfrigol, verdastra e vorticosa,
prima di svanire nel cielo.
Va tutto bene! grid Inga alle sue spalle.
Quello che hai visto era il martello di Thor, il
Mjllnir. Il dio l'ha appena richiamato a s! La
sua rabbia si  placata e adesso la tempesta cesser.
Ne sei sicura?
Certo! Fidati di me.
In effetti, nel giro di poco, i marosi che sballottavano
qua e l lo knarr divennero meno violenti.
Le gocce di pioggia si diradarono, le nuvole
si schiarirono. E la nebbia si alz mostrando
i profili delle isole intorno a loro.
La nave ritrov a poco a poco una certa stabilit
e i marinai uscirono dai loro ripari di fortuna
attorno all'albero per guardarsi attorno. Un
debole raggio di sole invernale si infil in uno
squarcio. Sembravano felici, come se la tempesta
fosse finita e sapessero che non sarebbe tornata.
Taran decise di fidarsi della loro esperienza
e si rialz, ancora sconvolto dalla violenza di
ci che aveva appena vissuto.
Inga lo imit. I capelli le penzolavano lungo
la schiena, le nocche delle mani sanguinavano,
ma gli rivolse un largo sorriso.  finita.
Taran apr la mano mostrando il suo portafortuna,
che aveva tenuto stretto per tutta la durata
della burrasca. La sagoma ovale della montatura
d'argento era impressa sul suo palmo arrossato.
Glielo restitu, commosso all'idea che gli avesse
affidato un oggetto incredibilmente prezioso
per lei.
Ti ringrazio e ti faccio una promessa. Tu hai
voluto proteggermi dalla furia dei tuoi di. Io ti
protegger da quella degli uomini, sempre, qualunque
cosa accada. Lo giuro.
Ma non ho fatto niente protest lei, imbarazzata.
Proprio niente.
Io so che non  cos. Per quanto riguarda il
piano che hai in testa per il tuo ritorno a casa,
non importa se anche non vuoi rivelarmelo. Rester
al tuo fianco per proteggerti, qualunque
cosa tu decida.
Lei chin il capo, confusa. E dopo una breve
esitazione parl. In realt ho in mente una
strategia, e anche un favore da chiederti. Se
vuoi davvero...
Ti ascolto.
Inga alz lo sguardo su di lui, arrossendo, e
Taran fu di nuovo colpito dalla sua dolcezza.
Accuratamente celata nella vita quotidiana, eppure
ben presente sotto i modi un po' ruvidi.
Pi tardi. Adesso dobbiamo verificare che lo
knarr non abbia riportato danni. Dopo te ne
parler.
Taran non rispose. Aveva appena notato in
lontananza una luce colorata, dietro di lei. Inga
si volt, seguendo incuriosita la direzione del
suo sguardo.
Un arcobaleno trafisse le nuvole e ricadde sul
mare ancora molto agitato. Ammirarono in silenzio
la bellezza delle sfumature multicolori,
cos fragili e allo stesso tempo cos vivide, che
annunciavano la fine della loro terribile prova.
Il Bifrost sussurr Inga. La via scintillante.
Cos chiamiamo il ponte celeste che collega
il nostro mondo, Migarr, ad sgarr, il regno
di Odino. Ci significa che Heimdallr, il guardiano
del ponte, ha aperto la strada per permettere
a Thor di tornare ad sgarr. La sua furia 
placata.
Affascinato, Taran non riusciva a distogliere
gli occhi dal meraviglioso arco colorato. Non
avrebbe mai pi deriso le credenze dei Vichinghi
dopo quella esperienza, n avrebbe mai pi
dubitato della veridicit dei loro racconti.
Perch l, ai confini del mondo civilizzato,
aveva appena avuto la prova inconfutabile dell'esistenza
dei loro di.


Capitolo 8.

La mattina in cui lo knarr arriv in vista del
suo villaggio, Inga ebbe un brutto presentimento.
L'impressione indistinta ma tenace che le
cose si sarebbero messe male.
Eppure tutto prometteva bene.
Aveva elaborato una messinscena. Per il momento,
in piedi a prua con Taran armato, ben
pettinato, la barba intrecciata con cura e il fermaglio
d'oro del mantello chiaramente visibile
sulla sua spalla, lei doveva solo aspettare che la
nave si avvicinasse all'approdo.
Taran aveva approvato il suo piano, che gli
aveva spiegato nei dettagli: usare la voce della
sua morte per fare un'entrata a sorpresa nel bel
mezzo del Disathing. Un periodo particolare,
pieno di magia, durante il quale tutto poteva
accadere. Il ritardo causato dalla tempesta serviva
al suo scopo, poich aveva permesso loro
di arrivare a destinazione proprio nella settimana
delle celebrazioni.
Curare il loro aspetto, mostrarsi sulla prua
della nave, restare impassibili e fieri. Impressionare.
Suscitare il terrore negli animi pi superstiziosi,
l'inquietudine tra i pi pragmatici...
Quello era il suo piano. In seguito avrebbe presentato
formalmente la sua accusa al tribunale
del Disathing. E se per caso non l'avessero ascoltata,
in ultima istanza avrebbe preteso un
hlmganga, un duello giudiziario e religioso.
Era a quel punto che Taran sarebbe entrato in
gioco, perch allora lei avrebbe avuto bisogno
dell'aiuto di un uomo di fiducia.
Aveva ripetuto mentalmente ogni frase pi e
pi volte. Era pronta.
Taran si tir una treccina della barba, distratto,
e lei lo rimprover.
Non toccare niente, sei molto bello cos.
Non ci sono abituato si scus il pitto con
un sorriso. Tranquilla, andr tutto bene.
Inga sospir, agitata. Negli ultimi mesi aveva
sognato di tornare a casa, di riprendere la vita
di prima. Aveva provato rabbia pensando a Ivar,
Oda e Bjrn, poi nostalgia rivedendo con
gli occhi della mente i volti di Rikke, Herluf e
Aslak. Aveva dovuto ricacciare indietro lacrime
di disperazione, desiderando ardentemente
di tornare in seno al clan di Barn. Altre volte
aveva dovuto frenare la brama di vendetta che
pareva divorarla.
Quel giorno, rivedendo finalmente le coste
frastagliate delle isole del Nord, con i fiordi e
le spiagge di sabbia fine, le restava solo l'ansia.
Un nodo alle viscere. Come se alla fine avesse
capito, dopo averlo a lungo rifiutato, che non
sarebbe stata la benvenuta. A mano a mano che
i tetti grigi del villaggio di pietra si avvicinavano,
delineandosi sempre pi nitidi all'orizzonte,
la convinzione che non avrebbe dovuto trovarsi
l la assal con maggior forza.
Cerc di deglutire, ma aveva la gola troppo
secca.
Fu pi forte di lei. Afferr la grossa mano di
Taran senza abbandonare il suo posto, vicino
alla prua gi priva del suo serpente. Lui avrebbe
avvertito la sua angoscia, lo sapeva, perch
non avevano mai avuto bisogno di parole per
capirsi.
Taran chiuse le dita sulle sue e il turbamento
di Inga si plac un po'. La morsa che le schiacciava
le costole si allent quel tanto da permetterle
di respirare con pi facilit.
Almeno non era pi sola. Si avvicin leggermente
a Taran, appoggiando la spalla al suo
braccio forte e protettivo. Lui abbass lo sguardo
e le sorrise. Avrebbe giurato di aver visto
nei suoi occhi d'ambra una scintilla di desiderio,
subito soffocata.
La spiaggia era ormai vicina. Il villaggio di
Jarlff era stato costruito su una penisola, una
stretta lingua di terra delimitata da due spiagge
sabbiose che la collegavano all'isola principale.
Si potevano gi vedere il fumo azzurrino dei
focolari, dove probabilmente stavano cuocendo
le gallette di avena e gli stufati di pesce in previsione
dei festeggiamenti serali, le sagome
raccolte delle case rotonde con i tetti coperti di
zolle d'erba, le bancarelle dei mercanti attorno
al villaggio. Pecore e galline aspettavano vicino
all'altare sacrificale. I bambini si rincorrevano
saltando nelle pozzanghere.
Una piccola delegazione attendeva la nave
sulla riva. Suo padre non c'era, ma Inga riconobbe
dei suoi amici che aveva visto sedere nel
consiglio. Il vecchio Manfrid e i suoi tre figli,
oltre a Brand il litigioso ed Einar il loquace.
Stavano a braccia conserte, impassibili.
Inga colse il momento fatale in cui la videro,
la riconobbero. Brand per primo.
Trasalimenti. Sussulti. Sguardi attoniti. Un'agitazione
subito frenata. Si sforzarono visibilmente
di mostrarsi indifferenti, ma in cuor loro
il panico stava di sicuro aumentando. L'atmosfera
divenne pesante mentre la nave rallentava,
e lei comprese che temevano fosse tornata
dal regno dei morti. La paura che leggeva nei
loro occhi sgranati era palpabile.
Inga rest imperturbabile. Le spalle tirate indietro,
una mano sull'impugnatura della spada,
il mento sollevato. Assapor l'effetto del suo
viso trasformato in previsione della battaglia.
Grazie alla generosit dei mercanti, che le avevano
fornito del bistro che avevano nella stiva,
aveva tinto di nero il contorno dei suoi occhi e
di quelli di Taran, la cui presenza, forte e solida,
la rassicurava pi di quanto avesse immaginato.
Dietro di loro, Ulf ordin ai rematori di arrestare
la nave. I remi si alzarono all'unisono e lo
knarr scivol lentamente verso la riva. Quando
la chiglia piatta raschi il fondo, si ferm del
tutto.
Einar accost una passerella, che uno dei
marinai sistem.
E ora.
Inga strinse un'ultima volta la mano di Taran,
la lasci andare con discrezione e avanz per
poter essere la prima a saltare sulla riva. Atterr
agilmente nell'acqua bassa, quindi cammin
con deliberata lentezza verso i rappresentanti
dello jarl, il passo deciso e l'espressione severa.
Si ferm davanti a loro, con i piedi che quasi
toccavano quelli del vecchio Manfrid dalla
barba grigia. Sent che Taran si metteva al suo
fianco. Il pitto conficc nel terreno la sua lancia,
che affond nella sabbia bagnata.
Inga lasci passare alcuni istanti lunghi e pesanti,
puntando gli occhi anneriti dal bistro in
quelli di ciascuno dei presenti, finch non si
scostarono per lasciarla passare.
Sempre lentamente, procedette fino al villaggio
con Taran alle calcagna.
I Vichinghi li seguirono, troppo curiosi di assistere
alla scena per restare sulla spiaggia ad
accogliere Ulf come previsto, e forse anche vagamente
preoccupati per la reazione dello jarl.
A poco a poco, dietro di loro si form un codazzo
di spettatori. Inga non si volt neanche
una volta, nonostante il formicolio alla nuca.
Le parve di riconoscere volti, profili, passi, ma,
nonostante l'emozione che le dava l'essere di
nuovo a casa, non gir la testa. Quell'atteggiamento
distaccato si rivel utile: le diede un
vantaggio sugli altri. Il primo passo del suo piano
aveva funzionato. Restava la seconda parte,
la pi difficile...
Il cuore le batteva cos forte nel petto da farle
male, ma il suo successo dipendeva interamente
dalla sua capacit di mantenere un aspetto
grave, impressionante.
Raddrizz la testa e and dritta verso l'edificio
pi grande, che si estendeva in lunghezza:
la casa di suo padre.
Un mormorio si lev dai presenti quando Inga
entr.
Sempre impassibile, si costrinse a fissare
Gudmund, seduto disinvoltamente sullo scranno
da jarl coperto di pellicce, collocato sulla
piattaforma in fondo alla sala. Lui, e solo lui.
Cal il silenzio.
Lei sfil davanti agli uomini del clan, senza
guardare nessuno, la testa alta, con dignit e
orgoglio, seguita da Taran il cui aspetto sconcertava
i presenti.
Attravers lentamente la sala in un silenzio
irreale diretta verso lo jarl. La tensione sal
nell'ambiente fumoso e poco illuminato a mano
a mano che avanzava. Osservando la sua espressione
stupefatta, non vi colse alcuna traccia
di rabbia e si sent rassicurata. Gli occhi
chiari dello jarl, simili ai suoi ma circondati da
rughe sottili, le pesavano addosso, leggermente
annebbiati.
Anche se questo non cambiava minimamente
il complotto che era stato ordito contro di lei,
almeno aveva la consolazione di sapere che suo
padre non era coinvolto.
Si ferm a due passi da lui. Taran si mise al
suo fianco con aria fiera, il braccio con la lancia
disteso, il mento sollevato. Lei non aveva
bisogno di guardarlo per sapere che il suo aspetto,
pitto negli indumenti variopinti e vichingo
nella barba intrecciata e negli occhi sottolineati
dal bistro, metteva soggezione alla sua
gente. E sollevava dei quesiti inespressi.
Padre...
Quando si inchin per salutarlo ignorando
deliberatamente la moglie e il figlio, seduti vicino
a lui su una panca, Inga avvert il fremito
dell'assemblea.
L'affronto era ufficiale. Suggellato. Tutti ora
intuivano che cosa stava per dire.
Vengo a cercare giustizia davanti agli di e
al clan di Barn.
Gudmund si sporse verso di lei, le mani
strette sui braccioli dello scranno. Cerc le parole,
lo sguardo fisso sulla sottile cicatrice che
le segnava il labbro. Pensavo di non rivederti
pi. Mi era stato detto che eri morta in battaglia.
Lo ero, ma gli di non mi hanno voluta e mi
hanno rimandato a Migarr, senza dubbio
perch ero stata vittima di un crimine odioso...
S, un crimine! Che a tutt'oggi  rimasto impunito.
Inga alz la voce per attirare l'attenzione dei
presenti. Lasci passare un momento di silenzio,
poi riprese con voce vibrante di rabbia:
Durante la battaglia, uno dei miei compagni
ha cercato di uccidermi.
Con la coda dell'occhio, not che Oda e
Bjrn si irrigidivano. Lo jarl si rabbui. Si raddrizz
sullo scranno, il momento di debolezza
paterna era svanito dal suo viso che era tornato
di nuovo severo.
S continu lei, girandosi infine verso l'assemblea
che pendeva dalle sue labbra. Uno
dei miei fratelli d'arme! Ha sollevato l'ascia su
di me nella furia della battaglia, cercando di
spaccarmi la testa. Sono stata tradita, abbandonata
nelle mani del nemico. Per sfortuna del
mio aggressore, sono viva e in grado di testimoniare
contro di lui!
Questa  una grave dichiarazione che avr
gravi conseguenze. Tu affermi che uno di noi
voleva ucciderti?
S, padre.
E pretendi di denunciarlo qui?
Lei annu.
Allora dobbiamo convocare il consiglio per
ascoltarti.
Una voce si alz, quella di Bjrn, resa rauca
dall'agitazione. Padre, chi ci dice che non
menta? Guarda questo guerriero pitto, con il
quale lei osa presentarsi sotto il tuo tetto! Chi
ci dice che non vogliano semplicemente assassinarti?
Se fossero venuti qui per questo, l'avrebbero
gi fatto.
Qualche scoppio di risa accolse la risposta
ironica del jarl, con grande sgomento di Bjrn,
che divenne paonazzo per l'indignazione. Preoccupata
dalla sua reazione, Inga si disse che
non doveva sottovalutare il fratellastro: la risposta
innocente del padre l'aveva offeso, e lei
sapeva che avrebbe potuto fare qualunque cosa
per non perdere la faccia.
Ignaro dell'ira trattenuta di suo figlio, Gudmund
si gratt la testa rasata, con gli occhi persi
nel vuoto, prima di pronunciarsi.
Figlia mia o no, Inga  una skjaldm, una
donna libera e una protettrice del suo clan. In
quanto tale, ha diritto ad avere giustizia. Che
tutti siano avvisati: riunione straordinaria dei
capi delle famiglie! Immediatamente.
Si lev qualche protesta, subito spenta davanti
alla determinazione dello jarl.
Inga avrebbe voluto parlargli in privato prima
della riunione del consiglio, ma non ne ebbe
l'occasione. Lei e Taran furono condotti nella
dispensa adiacente alle cucine, in fondo all'edificio,
con l'ordine di non muoversi finch
non fossero stati convocati.
Non appena furono soli, Taran diede finalmente
sfogo all'impazienza. Ebbene? Che cosa
sta succedendo? Cos'hanno deciso?
Stanno riunendo i membri pi importanti
del clan e anche gli ospiti di passaggio. Potr
presentare ufficialmente la mia richiesta davanti
al Disathing... Il giudizio di mio padre sar
inoppugnabile e tutti vi si dovranno sottomettere.
Con un po' di fortuna, non avr bisogno di
ricorrere all'hlmganga.
Allora va tutto bene? Taran la guard speranzoso.
Lei annu con un sorriso. I suoi pensieri presero
tutt'a un tratto una direzione diversa, senza
che lei sentisse il bisogno di zittirli. Il suo guerriero
pitto era cos bello, orgogliosamente avvolto
nel mantello rosso con il fermaglio d'oro,
la folta barba intrecciata e gli ammalianti occhi
d'ambra sottolineati dal bistro nero! Era incredibilmente
seducente, e non se ne rendeva
nemmeno conto. Inga osserv con bramosia le
sue spalle larghe, le braccia muscolose conserte
sul petto, la pelle sottile e bianca del suo collo,
appena sotto la barba, dove pulsava una vena...
Dove era cos dolce posare i suoi baci.
Taran riprese a parlare. Disse qualche parola
banale, come per rompere il silenzio di colpo
fattosi pesante, e che non attir l'attenzione di
Inga. Senza rendersene conto, lei mosse un
passo verso di lui, attratta dalla curva del suo
labbro inferiore.
Taran comprese e non si spost.
Aspettando di sentire le sue labbra sulle proprie,
con l'ombra di un sorriso la sfid ad andare
fino in fondo.
Inga dovette sollevarsi sulla punta dei piedi
per baciarlo. Lui apr le braccia per stringerla,
imprigionandola contro di s con un sospiro
soddisfatto.
I loro respiri si mescolarono. Un'ondata di
serena tranquillit avvolse Inga donandole finalmente,
molto pi dell'arrivo al villaggio o
dell'incontro con il padre, la meravigliosa sensazione
di essere tornata a casa. Il suo cuore si
quiet.
Taran era il suo rifugio. Il suo ormeggio.
Aveva tanto bisogno di lui! Il pensiero che nessun
altro potesse capirla meglio e accettarla pi
di lui divenne una dolorosa consapevolezza.
Lui, quell'imponente straniero tormentato, dal
comportamento a volte bizzarro, non solo l'aveva
salvata, ma anche ricondotta alla vita, definitivamente.
Affamata, tempest la sua bocca di baci leggeri
prima di assaporarla pi profondamente. Si
premette forte contro di lui, smaniosa di sentire
il suo corpo massiccio contro di s e di percepirne
il vigore dentro di s. La nuca di Taran
formicol sotto le sue dita, quando lei le affond
nella folta chioma castana.
Era come se volesse tenerlo vicino a s per
sempre.
Taran gemette nella sua bocca. La sollev da
terra, schiacciandola in modo delizioso contro
il proprio petto. Inga avrebbe voluto dissolversi
in lui. Perdersi nella morsa delle sue braccia.
Non pensare ad altro che a lui, il suo bell'amante
pitto, del quale sentiva dolorosamente la
mancanza fisica. La pressione crescente che
avvert contro l'addome era eloquente: anche
Taran stava andando a fuoco, come lei. Si stacc
dalle sue labbra restando incollata a lui, appesa
al suo collo, pazza d'amore e di aspettativa
frustrata.
Contempl i suoi occhi, il naso forte, la bocca
sensuale... Era anche lui senza fiato e la divorava
con lo sguardo in modo molto eloquente.
Mi desideri?
Taran sollev le sopracciglia, colto alla
sprovvista da quella domanda esplicita.
Certo. Mi dispiace solo di non potertelo
dimostrare qui e subito. Da un momento all'altro
verranno a prenderci. Devi essere concentrata.
Il consiglio... tuo padre... Signore, fa' cessare
tutto questo, non ce la faccio pi!
Inga smise di mordicchiargli l'orecchio e si
baciarono di nuovo, animati da un ardore ancora
pi intenso, incapaci di porre fine a quel
momento di pura passione. Alla fine, un suono
di passi che si avvicinavano alla porta li costrinse
a interrompersi.
Manfrid apparve sulla soglia, pi dignitoso
che mai nel mantello della festa.
 ora, Inga. Vieni a presentare la tua richiesta
al consiglio di Jarlff.
La sala delle udienze della grande casa era
gremita.
Gli uomini liberi si ammassarono tutt'attorno
al focolare e la porta rimase aperta per permettere
a coloro che non avevano trovato posto
all'interno di ascoltare il dibattimento. Alcune
donne erano salite in piedi sulle panche di pietra
allineate lungo le pareti per vedere meglio.
Membri onorati del clan di Barn, visitatori di
passaggio in rappresentanza di altre famiglie,
tutti si affollavano intorno al focolare spento,
desiderosi di udire la terribile accusa che Inga
aveva promesso di formulare.
Lei scrut la folla, riconoscendo i volti, rivolgendo
un sorriso ad alcuni, un cenno del capo
ad altri. Mancava soltanto Rikke, la vlva, il
che non la sorprendeva: durante il Disathing le
veggenti entravano in contatto diretto con il
mondo degli di per conversare con le Disir e
in seguito riferivano i loro consigli, i loro desideri
o i loro avvertimenti. Diventavano pi potenti,
elevavano il loro spirito fino alle sfere
occulte, terrificanti per i mortali. Non solo
quindi si ritiravano nelle loro dimore, ma non
erano nemmeno accettate agli eventi pubblici
per paura di attirare la cattiva sorte... Inga si ripromise
di andare a trovarla nella sua capanna
isolata, appena possibile.
Herluf e il gigantesco Aslak entrarono e si
fecero largo a forza di gomitate per avvicinarsi
e la salutarono con un cenno della mano. I loro
sguardi erano inquieti. Nessuna traccia di Ivar,
ma era di sicuro presente da qualche parte, in
un angolo della sala. La osservava. Si preparava
a negare. E anche a burlarsi di lei nel tribunale
della sua coscienza? O magari era pentito
di non averla colpita pi forte, di non averle
dato il colpo di grazia quando era caduta sul
pavimento della chiesa di Byrgisey.
Doveva restare vigile. Chiss cosa tramava
ancora...
Fu come un pugno lo sguardo carico d'odio
di Oda, in piedi alle spalle di suo padre, vergognosamente
coperta di gioielli. Voleva mostrare
a tutti la propria importanza. Forse perch
sapeva che sarebbe stata accusata? Inga si chiese
se fosse davvero colpevole di aver ucciso la
concubina del marito undici anni prima. Bjrn
and a mettersi vicino alla madre, traboccante
dello stesso rancore, e Inga comprese che quei
due non le avrebbero mai permesso di riprendere
il suo posto nel clan senza un confronto
degno delle grandi saghe. Serr i denti e avanz
fino al centro della sala.
In piedi vicino al suo scranno, lo jarl la
guard avvicinarsi senza battere ciglio. Inga
sapeva che dissimulava le proprie emozioni
dietro l'impassibilit richiesta dalle circostanze.
Voleva parlare da sola con lui...
Pi tardi.
Inga soffoc il desiderio di ricongiungimento
e si piazz senza esitazione davanti al padre.
Come sempre Taran era al suo fianco. Entrambi
avevano un atteggiamento grave, quasi orgoglioso.
Con tutto quel pubblico venuto ad
ascoltarla, che avrebbe potuto tanto appoggiarla
quanto disapprovarla, Inga si rendeva conto
che doveva dimostrare la sua buona fede e la
sua determinazione a ottenere giustizia attraverso
un contegno fiducioso.
A poco a poco cal il silenzio.
Lo jarl Gudmund si appoggi allo schienale
dello scranno e parl a voce alta della ragione
di quella riunione estemporanea del consiglio.
Le sue parole risuonarono in una quiete foriera
di tempesta. Nessuno lo interruppe, nessuno si
mosse di un pollice.
La gola di Inga si strinse al pensiero che tutta
quella gente riunita le bloccava la ritirata, come
statue di pietra erette contro di lei per decretare
il suo destino. Era a tutti gli effetti prigioniera
nella casa di suo padre. Per la prima volta prov
un po' di quell'ansia incontrollabile che assaliva
Taran negli spazi chiusi.
Si costrinse a non batter ciglio finch Gudmund
non ebbe finito il suo discorso. Lo jarl lo
concluse con una frase solenne che suonava
come una sentenza.
Inga, skjaldm del clan di Barn, vuoi ripetere
davanti al consiglio la ragione per cui sei
venuta qui?
Voglio ottenere giustizia per il male che mi
 stato fatto.
E quale male ti  stato fatto?
Uno dei miei compagni mi ha tradito, si 
rivoltato contro di me durante una spedizione
per mare, in territorio nemico, e ha cercato di
uccidermi.
Un mormorio attravers la sala e fu subito
soffocato da un gesto autorevole dello jarl.
Se quello che dici  vero, si tratta di un
crimine molto grave, che merita una severa punizione.
Contro chi rivolgi la tua accusa?
Ecco il momento che aspettava da tanto! Eppure,
nell'istante decisivo, Inga esit. Prese un
profondo respiro prima di lanciarsi.
Accuso Ivar di questo crimine. Ha cercato
di uccidermi vigliaccamente, senza onore, colpendomi
alle spalle mentre combattevo! S, ha
sollevato la sua ascia contro di me! Contro una
compagna di spedizione. Mi ha abbandonato
presso i nostri nemici! Colpendo me ha tradito
il suo clan e le leggi divine. Dunque esigo riparazione
per il suo infame crimine!
Gudmund alz le braccia per placare le proteste
che si erano levate nella sala. Poi, quando
torn la calma, fiss intensamente la figlia. Ti
rendi conto della portata della tua accusa?
S, ne sono consapevole.
Ci fu del movimento dietro di lei, poi un
uomo le si avvicin.
Respingo tutte queste stupide accuse! dichiar
Ivar, la bocca contratta in un sorriso beffardo.
 evidente che questa donna ha preso
un colpo alla testa...
Inga si chiese sinceramente come avesse fatto
a trovarlo tanto affascinante un tempo: ora lo
vedeva soltanto come un essere vanesio e bugiardo,
troppo sicuro di s e del suo bell'aspetto.
Ivar strizz l'occhio con fare accattivante alla
gente riunita, prima di guardare Inga con aria
boriosa, traboccante di un disprezzo che non la
feriva, adesso che aveva scoperto la sua vera
faccia.
Non so che cosa ti ho fatto, o magari non ti
ho fatto... So che le donne sono facilmente dominate
dalle loro passioni e ovviamente tu hai
appagato i tuoi istinti andando a cercarti un
maschio presso i nostri nemici. Torna in te e
ammetti la verit. Confessa che hai mentito!
Non ho mai tentato di ucciderti.
Inga sent il fuoco della battaglia, ardente e
familiare, accendersi nelle sue vene. La rabbia
le esplose nel petto, violenta, distruttiva.
Non cedere alla rabbia... Parla con ragionevolezza,
senza odio.
Si prese il tempo di respirare con calma prima
di rispondere, rivolgendosi allo jarl e soltanto
a lui. Ivar mi offende mentendo sfacciatamente.
Ha davvero cercato di uccidermi,
quella notte a Byrgisey! Per quanto riguarda
l'uomo che sta al mio fianco, mi ha salvato la
vita in modo che potessi tornare a Jarlff per
chiedere giustizia. Non mi rivolgo a mio padre,
ma al potente jarl: non permettere che una
guerriera del tuo clan e il suo salvatore vengano
oltraggiati sotto il tuo tetto. Le Disir mi sono
testimoni! Giuro che Ivar mi ha tradito e ha
cercato di uccidermi. Pretendo che sia fatta
giustizia!
Non sei nella posizione di pretendere nulla
ribatt Ivar senza guardarla, riservando i suoi
amabili sorrisi allo jarl. Se ti abbiamo lasciato
laggi  perch pensavamo che fossi morta e
noi dovevamo andarcene senza indugio. Si 
trattato solo di uno sfortunato incidente, e io
non ho mai tentato di uccidere te, mia compagna
d'armi e cara amica d'infanzia... Anch'io
giuro questo.
Gudmund fece un profondo sospiro, osservandoli
entrambi. I suoi occhi chiari erano velati
dall'indecisione, la fronte solcata da rughe
di sgomento. Era chiaro a tutti che non sapeva
cosa dire, cosa fare, per risolvere la delicata
questione.
Un lungo silenzio cal nella sala e i presenti
cominciavano a spazientirsi quando lo jarl
chiese ad alta voce se ci fossero dei testimoni
in grado di confermare le dichiarazioni dell'uno
o dell'altra.
Nessuno si fece avanti.
Ansiosa, Inga approfitt di quel momento di
incertezza per sferrare il colpo successivo.
Non  tutto! Ho un'altra accusa da presentare.
Accuso Oda e Bjrn dell'assassinio di mia madre,
Elma la dolce!
Questa volta ci fu un'esplosione di esclamazioni
e pugni levati.
Come osi venire qui e muovere accuse a casaccio?
 ridicolo!
Chi ci dice che non sia lei la traditrice? Si 
portata dietro un pitto!
Proprio cos...
Lasciamo rispondere Bjrn e Oda!
A poco a poco, le proteste si calmarono e tutti
gli occhi si puntarono sulla moglie dello jarl
e su suo figlio, in piedi sulla pedana rialzata.
D'istinto Inga si avvicin a Taran, il quale la
guard con aria sconvolta: non aveva capito
niente del dibattito, naturalmente, e cominciava
a preoccuparsi per le reazioni violente dell'assemblea.
Gli mise una mano sulla spalla sussurrandogli
all'orecchio qualche parola di spiegazione.
Taran annu, visibilmente innervosito, e strinse
pi forte la lancia.
Livida in volto, Oda avanz accompagnata
da un tintinnio di orecchini e braccialetti d'oro
e si rivolse alla folla radunata. Neg qualsiasi
coinvolgimento nella morte di Elma, port i
suoi amici come testimoni, supplic gli di di
non credere a simili abiette calunnie e giur
sulle Disir che anche suo figlio non aveva alcuna
responsabilit.
Non so perch Inga inventi tali pazzie disse
al marito, ma so che non ti lascerai ingannare
dalle sue menzogne.
Un'abile linea di difesa. Un modo per manipolare
lo jarl Gudmund suggerendogli il verdetto
da emettere, senza discostarsi dal suo
ruolo di vittima offesa. Non bisognava permetterle
di ingannare tutti con la sua aria desolata!
Inga chiese di nuovo la parola. Padre, ti
scongiuro di ascoltare le mie parole! Sai bene
quanto me che Elma  morta in circostanze sospette,
senza soccombere ad alcuna malattia.
Non hai il diritto di lasciare un crimine impunito!
 successo pi di dieci anni fa...
E allora? Uno jarl deve proteggere la sua
gente, fare in modo che la giustizia regni sulle
sue terre.
Attenta a non spingerti troppo oltre! Siamo
tutti felici di rivederti, viva e vegeta, ma cerca
di moderare le parole.
Tuttavia lei non poteva tirarsi indietro, non
ora... Ivar scrutava la sua reazione, beffardo,
mentre l'assemblea del Disathing sembrava divisa
fra i due.
Taran la incoraggi mettendole la grossa
mano sulla spalla. Va' avanti le disse, sapendo
che solo lei avrebbe capito, fa' valere i tuoi
diritti. Lui  tuo padre, giusto? Ed  il capo.
Tocca a lui rendere giustizia davanti ai vostri
di.
Che cosa dice costui? tuon Gudmund.
Ripetimi esattamente le sue parole.
Dice che sei il capo, oltre a essere mio padre,
e che devi rendere giustizia davanti ai nostri
di.
Tra il pubblico, certe voci approvarono, altre
no. C'era chi dubitava, chi consultava il proprio
vicino, chi simpatizzava per una parte o per
l'altra... Il clamore si intensific, si fece sempre
pi forte, aumentando la confusione del momento.
Taran rafforz la stretta sulla sua spalla,
e lei lo sent pronto a difenderla fisicamente, se
necessario.
Lo jarl, smarrito, era ora combattuto tra la
figlia illegittima e la famiglia ufficiale, lacerato
da quel conflitto di pesanti accuse non sostenute
da prove o testimoni. Lanci un'occhiata
dubbiosa ai suoi parenti e consiglieri... Inga lo
sent cedere.
Il vecchio Manfrid scosse la testa intanto che
si accarezzava la barba grigia, senza dubbio
suggerendogli di rifiutare. Di certo Gudmund
non poteva sostenere apertamente un'accusa di
omicidio contro la moglie e il figlio, Inga se ne
rendeva conto molto bene. Ma aveva giurato
che giustizia sarebbe stata fatta e intendeva
raggiungere il suo obiettivo.
Padre! grid per farsi sentire al di sopra
del trambusto. Faccio appello alla tua imparzialit.
Un crimine non pu restare impunito,
che sia il tradimento di Ivar o l'omicidio di mia
madre. Gli di volterebbero le spalle al clan di
Barn.
Il jarl ebbe una reazione del tutto inaspettata.
Per un istante sul suo viso apparve un'espressione
inorridita, come se avesse paura di qualcosa...
o di qualcuno.
Inga continu la sua arringa rivolta alla folla,
sostenendo la necessit di ristabilire l'armonia
con un verdetto equo e imparziale.
Ora lo jarl appariva totalmente in preda al
panico. Con gli occhi sbarrati e il respiro affannoso,
non riusciva nemmeno a nascondere il
suo stato. A un tratto balz in piedi e interruppe
il suo appassionato monologo.
Silenzio! Gli di mi sono testimoni che non
posso e non voglio arbitrare un conflitto tra i
miei due figli. Inga, tu non puoi accusare il tuo
fratellastro senza prove. Non ci sar quindi alcun
verdetto per questa strana storia di omicidio...
Per contro, le accuse che hai rivolto a Ivar
rimangono gravi e richiedono un giudizio.
Ma, anche in questo caso, non mi porti alcuna
prova di ci che sostieni!
Lei trattenne il respiro.
Gudmund evitava con cura il suo sguardo,
parlando con voce sempre pi debole ed esitante.
Poich nulla pu essere stabilito con certezza
concluse, riprendendo il suo posto a sedere,
non posso prendere una decisione che
non sia ingiusta nei confronti dell'una o dell'altro.
Padre!
No, Inga, questo pitto dal quale ti fai accompagnare
non costituisce una prova sufficiente.
Dal momento che non parla la nostra
lingua, non pu nemmeno confermare le tue
parole.
Ferita, Inga cerc un'ultima volta di giustificarsi,
ma invano. Nessuno l'ascoltava pi. La
voce dello jarl Gudmund copriva la sua, i
mormorii erano ripresi... A Taran sfugg un gesto
rassegnato. Neanche lui ci credeva pi.
Non poteva finire cos! Non dopo la sua guarigione
miracolosa, il suo ritorno dal regno dei
morti, la loro fuga nel cuore della notte e quel
viaggio durante il quale avevano rischiato la vita
insieme. Gli di non le avevano accordato
una seconda possibilit perch affrontasse
quella farsa!
Aveva voglia di urlare. Oda e Bjrn accennavano
gi dei sorrisi soddisfatti e Ivar, che Inga
vide in prima fila proprio dietro di lei, scosse
la testa con disprezzo.
No! grid con voce stridula marciando
dritto verso suo padre. Conosco la legge. Se
nessuno vuole rendere giustizia tra gli uomini,
mi appello agli di! Sguain la spada, levandola
in alto. Fiss suo padre con sguardo risoluto,
pronunciando la richiesta estrema. Reclamo
un hlmganga.
Gudmund impallid. Nessuno poteva rifiutare
un duello giudiziario, specialmente quando assumeva
i caratteri di un'ordalia, rivendicato durante
un Thing. Ancor meno quando era richiesto
da una donna, nata per dare la vita e per
questo detentrice del potere di vita e di morte
sugli esseri umani... Rifiutando, Ivar si sarebbe
coperto d'infamia.
Inga si assicur di avere l'attenzione di tutta
l'assemblea prima di continuare. In nome di
Tyr, dio della guerra e della giustizia, chiedo
un combattimento immediato per lavare l'affronto
che mi  stato fatto e per riabilitare il
mio onore!
I presenti furono talmente impressionati da
quelle parole che la calma si ripristin in fretta.
Con il cuore che batteva e gli occhi chiari
fissi nei suoi, Inga attese la sentenza che suo
padre stentava a pronunciare... Lo jarl la osserv
con un misto di sorpresa, spavento e rassegnazione.
Alla fine, chiese a Ivar di avvicinarsi.
Tu sei l'accusato. Accetti questo duello?
S, lo accetto.
Cos sia, dunque. Come Barn fece ai suoi
tempi, determinerete il vostro destino battendovi.
Il sangue di uno di voi scorrer prima che
cali la notte. Andiamo! Che l'area sia predisposta,
gli scudi consegnati.
Ivar le sussurr all'orecchio una minaccia in
modo che solo lei lo udisse. Non credere che
mi fermer al primo sangue! Stavolta non mi
sfuggirai.
La gente del clan correva in tutte le direzioni.
Alcuni andavano a indossare gli abiti e i
gioielli pi belli in vista dei festeggiamenti, altri
portavano un pollo o un coniglio da offrire
alle Disir affinch sostenessero il futuro vincitore.
Per il combattimento fu allestito uno spazio
quadrato tra il villaggio e la spiaggia occidentale,
dove la nave di Ulf aveva attraccato
qualche ora prima. Lo jarl sacrific un agnello
della primavera precedente.
Inga si sottrasse ai preparativi dell'hlmganga
per introdursi nella casa di suo padre senza
farsi vedere dai servi e lo raggiunse nella sua
stanza. Nervoso, coperto dal sangue dell'agnello,
lo jarl si stava lavando le mani e il viso in
una coppa di bronzo.
Alz la testa sentendola entrare. Come hai
fatto ad arrivare qui?
So essere furtiva, padre... Ti ricordi quanto
ero brava, da bambina, a rubare miele o formaggio
in cucina?
Suo padre le rivolse un sorriso impacciato.
 passato tanto tempo...
Si soffi rumorosamente prima una narice,
poi l'altra, prima di posare la coppa sulla vecchia
cassa di legno, ereditata da suo padre e
questi da suo padre prima di lui, nella quale
conservava i beni pi preziosi. Avvicinandosi a
Inga, la strinse in un breve ma eloquente abbraccio.
Ero distrutto quando mi hanno detto che eri
morta a Byrgisey.
Sono qui, padre... Sono tornata.
Gudmund la lasci andare, ma la tenne per
qualche istante di fronte a s, le sue mani sulle
spalle della figlia. Non avresti dovuto accusarlo
senza prove! Mi  stato impossibile darti
ragione o torto.
Allora lasciamo che siano gli di a decidere.
Il pi coraggioso di noi, il pi onorato, dar
prova del valore della sua parola.
Sei pazza? So che sei una brava guerriera,
ma non puoi competere con Ivar. E un uomo. E
pi forte di te, pi alto, in buona salute, e vuole
farti pagare questo affronto. Ti far a pezzi...
Gudmund cominci a camminare avanti e
indietro, dando libero sfogo alla sua agitazione
interiore.
Non posso proteggerti, Inga! Non ne ho pi
i mezzi. Sarai sola contro Ivar e, malgrado tutta
la tua volont e tutta la tua abilit, non potrai
sconfiggerlo in un duello!
Inga chin la testa. Suo padre aveva ragione:
Ivar sarebbe stato un avversario terribile, probabilmente
il pi forte che avesse affrontato fino
ad allora. Ma aveva forse un'alternativa?
E poi prosegu lo jarl, c' dell'altro... Tu
non sai tutto.
Dimmi allora quello che non so.
Non  cos semplice! C' una profezia, che
 stata tessuta molto prima che tu nascessi.
Di Rikke?
S. Tu sai... Cerc le parole, a disagio.
Non ci ho creduto veramente finch tu non
hai predetto che gli di si sarebbero allontanati
da noi se giustizia non fosse stata fatta. Non
volevo crederci...
Che cosa dice la profezia?
Non importa, dal momento che non sopravvivrai
all'hlmganga.
Sconvolta dalla durezza delle sue parole, Inga
esit, aprendo la bocca senza riuscire a parlare.
Pensi che io menta, non  vero? Che io abbia
torto.
No, penso soltanto che Ivar sia troppo forte
per te.
Non rinuncer mai a una causa che so essere
giusta! Ma se pensi di avere ragione... Allora
addio, padre.
Inga usc dalla casa di corsa, senza pi curarsi
di essere discreta; le lacrime le offuscavano
la vista. And a sbattere contro un imponente
torso azzurro incorniciato da un mantello rosso,
che veniva verso di lei.
Taran! Dove stavi andando?
A cercarti, naturalmente! Non devi sparire
cos.
Mi dispiace, io... dovevo parlare con mio
padre.
Ah. E che cosa ti ha detto per ridurti in questo
stato?
Lei scosse la testa, asciugandosi gli occhi
con il bordo della manica.
Soltanto la verit. Non posso sperare di battere
Ivar. So che  cos, tuttavia mi rifiutavo di
accettare questa ingiustizia senza combattere!
Sar assurda e presuntuosa... ma non mi resta
che fare affidamento sull'aiuto degli di. Se ad
sgarr regna la giustizia, loro mi aiuteranno a
dimostrare la colpevolezza di Ivar. Ci aiuteranno,
me e te.
Taran la trascin al riparo da orecchie indiscrete,
una luce fiera accendeva i suoi grandi
occhi dorati. Spiegami nei dettagli quello che
dovr fare le disse.
Tu sarai il mio portatore di scudo. Come ti
ho spiegato quando eravamo sulla nave di Ulf,
la tradizione dell'hlmganga vuole che ciascuno
dei duellanti abbia soltanto la sua spada
come arma. Un uomo di fiducia aiuta il compagno,
con il diritto di portare lo scudo al suo
posto per parare i colpi.
Dovr vegliare su di te, so come si fa.
Non  cos semplice! Gli scudi che si usano
nel duello giudiziario sono speciali, fatti di legno
meno solido di quelli che si portano in battaglia.
Ogni portatore ha tre scudi a sua disposizione
e, quando anche l'ultimo  rotto, deve
abbandonare l'area del combattimento lasciando
il compagno da solo a battersi con la spada.
Senza protezione?
Lei conferm con un breve cenno del capo.
Ecco perch il tuo ruolo sar cos importante.
Non voglio chiederlo a nessuno di qui... Sei
l'unico di cui mi fido. L'obiettivo, naturalmente,
 rompere i tre scudi dell'avversario il pi in
fretta possibile per renderlo vulnerabile. Quindi
all'inizio sarai tu il bersaglio di Ivar.
Prender la spada al tuo posto e tu terrai lo
scudo. Io colpisco pi forte.
Assolutamente no!
Taran scoppi a ridere. Credi che voglia la
tua opinione? Lasciami combattere al tuo posto.
Qui nessuno sentirebbe la mia mancanza se
le cose si mettessero male.
E io? Credi che non mi mancheresti? Sei un
gxmfifll
Vale a dire?
Uno sciocco, ed  quello che sei se pensi
che non mi importi del tuo destino!
Si interruppe, la voce rotta dai singhiozzi.
Aveva esaurito gli argomenti, incapace anche
solo di immaginare la perdita di Taran, ferito a
morte. Il pitto la prese tra le braccia senza darle
il tempo di ribellarsi. La strinse a s, mormorando
tra i suoi capelli.
Neanche io voglio perderti, figurati. E ho
paura di vederti cadere sotto i miei occhi... Non
potrei sopportarlo.
 una cattiva idea: dimentichi che il portatore
di scudo  il bersaglio principale. Se prendi
tu la spada, Ivar ne approfitter per uccidermi,
non si accontenter di fare a pezzi il mio
scudo.
Non mi hai detto che il duello si conclude
al primo spargimento di sangue?
In teoria...
Ma...? C' dell'altro. Che cosa mi nascondi?
Inga si scost un poco da lui, asciugandosi
gli occhi con rabbia. Me l'ha sussurrato all'orecchio
alla fine del consiglio. Non so perch,
ma ha deciso di uccidermi ed  ben felice che
gli abbia fornito una nuova occasione!
E tu? Hai intenzione di ucciderlo? Che cosa
succede allo sconfitto?
Chi arretra nel corso di un hlmganga si
copre di infamia e deve pagare un'ammenda al
vincitore. Se potr, mi limiter a ferire Ivar.
Non voglio privare il clan di un guerriero abile
come lui... Inga sospir. Comincio a pensare
che non sarei mai dovuta tornare qui. Avevi ragione.
Non sono pi la benvenuta nel mio
clan.
Non crucciarti. Sono certo che insieme possiamo
farcela. Lo batteremo e quando tutto sar
finito sarai libera di riprendere la tua vita.
Inga non pot mascherare l'ansia che la rodeva
e si rannicchi di nuovo tra le sue braccia.
Penso che tu avessi ragione, che anche mio
padre abbia ragione... Non posso vincere questo
duello,  stato un errore.
Insieme ci riusciremo! Ci batteremo entrambi,
l'uno accanto all'altra, e saremo pi forti
di tutto. Guarda...
La lasci andare per aprire il borsello appeso
alla cintura, dal quale estrasse una palla di polvere
scura, quasi nera, in qualche punto un po'
appiccicosa.
Inga arricci il naso, incuriosita. Che
cos'?
Pigmento di guerra. La mia gente lo usa per
tingersi il corpo del colore della morte, prima
di andare in battaglia. Si dice che piaccia agli
antichi di e favorisca il guerriero... Non lo uso
da molto tempo, ma oggi sono felice di averlo
conservato. Mi porter fortuna.
Come fai a tingerti con questa... palla?
Basta staccarne un pezzetto e diluirlo nell'acqua.
E ricavata da una pianta le cui foglie
vengono fatte bollire. In seguito le si essicca su
una pietra posta sulle braci. Quando la polvere
 asciutta, la si impasta con un po' di grasso e si
formano delle palline, facili da trasportare.
Questa si  un po' bagnata durante la fuga da
Byrgisey, ma ce n' abbastanza per un combattimento...
Ti mostro come si fa, vieni! Mi aiuterai
a prepararmi?
Inga sent le lacrime pizzicarle ancora le palpebre.
S, vengo. Se ti pu aiutare, ti tinger
tutto di blu! E se gli di saranno dalla nostra
parte, stasera saremo liberi. Insieme.
Insieme ripet Taran, catturando le sue
labbra con foga.


Capitolo 9.

La folla, nel luogo destinato ai duelli giudiziari,
era spettacolare. Uomini, donne e bambini, giovani
e vecchi, membri del clan e mercanti di
passaggio, tutti assiepati attorno a un'area quadrata,
delimitata da ciottoli e coperta al centro
da un telo chiaro. Di sicuro ciascuno si interrogava
sull'esito del duello, anche se apparentemente
regnava una certa calma. Tuttavia un generale
tramestio, sbuffi, occhiate pi o meno
furtive da una parte e dall'altra erano tutti dettagli
che tradivano un nervosismo diffuso.
Un hlmganga era un evento.
Taran non aveva bisogno di conoscere la lingua
dei Vichinghi per avvertire quell'effervescenza
palpabile, nascosta dietro le espressioni
imperturbabili e la simbolica barriera delle
braccia conserte sul petto. L'ora era grave. Persino
i bambini avevano interrotto i loro giochi
per assistere a quell'evento da adulti, aspettando
seri e pazienti accanto ai genitori. Intuivano
confusamente che un accadimento terribile stava
per verificarsi e spalancavano i grandi occhi
per non perdersi nulla del sanguinoso fatto.
Curiosamente, anche Taran provava una certa
impazienza, ma nessuna tensione. Niente che lo
paralizzasse per la paura. Era semplicemente
felice di poter combattere a fianco di Inga, di
vegliare sulla sua sicurezza mentre partecipava
attivamente all'azione. Con il premio di quel
bacio d'incoraggiamento che lei gli aveva appena
donato! Comunque fosse andata a finire,
provava una gioia infinita sapendo che lei condivideva
l'amore tenero e divorante che provava
anche lui.
Sarebbe stato il suo campione, ancora e per
sempre. Anche se fosse stata l'ultima volta.
Avevano stabilito che Inga avrebbe cercato di
rompere i tre scudi di Ivar molto in fretta, per
evitare di restare da sola ad affrontarlo, senza
protezione. La sua unica possibilit era essere
pi veloce di lui.
Taran le sorrise. Inga era accanto a lui, davanti
alla casa dello jarl, priva della consueta
tunica di cuoio poich ai duellanti non era permesso
indossare un'armatura. La mano ferma
sull'impugnatura della spada. Aveva un aspetto
cos fragile, nella leggera camicia di lana grigia...
Ricorda sempre gli ripet, che non ti 
permesso sferrare colpi.
Con la spada, o in generale?
Tu non hai la spada.
No, ma posso rendermi utile in altri modi.
Che cosa ne pensi?
Non penso che la legge specifichi nulla a
questo riguardo. Ma non cercare di giocare d'astuzia...
Chi imbroglia durante un hlmganga
rischia grosso.
Lui annu. Questo l'ho capito bene.
Rivolse una rapida preghiera al cielo, mentre
Inga accarezzava il portafortuna che teneva nel
palmo della mano. Poi lei rimise il cristallo nella
tasca dei calzoni e si avviarono allo stesso
passo verso il luogo del combattimento.
L'aria era fresca, alla fine della giornata, ma
non pioveva. Le nuvole si erano rifugiate all'orizzonte,
quasi rifiutassero di nascondere agli
di la violenza dello scontro imminente. Tutto
si sarebbe dovuto svolgere in piena luce.
Taran respir a pieni polmoni. Si sentiva un
po' nudo, senza le sue armi, ma era ben consapevole
del fatto che il suo aspetto avrebbe impressionato
i Vichinghi. Camminava, il passo
agile e deciso, vestito solo con i calzoni a riquadri
arancioni, la barba e i capelli intrecciati,
il viso completamente colorato di blu. Inga aveva
insistito per usare le ultime gocce di pigmento
sulla sua spalla e sul braccio che non erano
tatuati. E cos lui sfoggiava un braccio coperto
di tatuaggi, l'altro dipinto a strisce blu.
Un autentico pitto, forte del favore dei suoi
di e dei suoi gloriosi antenati.
A mano a mano che Inga applicava la tintura
con le sue dita sottili, accarezzandogli la pelle
con tenerezza, lui aveva sentito riemergere il
vecchio Taran. Pi maturo e pi saggio, ma altrettanto
vivo e pieno di ardore. E di gioia all'idea
di battersi senza risparmio, di togliere la vita
a un uomo, se necessario, al solo scopo di
proteggere la donna che amava. Nel suo paese,
aveva sempre ucciso per la famiglia. Presso i
Vichinghi, quel giorno, era pronto a ricominciare.
Inga gli aveva disegnato dei motivi sul braccio
con deliziosa lentezza, esplorando il suo
corpo mentre lo preparava per la battaglia. E il
pigmento marziale aveva sortito il suo effetto. Il
blu della guerra e della morte era penetrato dentro
di lui, nel profondo del suo spirito, scacciando
paure e dubbi, trasformando le ferite del
passato in stimoli per la lotta imminente, portandolo
ai confini del regno dei trapassati, nel
quale poteva attingere in abbondanza alla loro
energia invisibile.
L, su quell'isola del Nord, Taran aveva improvvisamente
riconosciuto la presenza delle
divinit dei suoi antenati. Certo, si era gi domandato
che cosa Dio pensasse delle antiche
tradizioni, poi il dubbio si era allontanato dalla
sua mente: l'eco soffocata delle vecchie battaglie,
il peso delle consuetudini, la voce dei suoi
antenati caduti in battaglia si erano imposti su
di lui come una cosa ovvia. Non importava quale
dio gli concedesse favori! Lui era nato per
combattere, e avrebbe fatto ci che gli sembrava
giusto.
La folla si spart al loro passaggio. Taran incroci
sguardi ammirati, sguardi incuriositi, altri
ancora francamente ostili, e infine giunsero
nello spiazzo quadrato di erba rasata riservato
al combattimento. Osservati da tutti i lati. Giudicati.
Un telo di lino copriva il terreno al centro
dello spazio aperto, fissato con dei paletti. Ai
portatori di scudo era concesso di uscire da
quell'area, ma non ai duellanti.
Di fronte a loro c'era Ivar. Anche lui armato
di spada. Leggermente pi basso di Taran, meno
massiccio ma pi allenato, abituato a combattere
e di sicuro molto intelligente. Ivar disse
qualcosa che fece ridere i suoi amici. Inga fremette
di indignazione, ma una strizzata d'occhio
di Taran la calm immediatamente.
Non lasciarti provocare. Sta solo cercando
di distrarti.
 giusto. Essendo la parte offesa, Ivar sferrer
il primo colpo. Sta' in guardia. In seguito
colpiremo a turno.
Tre scudi di legno furono deposti sul terreno
per loro, altri tre ai piedi di Ivar.
Chi sar il suo portatore di scudo? chiese
Taran.
Lo sapremo presto.
Alla fine, lo jarl entr nell'arena. Parl a lungo,
prese da parte sua figlia e poi il suo avversario.
Ivar pronunci un nome e Bjrn usc dal
pubblico e raccolse uno scudo di legno.
Naturalmente. Quella alleanza era prevedibile,
pens Inga. Doveva essere un grande onore
venire prescelto per proteggere il fianco di un
compagno in un duello giudiziario, e infatti il
figlio dello jarl esibiva un'espressione estremamente
orgogliosa.
Taran raccolse a sua volta uno scudo e se lo
sistem sul braccio. Bjrn era alto quanto lui,
ma pesava almeno il doppio. E comunque poco
importava, perch pi che altro ci voleva molta
scaltrezza per eliminare per primi il portatore di
scudo dell'avversario.
Ivar si avvicin per esaminare l'arma di Inga,
la quale fece altrettanto con la sua. Valutarono
lunghezza e peso. Entrambi soddisfatti, fecero
segno che erano pronti a combattere e presero
posto sul telo di lino, imitati dai rispettivi portatori
di scudo. Il telo era cos piccolo che in
quattro, specialmente con il grosso Bjrn che
occupava tanto spazio da solo, non riuscivano
quasi a muoversi.
Sarebbe stata una questione di strategia, di
colpi sferrati con abilit, ma anche con forza
senza arretrare. Nessuna scappatoia se volevano
dimostrare il proprio valore di guerrieri davanti
a tutti.
Taran riteneva che l'unione tra spada e scudo
fosse fondamentale per uscirne vincitori. Dovevano
essere uniti, con gesti e intenzioni in perfetta
sintonia. Diventare uno, nel corpo e nello
spirito.
Dopo qualche altra frase, lo jarl Gudmund
usc dallo spazio sacro dove le armi, davanti a
dei testimoni, avrebbero riscattato definitivamente
l'onore di uno dei due guerrieri in lizza.
La tensione sal e i ranghi degli spettatori si serrarono
attorno ai duellanti.
Inga salut con un cenno del capo due uomini,
un gigante barbuto che doveva essere dotato
di una forza prodigiosa, ma anche di una placidit
a tutta prova, e un piccoletto con il torso
completamente tatuato, fino al viso. Amici di
lei, a quanto pareva, che ricambiarono entrambi
alzando il mento.
Anche Taran fece un rapido inchino prima di
piazzarsi alla sinistra di Inga, leggermente pi
avanti di lei, con lo scudo alzato. Deciso a proteggerla
con ogni mezzo possibile, legale o meno.
Non riusc a mascherare un sorriso di soddisfazione
sentendo lungo la spina dorsale il familiare
brivido che precedeva il clangore delle
armi.
I due avversari si prepararono, le ginocchia
piegate, le spade pronte ad affondare.
Ivar colp per primo, secondo l'usanza, ma
cos rapidamente che il suo avversario non ebbe
il tempo di schivarlo. Uno schianto segn la fine
del primo scudo.
Taran guard il pezzo di legno spezzato che
penzolava dal suo braccio. Nonostante questo,
si dipinse sulle labbra un gran sorriso. Non
aver paura disse a Inga, afferrando rapidamente
il secondo scudo. Non mi lascer pi sorprendere.
Riprese posizione e stavolta fu Inga a colpire.
Bersaglio mancato. Bjrn aveva angolato lo
scudo in modo tale che la lama era scivolata
lungo il bordo arrotondato.
Totalmente concentrato sui movimenti dei
due combattenti che aveva davanti, Taran escluse
dal proprio cuore tutto ci che non riguardava
il duello. Un'animosit che per pi di
un anno era rimasta sopita si risvegli dentro di
lui... Contro la brama di potere di suo zio, contro
l'ingiustizia della vita.
Contro il passato, il presente.
Contro l'uomo che voleva uccidere Inga.
L'odio lo invase. Non fece nulla per reprimerlo,
perch sapeva che l'avrebbe aiutato a vincere.
Si impegn per svolgere alla perfezione il
suo ruolo di protettore, deviando i colpi mentre
metteva ogni volta il suo scudo davanti alla
spada di Ivar. Spaccare il disco di legno, in
quella posizione, era difficile, e cos Inga ebbe
modo di mettere a segno qualche buon colpo.
Trascorse qualche tempo senza che nessuna
delle due parti facesse dei progressi.
Poi Inga si slanci in avanti per assestare un
fendente. Un mormorio si lev dalla folla quando
la sua lama penetr facilmente nel legno delloscudo avversario.
Uno pari.
Bjrn contempl i danni mentre Ivar rideva,
continuando a mostrare una disinvoltura insolente.
A Taran venne un'idea. Gomito a gomito con
la sua protetta, le sussurr una nuova strategia.
Lui si crede superiore a te perch  pi forte e
soprattutto perch sei una donna. Lasciagli
prendere fiducia, distruggi gli scudi cos ci sbarazziamo
di quell'idiota di Bjrn, ma fingi di
stancarti. Prendi un'aria esausta, intimorita, incoraggialo
a sottovalutarti. La sua arroganza
firmer la sua condanna.
Ho capito.
Approfittando di quel breve momento di disattenzione,
Ivar piomb su di lui e ruppe il secondo
scudo con un abile colpo di spada. Bjrn
non era neanche in posizione. Alcuni spettatori
brontolarono, confermando a Taran la legittimit
molto relativa di quel gesto.
Ivar sogghign mulinando con aria tronfia la
spada. Era robusto, temibile in duello. E lo sapeva.
La guerriera riusc a simulare la fatica mentre
assestava astutamente diversi bei colpi con il risultato
di danneggiare a poco a poco il secondo
scudo del suo avversario senza tuttavia insospettirlo.
Presto, riusc a spaccarlo: mir a una fessura
e lo scudo esplose in tre grossi pezzi. Bjrn lo
gett a terra con dispetto.
Due pari.
Taran non si allontan da Inga di un passo,
proteggendo con determinazione il suo fianco
sinistro. Parava al meglio gli attacchi dell'avversario
e non poteva trattenersi dall'infliggergli,
di quando in quando, un colpetto di scudo,
giusto per dare sfogo alla frustrazione. Il suo
ruolo limitato e la scarsa mobilit erano una
sofferenza, per lui che era abituato a combattere
con grande libert di movimento.
Il suo popolo combatteva di solito senza costrizioni,
con un grande vigore che permetteva
di sprigionare gli impulsi aggressivi, correndo,
urlando, avventandosi sull'avversario. Questo
duello ritualizzato, nel quale ogni gesto era studiato
per rispondere a un codice, lo disturbava
parecchio... Avrebbe voluto usare anche lui la
sua lama! Reprimere l'istinto di guerriero era
tutt'altro che facile.
Improvvisamente fece un balzo in avanti per
frapporre il suo scudo, l'ultimo, tra Inga e la
spada di Ivar, pericolosamente diretta verso la
coscia di lei.
Il legno scricchiol, senza tuttavia spezzarsi.
La violenza del colpo costrinse il pitto a posare
un ginocchio a terra.
Un senso di urgenza si impadron di lui: non
poteva difendere Inga ancora a lungo, doveva
distruggere l'ultimo scudo di Bjrn a qualsiasi
costo, prima che il suo fosse fatto a pezzi! Soprattutto
perch Ivar aveva cambiato tattica
cominciando ad attaccare direttamente lei in
barba alla legge.
Ascoltando solo l'istinto, si rialz scagliandosi
contro il figlio di Gudmund con un unico
movimento.
Sotto il suo assalto, il vichingo dovette fare
diversi passi indietro. Scontrandosi come due
tori infuriati, combatterono con forza bruta allo
scopo dichiarato di distruggere lo scudo dell'altro.
I dischi di legno scricchiolavano, si flettevano
sotto la pressione.
Taran diede un'ultima spinta, ruggendo per lo
sforzo, e i due scudi cedettero contemporaneamente.
Diverse schegge di legno caddero sul telo di lino.
Ipnotizzati, gli spettatori assistevano senza
batter ciglio. Un pesante silenzio li avvolse.
Bjrn assunse un'espressione perplessa; Ivar
e Inga aspettavano di sapere se potevano continuare
a combattere... Il pitto cerc lo jarl con lo
sguardo, ma Gudmund, in prima fila con le
braccia conserte e le gambe divaricate, rimase
immobile. Disse solo qualcosa e, a giudicare
dal tono, Taran comprese che il proprio attacco
era stato legittimo.
Che cosa succede? chiese senza staccare
gli occhi da Ivar e Bjrn, pronto a usare i pugni
se fosse stato necessario.
Siccome Ivar ha appena colpito senza aspettare
che noi fossimo pronti, Gudmund mi assegna
questo colpo come se l'avessi portato io.
Ora dovete lasciarci soli. Combatteremo io e
Ivar.
Taran indietreggi a malincuore, imitato da
Bjrn, il cui sguardo malevolo la diceva lunga
su ci che pensava della decisione di suo padre.
Eppure nessuno protest n diede mostra di
scontento. C'era da credere che l'attacco prematuro
di Ivar fosse dispiaciuto a tutti.
Anche a distanza, Taran avvert l'angoscia
febbrile di Inga mentre si rimetteva in posizione.
Ora toccava al suo avversario attaccare, e lei
aveva soltanto la spada per parare il colpo...
Il tempo parve fermarsi. La luce cambi, oscurando
i volti dei duellanti. Gli uccelli marini
che volavano sopra le loro teste gridavano meno
forte. Anche il vento si indebol, ritirandosi
davanti alla gravit del momento.
L'attesa divenne presto insopportabile. I duellanti
continuavano a misurarsi con lo sguardo,
immobili ma con tutti i muscoli tesi, pronti a
slanciarsi all'attacco.
Mentre tutti gli spettatori rischiavano di perdere
i sensi a forza di trattenere il respiro, alla
fine ci fu un movimento. La spada di Ivar fendette
l'aria.
Sentendo che non sarebbe riuscita a parare il
colpo, Inga si tuff di lato per schivarlo e con
un piede usc dal telo. La folla sussult. Tuttavia
era necessario mettere entrambi i piedi fuori
dall'area di combattimento per essere dichiarati
disertori e quindi venire coperti di infamia.
Inga si affrett a tornare sul telo. Attacc
senza indugio, mirando alle ginocchia del suo
formidabile avversario.
Ivar la schiv e brand la propria lama orizzontalmente,
dritta verso la sua faccia.
Inga gli sfugg di nuovo, favorita dalla bassa
statura e dalla superiore agilit...
Il cuore di Taran manc un battito. Si protese
in avanti, ma subito sent una morsa di ferro
sulla spalla: il colosso bruno, amico di Inga.
Accanto a lui, il guerriero biondo con la gola tatuata
fino al mento gli fece segno di non muoversi.
Assistere a tutto questo senza poter fare niente
era per Taran una sofferenza e una vera tortura.
In vita sua non si era mai sentito cos impotente.
Concentr tutti i suoi pensieri su Inga, come
se con la sola forza della mente potesse suggestionarla
e infonderle forza. Rimase colpito dal
fatto che i suoi occhi, solitamente di un azzurro
cos puro, sembravano neri, tanto forti erano
l'odio per Ivar e il bisogno di vendetta.
Coraggio, puoi batterlo! Colpisci veloce.
Sorprendilo.
Come se l'avesse udito, Inga si allung all'improvviso
e colp il braccio sinistro di Ivar,
lasciato scoperto.
Sotto i loro piedi, qualche goccia di sangue
macchi il telo.
Era finita. Ivar aveva perso! Una gioia selvaggia
pervase Taran, un'enorme ondata di calore
che si propag in tutte le sue membra.
Un mormorio percorse il pubblico, che credeva
concluso il duello; ma Ivar non la pensava
allo stesso modo. Assal la sua avversaria da
ogni lato, facendo roteare la lama ancora e ancora,
mancandola ogni volta. Uscirono dallo
spazio sacro del telo e la folla si fendette al loro
passaggio. Solo il suo istinto di guerriera unito
alla sua agilit felina permise a Inga di evitare
quei feroci attacchi. Rotol a terra, fuggendo
sempre pi lontano dalla furia omicida del suo
avversario. Ivar la insegu senza piet, ben deciso
a non lasciarsi sfuggire la sua preda.
Un urlo si lev nell'aria, carico di paura e di
rabbia. Taran cap che era stato lui a gridare
quando vide dei visi ansiosi volgersi nella sua
direzione. Sfuggendo alla stretta del gigante e
ignorando i richiami del guerriero tatuato, insegu
i duellanti che ora si dirigevano verso la
spiaggia.
Inga stava per ritrovarsi bloccata dall'alta marea.
In balia di Ivar.
Gi era circondata dalle onde viola chiaro,
orlate di schiuma, di quel tardo pomeriggio invernale.
Il sudore le imperlava la fronte nonostante
il freddo. A poco a poco stava esaurendo
le forze per contenere gli assalti del suo avversario...
Taran si guard intorno, cercando di indovinare
i pensieri dei Vichinghi che assistevano
come lui alla drammatica scena. Sembrava che
nessuno volesse intervenire, nemmeno lo jarl,
indeciso come al solito. Inga scivol sulla sabbia
bagnata e cadde in ginocchio.
Impossibile restare a guardare mentre l'eletta
del suo cuore lottava per salvarsi la vita!
Prendendo un profondo respiro, Taran si precipit
in suo soccorso e si mise tra i due combattenti.
La spada di Ivar scav un profondo
solco nella sua carne, all'altezza delle costole,
ma lui non sent il dolore e si preoccup invece
di usare il proprio corpo come una barriera per
proteggere Inga, che si rialz a fatica, senza fiato.
Ivar scoppi a ridere indicandola con la spada,
pronunciando una tirata che Taran comprese
essere una nuova provocazione per fargli perdere
la testa. Ma il pitto non aveva affatto intenzione
di lasciarsi prendere in trappola: dal momento
che l'hlmganga era soggetto a regole
tanto rigide, lui era pronto a scommettere che
un nuovo passo falso da parte del loro avversario
li avrebbe tirati entrambi fuori dai guai. Il
vichingo aveva gi violato le leggi del duello
non fermandosi al primo sangue e cercando invece
di uccidere la rivale vittoriosa. Lo jarl doveva
intervenire, porre fine a quel combattimento
che si era trasformato in rappresaglia e
condannare in qualche modo Ivar!
Le braccia larghe, i piedi saldamente piantati
a terra, Taran rimase impassibile davanti alle
provocazioni del vichingo, che presto divennero
delle intimazioni. Sentiva il sangue della ferita
colare lungo il fianco, lo sentiva gocciolare pesantemente
sulla sabbia. Eppure rimase immobile,
deciso a farsi uccidere sul posto, se fosse
servito a salvare Inga.
Alla fine lo jarl Gudmund si fece avanti.
L'espressione di Ivar divenne incredula quando
il capo del clan di Barn pronunci qualche
frase che la folla applaud.
La piccola mano di Inga afferr un braccio di
Taran mentre gli si metteva di fronte per cercare
il suo sguardo.  finita! Ivar ha perso, non
avr pi il diritto di attentare alla mia vita senza
pagarne il prezzo. Mi hai salvato... un'altra volta.
Finalmente Taran si concesse di guardarla.
Scarmigliata, esausta, ma raggiante. Con gli occhi
traboccanti di una tenerezza che fece vibrare
una corda segreta nel profondo della sua anima.
Lei gli tocc la guancia con la punta delle
dita.
All'improvviso, con un grido Ivar si precipit
verso di loro in un ultimo tentativo, spinto da
una folle disperazione.
Taran strapp la spada dalle mani di Inga e la
conficc nel ventre del traditore.
Raggel. Una simile lotta per trionfare alla
fine tanto facilmente... e tanto in fretta.
Lesse un odio incommensurabile negli occhi
sbalorditi di Ivar, il quale si strapp lui stesso la
spada dal corpo prima di cadere a terra, subito
circondato dal clan.
Ma a che cosa era dovuta la sua strana ossessione
omicida nei confronti di una donna del
suo popolo, una guerriera e, soprattutto, una
delle sue compagne di spedizioni?
Senza dubbio Taran non l'avrebbe mai saputo.
Rimase immobile, assistendo agli ultimi istanti
di Ivar, del quale riusciva a vedere soltanto
i piedi oltre la folla assiepata, senza sapere
cosa dire o cosa fare.
In lontananza si ud l'ululato di un lupo. Praticamente
nessuno parve accorgersene, tranne
Inga che trasal, ma nell'anima di Taran risuon
a lungo.


Capitolo 10.

Inga esamin la ferita di Taran.
Lui trasal sotto il suo tocco, ma lasci che
esplorasse la sua pelle che ora presentava delle
striature rosse e blu. Un rivolo di sangue appiccicoso,
mescolato con il pigmento di guerra, gli
scorreva lentamente su un fianco. La ferita non
era profonda e lei ringrazi gli di; sarebbe bastato
lavarla bene e ricucirla per rimettere tutto
in ordine. Taran sarebbe guarito.
Quando Inga si raddrizz, suo padre le si avvicin
e la strinse a s. Lei esit un istante prima
di ricambiare brevemente l'abbraccio, goffa
e stupidamente commossa. Senza rendersene
conto, aveva tanto aspettato un simile gesto
d'affetto! Poi lo jarl si scost e mise la mano
sulla spalla dipinta di blu di Taran, parlandogli
a bassa voce, con gli occhi fissi nei suoi.
Gudmund ti ringrazia tradusse Inga, la voce
rotta. Ivar non ha rispettato le leggi dell'hlmganga,
quindi non sei responsabile della
sua morte.
Taran annu sollevato. Era facile indovinare i
suoi pensieri: era tutto finito, senza appello n
vendetta. Ormai erano liberi.
Ma tu devi andartene disse improvvisamente
lo jarl, rivolgendosi alla figlia. Dovete
andarvene entrambi. Non chiedermi il perch.
Inga accus il colpo senza capire. Stupefatta,
tent di dire qualche parola, ma suo padre la interruppe.
Non chiedermi altro! E non mi rallegro certo
di questa situazione.  cos, ecco tutto...
Padre, dimmi la verit.  a causa di Bjrn o
di Oda?
Lo jarl tracci nell'aria un segno di diniego,
poi li prese tutti e due per un braccio e li trascin
rapidamente nella sua grande casa.
Molti dei nostri si sono stabiliti a meridione,
nell'isola di Hrossey o in quelle circostanti. Sono
sicuro che troverai un posto dove vivere. Un
altro clan... Devi! La tua presenza qui causerebbe
troppo scompiglio.
Mi rifiuto di credere che non sia una macchinazione
di Oda e Bjrn! Mi hanno sempre
odiata, sognano di liberarsi di me. Non lo capisci?
Per una volta posso giurarti che non hanno
niente a che fare con questo.
Ma perch ci scacci, allora?
Non posso dirti nulla, ho giurato di mantenere
il segreto! Soltanto un'altra persona ne  a
conoscenza disse il padre.
Chi?
Inga, non insistere!  meglio che tu non lo
sappia.
Piantando bene i piedi a terra, Inga si rifiut
di avanzare ulteriormente e pretese di conoscere
la verit. Non poteva essere cacciata dal suo
stesso clan senza spiegazioni! Specialmente
dopo tutte le prove che aveva affrontato con Taran.
Si era conquistata almeno il diritto di sapere
la verit.
Gudmund capitol. Va' da Rikke. Ti parler,
o forse no. La decisione spetta a lei.
Bene, andr a consultarla. Ma prima vorrei
cucire la ferita di Taran. Mi servono ago, filo,
acqua calda e vestiti puliti.
Va' alla capanna da bagno. L'ho fatta preparare
per il vincitore dell'hlmganga, l'acqua sar
ben calda. Ti mander una schiava con il necessario,
ma sbrigati prima che faccia notte...
Non temo gli spiriti.
Dovresti!
Lo jarl rientr in fretta nella grande casa, visibilmente
irritato. O preoccupato?
Inga condusse Taran in una costruzione di
pietra pi piccola delle altre, situata un po' fuori
dal villaggio di Jarloff, a meridione. Dominava
le onde che si infrangevano contro la scogliera
nera creando impressionanti montagne di schiuma.
Taran osserv perplesso i sassi ammucchiati
vicino al fuoco di torba, la panca di pietra lungo
una parete, il serbatoio scavato nel terreno di
fronte alla panca. Il fuoco era acceso, la vasca
piena di acqua fumante. In un angolo erano sistemati
diversi secchi. Lanci a Inga un'occhiata
sbigottita, mentre si premeva una mano sulle
costole.
Tranquillo lo rassicur piano Inga dopo
aver soffiato sulle braci per ravvivare le fiamme.
Farai finalmente un bagno degno di questo
nome! Non ti uccider.
Un'intera casa per... lavarsi? Avete delle ben
strane usanze!
Non toccare quei sassi! Sono appena stati
tolti dal fuoco.
Lui tir indietro in fretta la mano. A che cosa
servono?
Senza rispondere, Inga prese dell'acqua dal
serbatoio con un mestolo di ferro e la vers lentamente
sui sassi. Si ud un sibilo, seguito da
dense nuvole di vapore che si accumularono
sotto il tetto privo del consueto foro per la ventilazione.
Il calore rilasser i nostri muscoli, ci preparer
per il bagno. Ma prima ti devo ricucire la
ferita.
Fece per slacciargli i calzoni arancioni, poi le
sue mani si bloccarono.
Anche tu l'hai sentito, non  vero?
Il lupo, dici? S, l'ho sentito. Mi chiedo per
da dove venisse quell'ululato... Non sapevo che
ci fossero i lupi nelle isole del Nord. Quando ho
visto che la tua gente non ci faceva caso, ho
pensato che fosse normale. Attorno a noi c'era
soltanto il mare. Dove pensi che fosse quel lupo?
Mi sono fatta un'idea, anche se non riesco a
capire come mai l'abbia sentito anche tu. Tu...
Devo ringraziarti per quello che hai fatto. Senza
di te...
In silenzio, lui pos una mano sulle sue. Con
l'altra le scost una ciocca di capelli dalla fronte
e la pass dietro l'orecchio, lasciandole un segno
blu sulla tempia. Si sorrisero, ma ovviamente
Inga non era dell'umore per festeggiare.
Che cosa c'?
Dobbiamo andarcene, lasciare il clan il prima
possibile perch qui non ci vogliono. Per
qualche motivo che mi sfugge, non posso restare
con la mia gente.
Taran le sollev il mento con la punta delle
dita, l'espressione affettuosa nonostante il dolore
che la ferita senza dubbio gli causava. Ce ne
andremo, allora. Tutti e due.
Inga si sent avvolgere da un dolce calore che
nulla aveva a che fare con il vapore nella capanna,
le cui ultime volute uscivano lentamente
dalla porta aperta. Era piuttosto la certezza rassicurante
che non sarebbe mai pi stata sola
nella vita, dal momento che quell'uomo avrebbe
condiviso con lei i giorni e le notti. S, era un
pensiero molto piacevole e confortante...
Avrebbe voluto sollevarsi sulla punta dei piedi
per baciare Taran, ma in quel momento arriv
una schiava con tutto il necessario promesso
dallo jarl.
Alta e magra, la schiava si curv per entrare e
appoggi il suo fardello sulla panca di pietra. I
suoi capelli erano stati rasati prima dell'inverno,
perch solo gli uomini e donne liberi avevano il
diritto di portare i capelli lunghi. Si strofin le
mani arrossate dal lavoro sulla sottana grigia
rattoppata e usc a testa bassa.
 una schiava pitta? chiese Taran con aria
cupa mentre Inga esaminava di nuovo la sua ferita.
Una schiava, s, ma non pitta. Vichinga.
Lui parve leggermente sollevato e Inga lo invit
con un gesto a slacciarsi i calzoni, mentre
lei spostava la pesante lastra di pietra davanti
alla porta affinch il calore non si disperdesse.
Quindi immerse un telo pulito nella vasca da
bagno di pietra. Trattenendo il respiro, pul con
cura la ferita di Taran per assicurarsi che non si
infettasse. Il taglio non era profondo, ma molto
lungo, dal fianco al torace, ed era necessario
pulirlo in fretta, lavare via la tintura blu mescolata
con il sangue, che di sicuro conteneva delle
sostanze nocive. Presto si ritrov con le mani
coperte di quella tinta brunastra, formata da
pigmento e sangue.
Risciacqu pi volte il telo, concentrata sul
suo compito. Una volta soddisfatta del risultato,
prese ago e filo. Taran trattenne il respiro quando
lei si apprest a forargli la pelle.
Sei nervoso. Rilassati, l'ho gi fatto.
Ne sono sicuro... Ma, per essere onesto, temo
soprattutto che questo richieda troppo tempo
e mi impedisca di mettere in pratica tutte le
idee che mi passano per la testa da quando mi
hai portato in questo posto.
Inga sollev l'ago insieme a un sopracciglio
perplesso. Che cosa intendeva? Stava davvero
insinuando... L, ora? O voleva soltanto provocarla?
Taran punt gli occhi color ambra, oscurati
da un velo di primitivo desiderio, nei suoi.
Quando lei gli affond l'ago nella carne, il
pitto trattenne un sussulto senza smettere di fissarla,
con un mezzo sorriso che gli sollevava un
angolo della bocca.
Era serio. Molto serio, addirittura, a giudicare
dal rilievo di una parte molto precisa della sua
anatomia che Inga si sforzava di non fissare
troppo apertamente.
Deglut e continu a cucire, cercando di domare
il battito frenetico del cuore. Un punto
dopo l'altro. Dal basso verso l'alto. Taran ringhi
di dolore quando lei tagli il filo con l'aiuto
di un apposito coltellino.
 finita! Non  stato poi cos terribile, vero?
Non sapevo che fossi tanto brava a cucire...
E poi hai fatto in fretta. Abbiamo tempo per
qualcos'altro adesso? Le mise una mano sul
fianco, gli occhi d'ambra colmi di speranza.
Perch no? Dopo che entrambi avevano sfiorato
la morte, avevano il diritto di confortarsi
un po' a vicenda. Inga sorrise e smise di pensare.
Voleva dimenticare tutto tra le braccia di
Taran, di nuovo. Vers un bel po' d'acqua sui
sassi caldi, riempiendo il piccolo spazio di un
vapore pigro, e torn da lui.
Si lasci abbracciare, baciare, spogliare. Gli
occhi chiusi, la mente meravigliosamente intorpidita.
La propria nudit non la imbarazzava per
nulla. Al contrario, poter amare liberamente Taran,
senza l'ostacolo degli indumenti n quello
di un'angusta alcova di pietra, era una vera liberazione.
Gli lasci scorrere le mani sulla pelle, facendo
attenzione a non avvicinarsi troppo alla ferita
appena ricucita. Carezz le sue ampie spalle,
le braccia forti. E per finire, pos le dita sul
membro, sfiorandolo delicatamente.
Un ringhio rauco scatur dalla gola di Taran,
che le afferr il polso per evitare che proseguisse
quella divina carezza. Uno strano torpore si
impossess di Inga, impedendole di fare altro...
Allora si accontent di sottomettersi al suo amante
e alle sue mani che si muovevano senza
sosta.
Per la prima volta in vita sua si abbandon
totalmente a un uomo. Corpo e anima. Senza
timore n esitazione. Abdic senza neanche
combattere, esaltata dal riscoprire la sensazione
inebriante gi provata a Strmney, la prima volta
che si erano amati: donarsi a Taran, appartenere
a lui in modo assoluto.
Ricevere i suoi baci come fossero promesse,
le sue carezze come dichiarazioni appassionate.
E sentire.
Vibrare.
Assaporare la vita che circolava nelle sue vene,
ardente e indomita...
Senza protestare, si lasci sollevare e deporre
gentilmente nella vasca di acqua calda, ora deliziosamente
tiepida. Non lo respinse quando
lui la raggiunse, non sollev la minima obiezione
quando l'attir sulle sue ginocchia, acceso
dal desiderio, ma riluttante a cedere all'urgenza.
Lei segu le mute istruzioni del suo compagno,
notando rapita che era molto piacevole lasciarsi
guidare da un uomo del quale si fidava completamente.
Stavolta lui si prese il suo tempo. Niente avrebbe
potuto distoglierlo dall'obiettivo di esplorare
il corpo della sua amante con mani,
bocca e lingua. Non si stancava mai di toccarla,
di assaporarla, affamato di lei quanto Inga lo
era di lui, se non di pi.
A poco a poco, il suo appetito aument fino a
diventare divorante.
Insaziabile.
Le carezze si fecero pi rudi, la lingua forz
la barriera delle sue labbra, le dita affondarono
brutalmente nella carne per meglio prenderne
possesso. Ormai esaurita la pazienza, trascin la
sua amata sull'orlo del vertiginoso precipizio
nel quale lei per prima bramava di gettarsi...
Inga emise un gemito di piacere misto a impazienza,
che si perse in una pioggia di schizzi.
L'attesa diventava insopportabile! Aveva voglia
di gridare la sua frustrazione, di baciarlo
fino a togliergli il fiato, di implorarlo di porre
fine a quel supplizio. Lui si mosse, facendo
scorrere una mano in mezzo ai loro corpi strettamente
allacciati.
Finalmente il suo membro gonfio di desiderio
la penetr. Leggermente, solo un po', non abbastanza
per soddisfarla, quel tanto che serviva
per strapparle un altro sospiro avido.
Si aggrapp al suo collo, cercando un appoggio
per le gambe, ma lui la precedette e scivol
rudemente fino al fondo della sua intimit. Lei
si morse un labbro per non gridare di gioia...
Sentire Taran dentro di s, divinamente conquistatore,
dai movimenti imperiosi ma teneri, le
fece salire le lacrime agli occhi.
Non era soltanto un atto carnale. Era amore
violento e brutale, una tenerezza viscerale che
scaturiva da loro, divampava nelle loro membra,
scuoteva i loro sensi. Travolgendo tutto
lungo il percorso. Erano animati dalla stessa urgenza
di amarsi.
Prima di perdere del tutto la lucidit, Inga
pens che non le importava di lasciare il suo
clan se era per vivere con l'uomo che il suo
cuore aveva scelto. Lasci che lui trovasse il
suo ritmo, poi gli impose per un poco i suoi
movimenti, prima di lasciargli di nuovo il comando,
in una beatitudine prossima all'estasi.
L'acqua tiepida schizzava intorno a loro, bagnandole
il viso, i capelli. Non appena la sent
prossima a sprofondare nel vortice del piacere,
Taran rallent, le neg l'accesso a ci che desiderava.
Con un bagliore malizioso negli occhi
che la rese folle.
Alla fine, le afferr i fianchi raddoppiando il
suo ardore. Mentre finalmente credeva di potersi
abbandonare alla gioia, al culmine dell'incendio
dei sensi, Inga rimase sbalordita quando il
suo amante si ritrasse improvvisamente e la esort
a raddrizzarsi.
Ti amo, dolcezza le sussurr all'orecchio
quando lei gli obbed e si gir contro il bordo
della vasca, offrendogli la schiena.
Inga non ebbe il tempo di rispondere alle sue
parole d'amore. Non appena fu piegata fuori
dalla vasca da bagno, con i gomiti sul pavimento
della capanna da bagno, Taran la prese con
forza. Una massa d'acqua cadde sul fuoco di
torba, che protest sibilando, e sui sassi l accanto,
che sprigionarono una densa nuvola di
vapore.
A bocca aperta, senza fiato, Inga godeva delle
straordinarie sensazioni che la scuotevano
dalla testa ai piedi. La posizione non le era affatto
sconosciuta... Tuttavia era la prima volta
che un'ondata di emozioni la travolgeva cos.
Piacere, sorpresa, gioia.
Una strana pienezza.
E anche, annegato in quell'inestricabile vortice,
un accenno di delizioso imbarazzo, di una
dolcezza esaltante.
Inga non aveva pi dubbi. Quell'uomo, quel
pitto disposto a tutto per salvarla, era l'uomo
che gli di le avevano inviato per condividere la
sua vita. Per illuminarla, darle un significato,
quale mai aveva avuto prima di allora. La certezza
di quel pensiero la attravers con la potenza
di una folgore, nel momento in cui perse
il controllo e proruppe in grida di piacere.
Quando torn alla realt, Taran la teneva
stretta mormorandole parole senza senso. Lei
rise, si raddrizz e lo prese tra le braccia, attenta
a non toccargli il fianco ferito.
Una cosa  certa afferm, nessuno ci separer.
Mai!
No, mai... mia deliziosa vichinga.
Il loro bacio ebbe il gusto sottile della promessa
suggellata.
Quando uscirono dalla capanna da bagno, lavati
e rivestiti, il crepuscolo era calato. Non era
tardi, ma a quelle latitudini settentrionali, l'oscurit
erodeva inesorabilmente le giornate invernali.
Inga imbocc un sentiero che portava nell'entroterra,
dicendo a Taran di dover fare una visita
che non poteva assolutamente rimandare.
A chi?
A Rikke, la vlva del clan. Una profetessa,
se preferisci. Rikke tesse le parole degli di.
Le... tesse? In che senso?
Non so in che modo i vostri indovini facciano
le loro previsioni: qui si pratica la divinazione
attraverso la tessitura. Le Nome determinano
in anticipo, filando, il destino di uomini e donne.
Nello stesso modo i nostri veggenti, i vlvo,
decifrano i loro piani nella trama del lavoro di
tessitura.
Taran annu. E perch dobbiamo vederla
adesso, quando cala la notte? Staremmo meglio
davanti a un bel fuoco prima che la pioggia ci
inzuppi. Il vento si  rafforzato e viene dal mare.
Lei  l'unica persona, a parte mio padre, a
sapere perch il clan non mi vuole pi. Mio padre
mi ha parlato di una antica profezia. Dato
che non riesco a costringere lo jarl a rivelarmi
quel che sa, Rikke lo far di sicuro. Mi ha salvato
la vita gi una volta, allontanandomi da
casa mia il giorno in cui mia madre venne trovata
morta, ed  stata mia amica durante gli anni
di addestramento nel combattimento. Una
delle poche persone di cui mi fidavo, all'epoca.
Lei mi dir quel che voglio sapere!
Inga trov facilmente la strada, anche nella
luce morente e con la nebbia che si levava dal
suolo. Conosceva perfettamente il tragitto. Le
livide volute di nebbia tendevano le braccia
scarne verso il cielo, come un esercito di fantasmi
che prendevano forma sotto i lamenti delle
burrasche marittime, venute a ruggire la loro disperazione
nella terra degli uomini.
La casa della vlva si trovava a settentrione,
oltre il promontorio fiancheggiato dalle spiagge.
Vi giunsero presto e Inga entr senza bussare,
come al solito.
Seduta al telaio, Rikke voltava loro le spalle.
I suoi capelli grigi, sciolti sulle spalle, brillavano
alla luce dei lumi a olio che si trovavano sui
pochi mobili. Faceva freddo nella misera capanna,
ma la donna non sembrava risentirne.
Inga fece entrare Taran e chiuse la porta dietro
di loro. Senza rallentare il movimento delle
dita, deformate dalla vecchiaia, che correvano
sulla tela accompagnate dal leggero attrito della
navetta sul filo, la Donna Gatto fece sentire la
sua voce forte e chiara, perfetta per enunciare le
profezie: Sapevo che saresti venuta... Ma hai
fatto tutta questa strada per niente, piccola mia.
Devi andartene, adesso, e non ritornare mai
pi!.
Voglio sapere perch. Rikke, tu sei mia amica!
So che mi dirai la verit.
Quale verit vuoi conoscere di preciso?
Ci sono diverse verit? Dimmi perch mi 
stato ordinato di andarmene. Il bando  una punizione
molto grave, come essere mandati a
morte. Non me ne andr senza ottenere una
spiegazione.
D'accordo sospir la vlva, arrestando il
movimento delle mani.
Lanciando una breve occhiata alle sue spalle,
la vecchia si accorse sbalordita della silenziosa
presenza di Taran.
Non pensavo che lo avresti portato qui,
quel... Siediti. Ho sul fuoco un infuso che ormai
sar pronto. Con un po' di miele vi riscalder.
La Donna Gatto si decise ad abbandonare il
suo lavoro per andare a mescolare il contenuto
di una pentola posta sul fuoco di torba al centro
della stanza. Inga prese uno sgabello e fece segno
al suo compagno di imitarla, le orecchie
ben tese per non perdersi niente di ci che Rikke
le avrebbe rivelato.
Prese la coppa di terracotta che la sua vecchia
amica le porgeva, poi anche Taran ne ricevette
una dalle mani della veggente.
Infuso contro il freddo! esclam Rikke.
L'ho preparato per te, io non ne ho bisogno.
Inga guard la bevanda calda senza toccarla.
Chi mi vuole male? Parlami di questa predizione,
dimmi qual  il mio ruolo in essa.
Quale predizione, piccola?
Lo sai molto bene.
Rikke esit, ma alla fine si rimise a sedere
davanti al telaio e disse con tono rassegnato:
Si tratta di una terribile profezia, che ho tessuto
ben prima della tua nascita. Non pensavo che
un giorno si sarebbe avverata, pensavo che il
pericolo fosse scampato....
In che modo mi riguarda?
Ascolta, piccola mia, e giudica tu stessa!
Raddrizzandosi, la schiena d'improvviso ben
dritta, Rikke rovesci gli occhi e dalla sua bocca
scaturirono parole evidentemente apprese a
memoria, recitate con rabbia.
La semidipinta dalle duplici parole prender
lo scudo sulle acque e causer la rovina del
clan dell'infante. Morta e resuscitata, dallo zaffiro
ammansito, partorir il glorioso lupo che
divorer l'isola delle foche lasciando solo le
ossa.
Il silenzio cal quando Rikke si rimise a sedere,
d'un tratto sfinita come se avesse usato le
sue ultime forze per quella tirata.
Un lupo... Inga non pot fare a meno di pensare
all'animale che aveva ossessionato le sue
visioni deliranti, a Byrgisey, durante la convalescenza.
Poteva esserci un rapporto con la profezia
della Donna Gatto?
Un lupo aveva ululato anche il giorno della
sepoltura di sua madre, undici anni prima, un
grido che lei sola aveva udito.
Stava ancora riflettendo sul significato dell'oscura
profezia quando Taran le diede una gomitata
invitandola a tradurre. Dopo che l'ebbe accontentato,
lui inarc le sopracciglia.
Che cosa significano queste parole senza
senso? Ci capisci qualcosa?
No, lo ammetto.
Bevete li interruppe la vlva facendo cenno
a Taran di svuotare la sua coppa. Fuori fa
freddo.
Inga domand dei chiarimenti, ma non ricevette
alcuna spiegazione significativa.
Ebbene...  semplice, no? La semidipinta...
Lo scudo sull'acqua... La rovina del clan di
Barn!
E... tu pensi che si riferisca a me?
Naturalmente. Sei per met pitta, da quel
che so. E sei voluta diventare una skjaldm,
portando le armi. Bevi, prima che si raffreddi.
Di colpo Inga comprese. Ma certo! Una guerriera
con lo scudo, mezza pitta, che partecipava
a degli attacchi... Fin l, aveva senso. Anche il
lupo. L'aveva visto nelle sue visioni. Quanto alle
parole morta e resuscitata, corrispondevano
perfettamente alla sua inesplicabile guarigione
nel monastero di Byrgisey. Tuttavia, c'erano
ancora molte zone d'ombra che voleva chiarire.
Perch dalle duplici parole?
Per molto tempo ho pensato che fosse un
tradimento, delle menzogne, ma oggi credo che
si riferisca alla tua capacit di parlare due lingue,
la nostra e quella dei Pitti.
E... lo zaffiro ammansito?
Rikke emise un profondo sospiro e poi accenn
con il mento a Taran.
Eccolo, il tuo zaffiro! L'uomo blu. Colui
con il quale alla fine hai scelto di condividere il
tuo letto. Non chiedermi come lo so! Vedo tutto,
ricordi?
L'uomo blu... All'improvviso le sovvenne un
altro dettaglio dei sogni che aveva fatto mentre
fluttuava tra la vita e la morte. Una grande mano
tinta di blu aveva afferrato la prua della sua
nave per salvarla da una tempesta.
Taran? La sua mente aveva predetto che Taran
l'avrebbe salvata, e pi di una volta?
Se solo l'avessi capito prima disse piano
Rikke, agitando la mano. Avrei cercato un
modo per scongiurare l'incantesimo. Ma la trama
mi rivela un solo, unico futuro: la discordia
nel clan, la disgregazione dei suoi membri, se tu
rimani tra noi. Devi andartene. Per il bene di
tutti noi.
Stavi tessendo una nuova profezia sul tuo
telaio?
Rikke annu, rabbuiata. Con le dita torceva
nervosamente un lembo del suo scuro mantello
da veggente.
Non c' pi nulla da fare. Soltanto la tua
partenza ci salver. Su, bevi l'infuso prima che
diventi freddo e inutile... E di' al tuo amico di
bere anche lui.
Inga chin il viso sulla bevanda odorosa di
erbe che teneva in mano, ma non la tocc. La
sua mente era ossessionata dalla profezia che
aveva appena ascoltato. Neanche Taran aveva
bevuto. La scrutava con sollecitudine, cercando
di penetrare nel mistero delle sue riflessioni.
Soltanto tu e mio padre ne eravate a conoscenza?
domand ancora.
Non potevamo certo gridare dai tetti una predizione
tanto sinistra!
 forse possibile che Ivar abbia scoperto
questo segreto e cercato di uccidermi per salvare
il clan? Questo spiegherebbe il suo tradimento
e perch era tanto deciso a togliermi di mezzo.
Rikke neg precipitosamente, ma un bagliore
nei suoi occhi mise Inga a disagio. Intuiva che
la sua vecchia amica le stava mentendo...
Guardando di nuovo la coppa che teneva in
mano, fu assalita da un altro ricordo, stavolta
proveniente dalla sua infanzia. Vide un altro calice,
pi raffinato di quella modesta coppa, di
vetro anzich di terracotta, infranto sul pavimento
della camera, accanto al corpo ancora
caldo di sua madre. Un vago odore di erbe aleggiava
nell'aria.
Spinta da un impulso subitaneo, balz in piedi
e scagli la coppa contro il muro, vicino al
telaio. Subito Taran la imit.
Veleno? chiese a Inga, sfoderando la spada.
La guerriera annu mentre si muoveva verso
Rikke. NeH'oscurit crescente, gli occhi della
Donna Gatto sembravano due pugnali dalle lame
affilate. Sorrideva, i lineamenti distorti da
una smorfia selvaggia.
Ce ne hai messo di tempo per capire.
Sei stata tu... Tutto questo tempo a odiare
Oda e Bjrn per l'assassinio di mia madre, e invece
eri stata tu! Come hai potuto mentirmi per
tanti anni?
 stato molto semplice! Tu non hai mai cercato
di conoscere la verit, la sola e unica. Volevi
soltanto una verit che ti permettesse di accusare
la legittima moglie di tuo padre e il tuo
fratellastro, dei quali sei sempre stata gelosa, e
che ti facesse passare per una vittima. Ancora
una volta.
Ferita, Inga le si scagli addosso, ma la vecchia
aveva ancora dei buoni riflessi e la schiv,
rifugiandosi dall'altra parte del focolare. Ora
che era stata fatta luce sulla morte di Elma la
dolce, Rikke non poteva pi arginare il torrente
di parole che non vedeva l'ora di straripare dalle
sue labbra.
Tutti questi anni a prendermi cura di te per
poterti tenere d'occhio! Alla fine, ho dovuto arrendermi
all'evidenza. Si  trattato di un malaugurato
errore! Una parola dimenticata. Semi.
Vedi, quando ho capito la mia omissione, semi-
dipinta ha dato un significato completamente
diverso alla predizione. Mi ero sbagliata, la profezia
non parlava di tua madre, bens di te. Tu,
la bambina sempre sola, dimenticata, sempre
piagnucolosa...
Zitta, vecchia strega! Sono venuta a prendermi
la mia vendetta a Jarlff, e non esiter
anche se si tratta di te.
Ci ho messo diversi anni per decidere di
passare all'azione, non avevo alcuna voglia di
affrontare la rabbia dello jarl Gudmund privandolo
della sua amata concubina pitta. E poi, un
bel giorno, l'ho fatto. Le ho dato un forte veleno
sotto forma di infuso per alleviare il mal di ventre
e, siccome avevo compassione di quella cosina
spaventata che eri, ti ho portata con me a
raccogliere le erbe, per evitare che tua madre ne
facesse bere anche a te. Proprio stupida sono
stata! Eri tu la disgrazia del clan! Eri tu che avrei
dovuto eliminare per il bene di tutti.
E Ivar? Perch ha cercato di uccidermi?
Ivar ha fatto quello che gli ho chiesto! Anche
lui cap che era necessario quando lo misi a
parte della profezia.
La vecchia urlava ora, gli occhi strabuzzati
nel viso rugoso. Qualcuno doveva pur salvare
il clan! Tuo padre non avrebbe mai preso l'iniziativa,
quindi toccava a me dare le disposizioni.
Ivar era uno sciocco, facile da convincere.
Quindi mi confermi che sei stata tu a ordinargli
di uccidermi?
Non pensavo che quell'idiota avrebbe fallito!
Gli avevo detto di far passare la tua morte
per un incidente e lui ha mentito dicendo che ti
aveva spaccato il cranio in due... Come avrei
potuto immaginare che eri ancora viva? Ma
questa farsa  durata abbastanza. Se la forza fisica
non  sufficiente, gli di ascolteranno la
mia preghiera!
La veggente afferr il suo fuso, un bastoncino
di legno annerito dagli anni e dal fumo di
torba, e lo punt verso Inga salmodiando frasi
incomprensibili.
Taran le si avvicin, pronto a colpire.  impazzita?
Credo di s. Pazza di rabbia per aver visto il
suo jarl preferire una concubina pitta alla moglie
vichinga! Deve aver colto al volo l'occasione
fornita da questa profezia per eliminarla,
e me con lei.
Vuoi che la uccida?
Inga esit, valutando rapidamente il grado di
pericolosit di Rikke, che stava ancora invocando
un oscuro potere divino contro di lei.
Portiamola da mio padre.
Il cielo era buio quando il terzetto ritorn a
Jarlff. La vlva, imbavagliata e legata saldamente
con una matassa di lana presa vicino al
telaio, camminava a testa bassa tra Taran e Inga.
La guerriera era euforica per il successo: finalmente
avrebbe ottenuto giustizia! Ivar era in
viaggio per il regno dei morti, ma le restava ancora
da vendicare l'assassinio di sua madre.
Entrarono nella grande casa dello jarl, tra la
costernazione dei commensali. Tutti chiacchieravano
e ridevano davanti alle ciotole traboccanti
di stufato cotto insieme alla carne dell'agnello
macellato per l'hlmganga.
Al loro ingresso, nella sala cal il silenzio. I
piccoli gruppi di ospiti interruppero la conversazione
l'uno dopo l'altro. Herluf e Aslak, che
stavano brindando con Brand il litigioso e con il
giovane Frowin, restarono con le braccia levate
a fissarli sbalorditi.
Inga insieme a Taran trascin Rikke verso la
pedana, dove Gudmund stava mangiando con la
moglie e il figlio. Ancora una volta, lei stava
per sconvolgere la tranquilla vita del clan di
Barn... Si schiar la gola, imbarazzata, e attese
in segno di rispetto che fosse lo jarl a parlare
per primo.
Quando ti ho detto di fare visita alla nostra
vlva, non pensavo che l'avresti fatta prigioniera...
Spiegati.
Inga obbed, riferendo ci che aveva scoperto.
La colpa di Rikke, l'omicidio di Elma undici
anni prima, il proprio che era stato affidato a
Ivar. Tutto quanto. L'intera assemblea l'ascolt
in religioso silenzio, rimandando a pi tardi di
consumare il pasto.
Ecco, padre, adesso sai tutto. Ti abbiamo
portato la colpevole affinch sia tu a decidere
quale punizione merita.
C' per un dettaglio che non capisco borbott
Gudmund, intimando alla moglie, che ribolliva
di rabbia, di tacere. Se Rikke ti voleva
morta, perch aspettare cos tanto? Avrebbe potuto
facilmente avvelenarti quando eri bambina
e lei vegliava su di te.
Risponder lei stessa a questa domanda.
Inga tolse il bavaglio alla profetessa, in modo
che potesse difendersi. Hai sentito la domanda
dello jarl. Rispondi!
Non so perch tua figlia mi accusi attacc
Rikke con voce lamentosa. Aggredire una
vecchia in casa sua...
Ma Gudmund voleva fare luce su quei fatti e
non la lasci proseguire. Rispondi! O giuro
che non avrai bisogno di un telaio per fare la
tua prossima predizione. Saranno le Nome in
persona a raccontartela, quando le incontrerai.
Questo  il giorno del tuo giudizio, Rikke,
Donna Gatto, quindi parla... e ti consiglio di essere
convincente.
La mia morte non ti servir a niente, ma
quella della ragazza s! Credimi quando ti dico
che causer la distruzione del clan. Se vogliamo
evitarla, dobbiamo assolutamente sbarazzarcene.
Hai ucciso tu Elma la dolce? Il tono dello
jarl era fermo, ma velato di tristezza.
So che fu un errore... Un piccolo errore, una
parola mancante. Pensavo che lei avrebbe causato
la nostra fine, cos l'ho mandata senza rimpianti
allo Helheim! Lo rifarei anche oggi, se
fosse necessario per la nostra sopravvivenza.
Un mormorio di protesta si lev dai commensali.
Un crimine non doveva restare impunito.
Mai! Non solo l'anima della vittima non trovava
riposo, ma gli di si rivoltavano sempre contro
gli uomini ingiusti.
Le rivelazioni della vlva li sconvolsero ancor
di pi perch facevano di Inga, fino ad allora
una sopravvissuta al regno dei morti, una
guerriera vendicatrice a immagine delle terribili
Valchirie, che era meglio non far incollerire. Il
suo ritorno inaspettato, la sua sete di giustizia
assumevano un nuovo significato.
E mia figlia? riprese lo jarl con espressione
dura. Perch l'hai tenuta in vita per tutti
questi anni se pensavi di uccidere anche lei?
Mi ci  voluto un po' per capire che la mia
interpretazione era sbagliata. Molti anni, in realt.
Quando finalmente ci riuscii, lei era gi
una skjaldm, una guerriera formidabile, troppo
difficile da uccidere per me. Non abitava pi
sotto il mio tetto ed era impossibile avvelenarla
nel modo pi opportuno. Avevo bisogno di
qualcuno per questo compito, un uomo forte,
che ne comprendesse la necessit!
Quindi ti sei rivolta a Ivar.
Ivar faceva girare molte teste... Un uomo arrogante
 sempre prevedibile, facile da convincere.
Abbiamo aspettato il momento giusto per
agire. La spedizione a Byrgisey era l'occasione
ideale.
Le mani di Gudmund si serrarono sui braccioli
scolpiti dello scranno. Il suo viso livido
non lasciava presagire nulla di buono. Per colpa
tua, vlva, ho lasciato che il mio clan vivesse
nell'iniquit, con un crimine impunito sulla coscienza.
Sei tu che hai distrutto il clan di Barn,
allontanando da esso il favore degli di! Quale
punizione pensi di meritare?
La Donna Gatto non gli rispose, ma prese i
presenti a testimoni della sua disgrazia, dell'ingiustizia
che le veniva fatta.
Fu allora che Herluf si alz.
Potente jarl, la questione  grave. Qualunque
castigo tu decida di infliggere a Rikke, le
leggi degli di sono state infrante. A mio avviso,
questo  ci che ha causato la morte di Ivar,
nonostante il duello dovesse concludersi al primo
sangue. Odino gli aveva instillato nel cuore
un odio cos feroce che l'ha portato alla morte.
Ed  stato appropriato, visto quello che abbiamo
appena appreso. Penso anche che sul clan
dell'infante rester il marchio dell'infamia, qualunque
cosa accada! Sar impossibile riscattare
una simile colpa, soprattutto se punirai una vlva
che viene ascoltata dagli di.
E tu che cosa suggerisci, Herluf? tuon
Gudmund, ergendosi in tutta la sua statura.
Inga deve essere bandita. Io me ne andr
con lei, perch preferisco stare dalla parte dei
giustizieri piuttosto che da quella dei traditori e
degli assassini, o degli indecisi. Questa  la mia
scelta.
Accanto a lui, il gigantesco Aslak si raddrizz,
incrociando le braccia sul petto. Anche la
mia.
La sua voce profonda fece rabbrividire i presenti.
Che anche Aslak, cos autorevole e saggio,
prendesse la stessa decisione faceva riflettere...
Altri uomini si alzarono in silenzio, sotto
gli occhi sbigottiti di Inga. Perfino Frowin!
Goffo e incerto, il giovane si mise accanto a
Herluf, imitando il suo atteggiamento determinato.
Tutti quegli uomini erano disposti a lasciare
Jarlff per condividere il suo esilio? Dovevano
avere una ben scarsa considerazione di suo padre
per compiere una scelta tanto difficile. Ma
essendo uomini liberi, avevano in effetti la possibilit
di seguirla, se lo desideravano.
Gudmund non batt ciglio. Al suo fianco,
Oda e Bjrn ostentavano la soddisfazione di coloro
il cui onore macchiato ritrova inaspettatamente
tutto il suo lustro.
Inga si volt verso Taran. Il fiero sorriso del
pitto dimostrava che aveva colto il senso di ci
che stava accadendo.
Ecco la mia decisione! esclam alla fine
suo padre. In quanto vlva ascoltata presso gli
di, Rikke avr salva la vita, perch il clan ha
bisogno del suo sapere. Dovr per pagare il
wergeld, cio il prezzo dell'uomo, per l'assassinio
di Elma la dolce, concubina dello jarl e madre
di una valorosa guerriera con lo scudo, alla
quale il clan dovr rinunciare. L'ammontare del
risarcimento sar fissato in occasione di un
Thing speciale che si riunir domani, e dove
ciascuno potr esprimere il proprio parere.
Si gir verso la figlia. Nelle chiare profondit
dei suoi occhi danzava una miriade di rimpianti.
L'aveva appena ritrovata, dopo averla creduta
morta, e ora il fato li separava di nuovo. Per
sempre. E toccava proprio a lui, suo padre,
scacciarla.
Con la voce arrochita per l'emozione, Gudmund
riprese: Per quanto riguarda Inga, sar
bandita a causa della profezia. Ha portato la
sventura nel clan, ritornando dal regno dei morti,
e dovr andarsene per non tornare mai pi.
Questa  la mia decisione. E coloro che contestano
la mia autorit la seguano in esilio, poich
Jarlff non  pi la loro casa!.
Quell'ultima dichiarazione scaten il caos;
certuni sostenevano lo jarl, altri gli erano contrari.
I commensali si alzarono per scambiarsi
insulti, discutere, reclamare attenzione, brandendo
una coppa vuota o un osso mezzo spolpato.
La confusione era generale e lo smarrimento
di Gudmund perfettamente visibile.
Inga prese Taran per un braccio e gli rifer il
succo di quello che era stato detto, mentre lo
conduceva nell'angolo della stanza dove aveva
visto i suoi due amici.
Herluf sbraitava come un asino scrollando i
capelli biondi, Aslak vuotava la sua coppa con
aria tetra. La salutarono, abbracciandola e dando
a Taran una pacca sulla spalla.
Sono felice di rivederti! disse Herluf ad alta
voce per farsi sentire al di sopra del baccano.
Io e Aslak avevamo paura che non uscissi viva
dal duello. Quando mi sono accorto che non eri
con noi mentre tornavamo alla langskip, quella
notte a Byrgisey, volevo tornare indietro. Ma i
monaci erano numerosi e dovemmo lasciare l'isola
senza indugio. Molti dei nostri compagni ti
avevano visto cadere...
Non preoccuparti, non ti biasimo per l'accaduto.
Mi dispiace di averti abbandonata laggi e
non ripeter lo stesso errore un'altra volta! Io e
Aslak partiamo con te. Altri ci seguiranno, ne
sono sicuro. Tuo padre non  riuscito a far regnare
l'ordine nel clan, e ora ne pagher il prezzo.
Che cosa significa?
Molti di noi preferiranno seguire te, piuttosto
che un vecchio jarl che non gode pi del favore
degli di.
Inga cerc con lo sguardo suo padre, addolorata
per lui, e lo vide che urlava contro Rikke.
Hai proprio ragione. Il clan dell'infante non
ci vuole pi, ma neanche noi lo vogliamo pi.


Epilogo.

L'estate s'annunciava radiosa.
Taran si alz in piedi, diede una pacca sul
posteriore della pecora che aveva appena munto
per mandarla via, ignorando il suo belato oltraggiato
e ammirando il panorama che lo circondava.
Dall'altura erbosa dove si trovava,
l'antico broch in rovina, nel quale il nuovo clan
si era stabilito all'inizio della primavera, si stagliava
contro l'azzurro profondo del braccio di
mare che li separava dall'isola di Orkn, le cui
scogliere si elevavano verso il cielo ancora scolorito.
Gli piaceva quell'ora, quando il mattino si era
appena annunciato e ogni cosa sembrava possibile
e l'avvenire radioso. Chiuse gli occhi, prese
una gran boccata d'aria salmastra e sorrise ascoltando
le voci delle foche sdraiate nelle vicinanze,
che salutavano il sole.
I belati dello sparuto gregge lo ricondussero
alla realt. Sollev le palpebre, sapendo gi chi
stava arrivando.
Inga si avvicinava e le pecore fuggivano davanti
a lei come se avessero avuto il diavolo alle
calcagna. Le povere bestie erano inquiete e
spaventate da quando Taran e i suoi compagni
le avevano portate via di soppiatto da Orkne...
Avrebbero sicuramente impiegato un po' di
tempo per abituarsi e riprendere il loro normale
comportamento.
Raccolse il secchio del latte e and incontro a
sua moglie. Anche se non erano ufficialmente
uniti, n davanti al Dio dei cristiani, n davanti
a quelli dei popoli del Nord, la considerava tale.
Lei sorrideva sempre quando la chiamava moglie
e lui amava il suo sorriso.
In quel momento prov l'irresistibile desiderio
di rivederlo.
Che cosa c', moglie mia? le chiese allegramente
andandole incontro.
Questa volta, il radioso sorriso di lei fu accompagnato
da un bacio che Taran ricambi
con tenerezza. Accarezz con il pollice il labbro
guarito da molto tempo, come aveva fatto decine
di volte per un semplice riflesso, poi scrut i
suoi occhi. Quando Inga si stacc da lui, la luce
grave che not nelle sue iridi improvvisamente
oscurate lo inquiet.
Che cosa succede? Hai avuto altre visioni
del lupo?
No, sono diversi giorni che non ne ho. 
un'altra cosa... Vengo ad annunciarti che il mio
debito sar finalmente pagato.
Taran sospir, stanco di doverla sempre rassicurare
al riguardo. Pos il secchio e la prese
per le spalle. Ne abbiamo parlato centinaia di
volte. Non mi devi niente! Quando smetterai di
parlarmi del debito?
Da oggi, mio caro marito! Tu mi hai salvato
la vita e io te ne offro un'altra.
Con fare protettivo si pos d'istinto la mano
sulla tunica di lino all'altezza dell'addome, e
Taran impieg giusto un istante per capire. Poi,
stupito, allung timidamente una mano verso il
suo ventre.
Vuoi dire... Un bambino? Quando?
Il prossimo inverno. Potrebbe venire al
mondo all'incirca per la festa cristiana del Natale...
Un sorriso beato gli distese le labbra tanto da
fargli dolere le guance. Dovremo fare scorta di
cibo. Faremo essiccare pesce e carne, compreremo
dell'altra farina a Orkne e anche delle galline
per avere le uova... Ah! E la torba! Taglieremo
e faremo seccare pi torba per alimentare
un buon fuoco. Che meravigliosa notizia!
Ebbro di gioia, la abbracci e la fece girare in
tondo, rovesciando il secchio del latte. Nessuno
dei due ci fece caso, perch erano troppo assorti
nel loro bacio, nei sogni del futuro e nei loro
pensieri felici.
Alla fine, Taran la rimise a terra con mille
precauzioni, come se fosse il bene pi prezioso
dell'umanit. Tanta premura la fece ridere.
Non ho ancora bisogno di essere coccolata
cos!
S, invece. Porti in grembo nostro figlio,
quindi non credere che ti lascer fare tutto quello che ti pare. Niente pi spedizioni, fino a
nuovo avviso.
Si avviarono verso il broch, abbandonando il
secchio rovesciato senza pi degnarlo di uno
sguardo. Le famiglie che li avevano accompagnati
in esilio erano indaffarate vicino alla vecchia
torre di pietra, in un gioioso concerto di
grida acute. L'alta sagoma di Aslak, ben riconoscibile,
si dirigeva verso la baia orientale insieme
a Herluf per pescare. Frowin li seguiva, come
al solito. Da quando erano partiti da Jarlff
quei tre erano diventati inseparabili.
Taran cinse con un braccio le spalle di sua
moglie, stringendola cos forte che lei protest
scherzosamente.
A proposito aggiunse Inga, ho pensato al
mio ultimo sogno... Quello con l'uomo lupo,
sai. Credo che parlasse del nostro bambino non
ancora nato, e che la corona che ho visto significhi
che un giorno lui governer un potente
clan, forse persino tutta questa isola, o magari
Orkne. Adesso che l'ho capito credo che non
avr altre visioni.
Nostro figlio, un futuro re o una futura regina?
Un'altra buona notizia. Questa giornata inizia
decisamente molto bene!
Inga pass un braccio intorno alla vita di Taran.
Se sar un maschio, lo chiamer Hrolf.
Vuol dire lupo nella lingua del mio popolo.
Taran annu e la baci sulla fronte.
Era possibile essere pi felici di cos? Il futuro
era incerto, naturalmente, ma per chi non lo
era? Lui era libero, viveva con una grande famiglia
che l'aveva accettato come uno di loro,
condivideva i giorni e le notti con la donna
scelta dal suo cuore. E presto sarebbe diventato
padre di un lupacchiotto dal destino promettente...
Lui e Inga non avrebbero potuto sognare
niente di meglio! Rivisse l'istante in cui l'aveva
vista per la prima volta, occupata a brandire la
spada assieme ai suoi compagni per saccheggiare
la chiesa di Byrgisey, poi il colpo di Ivar che
per poco non l'aveva uccisa. Se allora Dio gli
avesse rivelato che avrebbero condiviso il futuro,
sarebbe scoppiato a ridere e avrebbe smesso
di credere in lui!
Rafforz la stretta attorno alle spalle di Inga.
Alla fine avevano trovato la felicit.
Insieme.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Nota dell'autore.
...
Lungi da me l'idea di stordirvi con noiosi dati
storici ma, per chi fosse interessato, ritengo necessario
fornire qualche precisazione sul contesto
storico e geografico di questo romanzo per
chiarire le mie scelte.
Tecnicamente, il termine norreno vikingar
indicava solo i guerrieri che partecipavano alle
scorrerie, ma io ho usato il termine vichinghi
genericamente per comodit del lettore.
Come personaggio principale ho scelto non
un guerriero vichingo, bens una donna guerriera,
la cui esistenza  stata dimostrata in modo
inoppugnabile dalle scoperte archeologiche. Per
moltissimo tempo le guerriere vichinghe sono
state relegate a figure leggendarie, metafore di
autori medievali stigmatizzanti una societ
straniera, oppure semplici fantasie generate da
menti maschili desiderose di invertire i codici
sociali(1).
Il trattamento mediatico di queste donne
guerriere, nel cinema e nella letteratura, tradiva
tale scetticismo e anche il tenace pregiudizio
che una donna che combatte... oh, non  possibile.
Quando veniva scoperto un sepolcro vichingo,
spesso ci si rifaceva agli arredi funerari
per determinare il sesso del defunto: di conseguenza,
le tombe contenenti armi venivano sistematicamente
attribuite a uomini. Non v'erano dubbi.
Il ricercatore Shane McLeod dell'universit di
Stirling, in Scozia,  stato uno dei pionieri della
scoperta di questa realt delle guerriere vichinghe.
A partire dal 2010, le scoperte archeologiche
hanno dimostrato l'esistenza, reale e accertata,
delle donne guerriere nella societ vichinga,
e ora  assodato che circa il 30-40% dei primi
coloni vichinghi in Inghilterra erano donne(2).
In Inghilterra, la scoperta di numerosi sepolcri
femminili contenenti sia armi sia gioielli,
soprattutto risalenti al nono secolo, attesta la presenza
di donne nei primi gruppi di coloni vichinghi,
e anche di donne combattenti fornite di
spade e scudi. Riconsiderando i sepolcri scoperti
in precedenza si  dimostrato anche che, contrariamente
a quanto era stato stabilito, alcune
di queste tombe non erano di uomini, bens di
donne d'arme. Di quattordici vichinghi sepolti
sulla costa orientale dell'Inghilterra intorno
all'anno 900, sette erano uomini, sei erano donne
d'arme, l'ultimo sepolcro  rimasto indefinito.
Le cronache successive di autori cristiani
hanno deliberatamente minimizzato il ruolo
delle donne nei ranghi degli invasori vichinghi.
Alcune sono citate specialmente dal monaco
danese Saxo Grammaticus alla fine del dodicesimo secolo,
nel suo Gesta Danorum. In questa opera si
parla di non meno di trecento skjaldm che
prendevano parte ai combattimenti, vestite e
armate come gli uomini, tra le quali la famosa
Lagertha, moglie del leggendario Ragnarr Lobrk,
recentemente interpretata da Katheryn
Winnick nella serie televisiva Vikings. Lagertha,
secondo Saxo Grammaticus, non solo combatt
a fianco del marito, ma gli salv la vita e
uccise numerosi guerrieri. Il monaco cita altre
nove di queste donne combattenti, ma solo per
illustrare un giudizio morale volto a dimostrare
che una guerriera trasgredisce le leggi divine e
deve per forza scegliere tra una fine prematura,
disonorevole, e il ritorno alla ragione e al focolare,
come sposa e madre. Per concludere, le
guerriere vichinghe sono apparse soltanto nei
racconti mitici delle saghe, e di conseguenza
sono state relegate a figure leggendarie o a puro
simbolo utopico.
La skjaldm, o guerriera con lo scudo,  esistita
veramente. Si sa molto poco di queste
donne che portavano le armi, ma il loro ruolo di
guerriere sembra essere stato reale: partecipavano
alle scorrerie, combattevano al fianco degli
uomini e alcune avevano fama di essere avversarie formidabili.
Di conseguenza godevano di rispetto.
La condizione femminile nel suo complesso
era ben lontana dall'oppressione patriarcale che
spesso ci si immagina presso i Vichinghi. Per
loro, la principale differenza sociale non era
quella dei sessi, ma quella che separava uomini
e donne liberi da coloro che non lo erano, dal
momento che praticavano la schiavit.
In generale, la donna vichinga non era pari
all'uomo. Aveva dei compiti specifici, in caso
di eredit riceveva meno denaro e non aveva lo
stesso valore di un uomo, tant' vero che pi
femmine che maschi venivano abbandonate alla
nascita. Ma la donna era la signora del focolare,
e non si tratta di una parola vuota: dirigeva veramente
la casa, gestiva le terre e le colture.
Capace di prendersi cura della tenuta durante
l'assenza degli uomini, partiti per le loro incursioni,
godeva di grande influenza grazie alla sua
posizione. Controllava anche la servit, gli
schiavi che si occupavano dei bambini, la distribuzione
del cibo e il guardaroba della famiglia;
da questo deriva l'importanza delle chiavi
che portava per comodit appese alla cintura, e
di cui possiamo vedere l'equivalente da noi, in
epoca medioevale, nelle famiglie signorili; una
funzione che ha anche dato origine al termine
catenella(3), indossata in vita dalle governanti
dell'era moderna, responsabili della gestione
della casa. Ma le altre mansioni della donna vichinga
rivestono un significato molto pi grande:
donatrice di vita, la donna era la custode
delle tradizioni ancestrali e garante dell'onore
del clan. In questo ruolo era rispettata e protetta.
Non si uccideva una donna libera e lo stupro
era punibile con pene severe; una donna poteva
chiedere il divorzio (e riavere la sua dote per intero)
o qualsiasi altra riparazione davanti a un Thing.
Soprattutto, poich dona la vita, alle donne
veniva accordato un diritto inalienabile: quello
di esigere una vita. Anche se non combatteva,
qualunque donna libera, se riteneva di essere
stata aggredita o seriamente danneggiata e ne
presentava le prove, poteva chiedere la vita di
colui che accusava. Era questa una legge con
una forte valenza magica, che si accompagnava
a un ruolo specifico delle donne negli affari religiosi.
Il concubinato era una pratica comune. Un
uomo poteva avere una o pi concubine in aggiunta
alla moglie, la quale doveva avere lo
stesso rango del marito, requisito non previsto
per le concubine. Queste ultime vivevano generalmente
separate, in una casa che apparteneva
a loro, e godevano di un'esistenza comoda e di
grande influenza all'interno del clan.
Per quanto riguarda la determinazione di Inga
a vendicare la morte di sua madre, occorre sapere
che nella societ vichinga un crimine non
poteva restare impunito. Per evitare delle interminabili
faide familiari, qualsiasi omicidio
doveva essere risarcito, di solito con un bene,
nonostante la moneta non esistesse. Si parla di
denaro tagliato perch un metallo prezioso veniva
tagliato con un'ascia e pesato. Questo era il
wergeld, il prezzo dell'uomo. La famiglia dell'assassino
offriva un risarcimento alla famiglia
del defunto, davanti a dei testimoni, e allora il
caso poteva essere dimenticato. Dopo il pagamento
del wergeld, non era pi accettata alcuna
vendetta; in questo il risarcimento ricopriva un
ruolo vitale poich canalizzava la violenza che
avrebbe potuto scatenarsi spontaneamente in un
gruppo di persone e la bandiva. La stessa usanza,
con un nome diverso, la si ritrova presso i popoli germanici.
Il duello giudiziario veniva chiamato hlmganga.
Lo svolgimento poteva variare in base ai
luoghi e alle epoche, ma qui ho tentato di descriverne
l'essenza. Questo combattimento, pi
legale e pratico dell'ordalia cristiana perch, anche
in questo caso, si cercava di evitare eccessive
rappresaglie, era rigidamente codificato e
vi si ricorreva solo in ultima istanza. L'obiettivo
era ottenere giustizia, non tanto dal giudizio degli
di, che comunque contava, quanto dimostrando
il proprio valore di guerriero. Avendo il
luogo destinato al duello una superficie molto
ridotta, non si poteva dare una vera e propria
dimostrazione di tecnica guerresca, con tante
parate e attacchi spettacolari, bens si trattava di
una prova di coraggio, onore, forza e abilit.
Gli avversari non dovevano arretrare, dovevano
vincere grazie alla loro superiorit fisica.
Il ruolo del portatore di scudi, attestato dalle
saghe, rimane piuttosto vago, ma ho scelto di
ispirarmi alla ricostruzione, molto interessante e
particolarmente autorevole, elaborata nel 2014
dalle associazioni AMHE e Drekar, sulla base
delle testimonianze dirette delle saghe. Sembra
che le ferite pi comuni venissero inferte a
braccia e gambe, ma il duello si concludeva al
primo spargimento di sangue; ecco l'importanza
del telo di lino che ricopriva l'area del combattimento:
mostrare la minima goccia di sangue.
Tuttavia, anche durante gli hlmganga ci furono delle vittime.
Essendo le leggi formulate per prevenire successive
rappresaglie, la decisione che ho fatto
prendere allo jarl di accettare il colpo di scudo
di Taran come una mossa regolare, e poi di
considerare la morte di Ivar come causata da lui
stesso, deriva da questo costante desiderio dei
vichinghi di inquadrare la violenza, di codificarla,
per arrestare una vendetta che avrebbe
potuto degenerare su larga scala. La regola generale
sembra essere quella di non privare il
clan di una persona utile, per quanto possibile.
Questo  anche il motivo per cui Rikke, la vlva,
 condannata solamente a pagare il wergeld.
La veggente era troppo indispensabile alla
sopravvivenza di un gruppo per poterne fare a meno.
Ho cercato di dare descrizioni di armi, abbigliamento
e navi vichinghe basandomi sulle ultime
ricerche in questo campo. E questo anche
per lo stile di vita dei Vichinghi nelle isole Orcadi
e nelle Shetland. Spero di non aver commesso
errori... Se cos fosse, vi chiedo perdono fin d'ora!
Ho fatto del personaggio di Taran il nipote
del re pitto Uuen mac Unuist, in gaelico Egn
mac Oengusa. Avrebbe governato dall'826
all'839 sugli Scoti (nel regno di Dalriada, Highlands
occidentali) e dall'837 all'839 sul regno
pitto di Fortriu, che corrisponde grosso modo
alla regione di Inverness e al centro della Scozia.
Non si sa perch abbia regnato pi a lungo
su Dalriada, invece si sa che conquist il potere
a Fortriu, probabilmente con la forza, nell'anno 837.
Perch il nipote e non, invece, il figlio? Volevo
sottolineare una delle peculiarit della cultura
dei Pitti, patriarcale ma matrilineare. Ci
significa che la discendenza passa prima di tutto
per la madre, che si tratti di nomi, titoli, eredit
o trasmissioni... E anche, in questo caso, di
lealt familiare. Taran non pu rifiutarsi di diventare
il braccio armato di suo zio, il fratello
di sua madre, perch ha una sorta di dovere implicito
verso la famiglia della madre: deve lealt allo zio.
Ho scelto di spiegare la claustrofobia di Taran
con un episodio saliente del suo passato, vale
a dire l'assassinio degli ospiti di suo zio in
una cantina. Il tema dell'uccisione degli ospiti 
ricorrente in Scozia, in ogni epoca. Si pu citare
il famoso tradimento di Scone, intorno all'841,
quando Kenneth mac Alpin fece assassinare tutti
i nobili pitti invitati al suo banchetto, crimine
che gli permise di prendere il potere, o la tristemente
famosa cena nera, nel novembre del
1440, durante la quale i due figli del potente
consigliere del re bambino Giacomo secondo furono
uccisi a Edimburgo. Quest'ultimo sanguinoso
avvenimento per altro ha ispirato a G.R.R. Martin
l'episodio intitolato Nozze rosse per la serie
Il trono di spade. In Scozia l'ospitalit  sacra, e
il tradimento di un ospite  un atto particolarmente
grave.  quindi un tema importante, rappresentativo
della mentalit del tempo e della
violenza insita nella societ dei Pitti.
La parola pitto deriva dal latino e significa
dipinto, per via dei guerrieri seminudi, con la
pelle colorata di blu, che si gettavano contro le
legioni romane. Storicamente, potrebbero esserci
due spiegazioni per questo nome. Innanzitutto,
il combattimento: sappiamo che i Pitti si
tingevano la pelle con un pigmento blu prima di
combattere; la ragione profonda era l'associazione
del colore blu alla morte e all'aldil. Era
un atto sia intimidatorio nei confronti del nemico
sia apotropaico, cio volto a tenere lontana
la cattiva sorte. La natura di questo pigmento 
ancora controversa, ma probabilmente era composto
da foglie di guado macinate, la cui polvere
veniva fatta seccare al sole e in seguito impastata
con una sostanza legante e trasformata in
palline facilmente trasportabili. Era poi sufficiente
diluire il pigmento in acqua e si otteneva
la tintura per dipingere il viso e il corpo. L'altra
spiegazione ancora pi avanzata del nome dei
Pitti  legata all'ipotesi che si coprissero il corpo
di tatuaggi blu scuro. Ecco perch ho voluto
rappresentare Taran sia dipinto sia tatuato.
Quanto all'ambientazione geografica del romanzo,
ho preferito perlopi dei luoghi che ho
realmente visitato e la cui bellezza selvaggia mi ha molto ispirato.
Le Orcadi furono abitate da Pitti e da Vichinghi;
l'isola principale, oggi conosciuta con il
nome di Mainland, era chiamata da questi popoli
Hrossey, che significa Isola dei cavalli.
L'isoletta di Byrgisey  l'odierna Brough of
Birsay. La sua particolarit di essere separata
dall'isola principale durante l'alta marea la rese
molto presto un luogo privilegiato e sicuro: dei
missionari cristiani la occuparono gi nel quinto secolo,
quindi si trovano tracce di un monastero
pitto e infine di un'occupazione vichinga successiva,
fino al dodicesimo secolo. La mia descrizione
del monastero pitto rispecchia fedelmente i resti
visibili sull'isoletta: se vi capiter di andarci,
potrete camminare tra le rovine della chiesa, nel
cortile a cielo aperto che dava sulla biblioteca,
le cucine e il dormitorio dei monaci... E vedrete
anche la famosa pietra pitta eretta davanti al
cimitero (in realt una copia, l'originale  conservato
al National Museum of Scotland di Edimburgo).
I simboli descritti sono reali (a eccezione
della foca), ma l'interpretazione  mia. I
personaggi in corteo sono alti dignitari sconosciuti:
ho scelto di attribuire a uno di loro l'identit
di Cinioiod mac Artcois, Zampa d'orso,
antico Re dei Pitti citato nelle cronache e che
potrebbe corrispondere all'Argentocoxos, Gamba
d'argento, di Dione Cassio, vale a dire il Re
dei Pitti che aveva incontrato l'imperatore romano
Settimio Severo durante la sua spedizione, tra il 208 e il 211.
La tomba abbandonata situata vicino alle rovine
e ai cerchi di pietre si riferisce al sito archeologico
di Maeshowe, presso le pietre erette
di Stenness e il cerchio di Brodgar, nonch
all'immenso complesso probabilmente religioso
del Ness di Brodgar. Questo luogo  uno dei
simboli della preistoria europea, con resti risalenti
agli inizi del terzo millennio a.C., ed  patrimonio
mondiale dell'UNESCO.  noto che la
tomba di Maeshowe serv per qualche tempo da
rifugio ai Vichinghi, nel dodicesimo secolo, visti i graffiti
runici che hanno lasciato sulle pietre della
camera mortuaria. Queste trenta iscrizioni costituiscono
il pi lungo testo runico d'Europa e
fanno riferimento a un famoso tesoro senza
dubbio immaginario nascosto nei paraggi. La
sosta di Taran e Inga a Maeshowe  quindi una
strizzata d'occhio alla storia.
Ho immaginato la prima colonia vichinga
nell'isola principale delle Orcadi; si sa che i Vichinghi
si erano insediati nel luogo dove sorge
l'attuale citt di Stromness, ma di tale colonia si
ignora quasi tutto. Le descrizioni degli interni
sono tratte dalle tipiche abitazioni delle Orcadi,
e non da quelle dei Vichinghi scandinavi perch,
in questo territorio scarso di legname, le
case erano principalmente costruite con lastre di
pietra e tetti d'erba, dal villaggio neolitico di
Skara Brae, risalente al 3100 a.C., alle ultime
fattorie del diciannovesimo secolo i cui resti sono ancora
visibili nelle campagne. Mi  parso che i vincoli
geografici dovessero avere la precedenza sulla
conoscenza dell'abitazione tradizionale vichinga,
dato che il tipo di edificio e lo stile di vita
sono imposti dalle risorse locali. Poco legno,
molta pietra.
Ho collocato il villaggio del clan di Barn in
corrispondenza dell'attuale sito archeologico di
Jarlshof, all'estremit meridionale dell'isola
principale delle Shetland, dove i primi insediamenti
vichinghi sono anteriori a quelli delle isole
Orcadi. Le tracce dell'occupazione del popolonordico 
si estendono dal 2500 a.C. al diciassettesimo
secolo. C'era in particolare un insediamento vichingo
contraddistinto da una long house, un
grande edificio ovale o rettangolare sede del
potere di grandi gruppi vichinghi.  quindi possibile
che alla fine del nono secolo esistesse un
villaggio abbastanza grande da organizzare il
proprio Disathing. Questa importantissima festivit
cadeva il 2 febbraio e aveva un carattere
religioso, giudiziario e popolare, poich per
l'occasione vi si tenevano un grande mercato e
delle celebrazioni.
Infine, l'ultima localit del romanzo  l'isola
di Rousay. Anche qui ho voluto strizzare l'occhio
alla storia. L'isola vanta moltissimi siti archeologici
(camere funerarie neolitiche e un
broch pitto, quello di Midhowe nel quale ho
fatto stabilire Taran e Inga insieme al loro nuovo
clan) raggruppati sotto il nome di miglio archeologico,
e che le sono valsi il soprannome di
Egitto del Nord. D'altra parte, il suo nome attuale
deriva dalla parola norvegese Hrlfsey, che
significa Isola di Hrolf. Questo nome, che si
traduce come lupo, era abbastanza comune tra i
Vichinghi, ma possiamo ipotizzare che esista
una ragione storica per questo toponimo, e che
un personaggio di nome Hrolf abbia esercitato
il potere su questa piccola isola delle Orcadi durante
l'occupazione vichinga.
I broch sono tipiche costruzioni pitte che si
trovano in gran numero, ma solo nelle Orcadi,
nelle Shetland e nelle Highlands scozzesi. Il
ruolo preciso di queste imponenti torri fortificate,
sicuramente molto alte, con corridoi ricavati
nello spessore delle pareti al pianterreno,  ancora
sconosciuto. Di solito attorno ai broch sorgeva
un villaggio. Probabilmente il broch era
una costruzione multiuso, che poteva fungere
da granaio, da sede del potere locale, da rifugio
per persone e animali nei tempi pi insicuri.
Per dare maggiore realismo alla storia, ho citato
anche oggetti provenienti dagli scavi archeologici
e visibili nei musei (National Museum
of Scotland di Edimburgo, Orkney Museum
a Kirkwall, Perth Museum and Art Gallery).
 possibile, per esempio, ammirare il portafortuna
di Inga e il fermaglio d'oro di Taran al
Perth Museum and Art Gallery, mentre il ceppo
di osso di balena si trova all'Orkney Museum di Kirkwall.
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Note.
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1. Tra queste fonti medievali, la pi completa  Gesta Danorum di Saxo Grammaticus del 12esimo secolo. Cito anche Synopsis Historiarum di Giovanni Scilitze del 11esimo secolo, e Hrlfs saga Gautrekssonar del 13esimo secolo.
2. Shane McLeod, Warriors and Women: the Sex Ratio of Norse Migrants to Eastern England up to 900 AD, in Early Medieval Europe, vol. 19, n. 3, pp. 332-353, Blackwell Publishing Ltd, 2011.
3. Il termine francese  chtelaine, da cui deriva il nostro alla castellana.
4. Per ulteriori informazioni,  possibile consultare il sito del collettivo di ricerca e sperimentazione sul combattimento vichingo: https://collectifcombatviking.wordpress.com/travaux/article-le-holmgang/
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Ringraziamenti.
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Esprimo la mia sentita gratitudine in primo luogo, come sempre, a mio marito per il suo amore e il suo sostegno quotidiani. Lui mi ha permesso di trovare la mia strada scrivendo le belle storie che trottavano dentro la mia testa. Sono semplicemente felice di condividere la mia vita con lui!
Grazie anche alle mie due lettrici beta, Denise e Bernadette, che hanno dato prova ancora una volta di grande capacit! Le loro domande e i loro commenti sono stati molto costruttivi, cos come la loro spinta a scoprire il mondo vichingo.
Per contro, mi sento obbligata a ricordare loro che il cuore del bellissimo Taran  gi stato conquistato!
Vorrei anche ringraziare la mia editor, Pauline, per i suoi consigli, la sua efficienza e soprattutto la pazienza con la quale ha affrontato le mie frequenti richieste e domande di ogni genere! Rassicurare un autore preoccupato e impaziente non deve essere sempre cos semplice. Per non parlare dell'intero team HQN, per aver permesso che questa storia d'amore mista, vichingo-scozzese, vedesse la luce.
Infine, grazie a voi che mi leggete! Siete voi, care lettrici, cari lettori, che rendete possibile questa grande avventura, quindi vi ringrazio per aver avuto fiducia in me e per avermi accompagnato lungo le pagine di tutte queste bellissime storie d'amore ispirate al passato. Il vostro entusiasmo, i vostri messaggi d'amicizia sono la mia forza trainante. Spero che le avventure della vichinga Inga, guerriera con lo scudo in cerca della sua identit, e di Taran, guerriero pitto in cerca di redenzione, vi abbiano affascinato leggendole quanto hanno coinvolto me mentre le scrivevo.
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FINE.